L'ISLAM ALLA CONQUISTA DEL MONDO

Africa la prima tappa di conquista di Iraniani e Sauditi

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dall'idea all'azione  o conversione o massacri e distruzione

13 Agosto 2005

 

E' un argomento che mi sta molto a cuore e quindi torno su di esso per approfondirlo, poiché sono fermamente convinta che non prendere coscienza di quello che sta veramente succedendo nell'Islam potrebbe condurre la nostra civiltà all'estinzione forzata.

 

Ho già avuto modo di scrivere alcuni articoli, il primo specificamente dedicato a questo argomento e non ai tanti episodi di violenza a cui l'Islam purtroppo ci sta abituando, l'ho pubblicato su questo magazine il 28  novembre 2004 con questo titolo: Sapete che esiste una strategia islamica per conquistare il mondo? a questo url e mi sono ripromessa di approfondire il discorso, infatti lo sto facendo.

 

Un altro articolo l'ho pubblicato il 9 luglio di quest'anno, prendendo spunto da un articolo molto interessante, dal titolo: Così l’islam radicale s’infiltra in Europa, storia segreta di un lungo affondo pubblicato su Il Foglio  in cui si mette in evidenza la strategia di infiltrazione e il sistema di radicamento del "nuovo Islam" che vuole restaurare alcuni precetti coranici, ma non in terra islamica, bensì li vuole instaurare in tutto il mondo, in quanto lo considera patrimonio del proprio dio unico Allah e del suo autoeletto profeta Maometto.

 

 Sheik Yusuf al-Qaradawi ideologo e predicatore dell'islamizzazione del mondo

Ayman al-Zawahiri - dottore egiziano ideologo di Al Qaeda

consigliere di Osama Bin Laden

Osama Bin Laden - di origini arabe-yemenite - stratega del terrorismo islamico

 

Nonostante la quantità immensa degli attentati e la loro vastità, nel senso che hanno interessato moltissimi paesi nel mondo, c'è ancora chi si ostina a prendere queste notizie, come fantasie, poiché non riesce a vedere gli islamici in altro modo che non sia quello delle popolazioni povere e oppresse, costrette a emigrare per sopravvivere, dimenticando che sono i loro stessi governi, di natura teocratica per giunta ad affamarli, poiché in realtà la zona ove l'Islam si è insediato e dalla quale ha dilagato, è una zona che possiede i più ricchi giacimenti di petrolio e di gas del mondo, inoltre hanno preso possesso di terre che sono ricche di giacimenti auriferi, diamanti e uranio, a danno delle popolazioni africane, sterminando le cristiane e le animiste, e quelle sopravvissute hanno dovuto convertirsi all'Islam.  Queste sembrano le uniche  attività in cui sono veramente afferrati sia quella dello sfruttamento delle risorse, di chiunque siano, infatti dopo quelle della terra, che di quelle umane, e per arrivare all'obiettivo non nascondono di aver abbracciato la Jiad, cioè la guerra santa, nascondendola dietro una falsa idea di riscatto religioso, dall'oppressione dell'occidente.

Basta vedere come si presentano e cosa c'è scritto sui cartelli che vengono innalzati in una manifestazione Londra, che non si possono più avere dubbi, altrimenti significa non avere capito proprio nulla o peggio essere votati al suicidio ideologico, fisico e collettivo.

L'Islam dominerà il mondo

La Jihad (guerra santa) è la nostra scelta

l'islam è il futuro per la Gran Bretagna

E' necessario che leggiate attentamente l'articolo pubblicato da Silvia Sgrilli su Panorama e forse potrete farvi un'idea più precisa di quanto sta succedendo e capire che si tratta veramente di uno scontro di civiltà, anzi di uno scontro fra l'inciviltà islamica e la nostra civiltà, perché non può essere civile una cultura che prevede gli sgozzamenti, i kamikaze, gli assassini di massa dei cittadini innocenti, dei bambini, i maltrattamenti e le discriminazioni verso le donne, la schiavitù, il razzismo religioso ed ideologico, le lapidazioni per le adultere e per gli omosessuali, i linciaggi dei presunti o veri oppositori politici, l'utilizzo dei bambini per trasformarli in shaid, rubando loro non solo l'infanzia, ma anche la vita e i kamikaze che si fanno esplodere per poter avere nel paradiso musulmano 72 vergini di scopare, come se si trovassero nel peggior bordello possibile, trasformando allah in un ruffiano, che avrebbe creato il paradiso, solo per poter far godere i maiali assassini nell'al di là.  Paradiso che discrimina ancora le donne, che faticano ad entrare, perché la loro condizione è tale che nemmeno dopo morte vengono rispettate o elevate al livello degli uomini.

Lisistrata

A Parigi un dossier dimostra la strategia dei Fratelli musulmani per conquistare l'Europa.

Punto primo: allearsi con la sinistra no global e i cattolici terzomondisti.

Punto secondo: dissimulare.

 

C'è un islam che vuole convertirci - Panorama  27 ottobre 2004

Silvia Grilli 

 

Un libro sensazionale è stato pubblicato in Francia. Citando fonti, documenti e trascrizioni da nastri registrati, descrive il progetto del gruppo fondamentalista dei Fratelli musulmani per islamizzare l'Europa. Il titolo è Frère Tariq (Fratello Tariq) e si riferisce a Tariq Ramadan, un professore di filosofia d'origine egiziana che vive a Ginevra, in Svizzera. Perché intitolargli un libro? Perché Ramadan non è solo il nipote di Hassan al-Banna, che nel 1928 fondò l'organizzazione integralista dei Fratelli musulmani. Non è solo il più carismatico predicatore dell'Islam assolutista del VII secolo fra i giovani musulmani immigrati in Europa. Non è stato soltanto consulente della Commissione europea durante la presidenza di Romano Prodi. Non è soltanto l'ospite applaudito delle tavole rotonde sui dialoghi tra religioni, dove è presentato come un «riformatore dell'Islam». Per la giornalista Caroline Fourest, che ha scritto il libro, è soprattutto l'uomo che tra il 1992 e il 1993 è stato designato in Egitto dall'ufficio politico della congregazione per una missione di grande importanza: la «dawa» in Occidente. Cioè convertire l'Europa all'Islam fondamentalista dei Fratelli musulmani e realizzare una società ideale basata sulla «sharia», la legge islamica.

Il piano di penetrazione dei Fratelli musulmani in Europa avrebbe una strategia e un metodo. Secondo Fourest, la strategia è questa: i musulmani non si integrano nella società europea, non accettano le leggi in contrasto con la loro religione, approfittano della libertà di espressione, del senso di colpa e dell'ingenuità occidentali per cercare alleati nella sinistra, nei no global e nei cattolici terzomondisti europei. In pratica collaborano provvisoriamente con gli avversari della globalizzazione nell'attesa che venga «il gran giorno». Il giorno in cui, secondo le conclusioni dell'inchiesta di Fourest, i non musulmani non avranno più voce in capitolo e si realizzerà la società ideale della sharia. Un mondo dove «le donne saranno velate, le scuole saranno islamiche, la colonizzazione occidentale verrà considerata causa di tutti mali, si metterà fine al sistema monetario internazionale, le prigioni si riempiranno di femministe, omosessuali e musulmani democratici, giudicati "blasfemi" dalla polizia etica».

Il metodo è invece quello del doppio registro: «Sviluppare un discorso che si adatti all'orecchio che ascolta» insegna Ramadan in una delle cassette vendute in decine di migliaia di copie dalle edizioni Tawhid, legate ai Fratelli musulmani. In un opuscolo pubblicato dallo stesso editore, Ramadan elabora per ogni concetto chiave come «diritto, razionalità, democrazia e comunità» una seconda definizione che può essere compresa soltanto dagli studenti che hanno seguito i suoi corsi. «Questo» afferma Fourest «gli permette di tenere discorsi apparentemente inoffensivi restando invece fedele a un messaggio islamista». Interpellato da Panorama, Ramadan non vuole commentare l'inchiesta di Fourest. Però avverte: «Invece d'indagare su di me, dovreste indagare su quella donna». Dunque chi è Caroline Fourest?

È una giornalista francese e una militante del laicismo. È caporedattore di ProChoix, una rivista in difesa delle libertà individuali contro le ideologie totalitarie. Da 10 anni si occupa d'integralismo religioso: cristiano, ebraico, islamico. Nell'ultimo anno ha studiato i documenti lasciati dietro di sé dal rètore Ramadan: un centinaio di cassette, una quindicina di libri, 1.500 pagine d'interviste e di articoli apparsi su di lui nei giornali inglesi, francesi, italiani e spagnoli. Poi ha scritto Frère Tariq per l'editore Grasset. Fourest dice a Panorama: «Ci vuole più coraggio per combattere l'integralismo musulmano che quello cristiano, perché gli islamisti hanno nella sinistra europea molti più alleati di quanti ne abbia il fondamentalismo cristiano. Se il commissario europeo Rocco Buttiglione dice: "L'omossessualità è peccato", nessuno lo scambia per un cattolico liberale. Perché invece si considerano musulmani liberali degli estremisti islamici? Gli islamisti fanno leva sulla scusa di essere una minoranza perseguitata per annullare il nostro spirito critico. Ma bisogna superare la paura di essere accusati di razzismo».

Khaled Fouad Allam è professore di sociologia del mondo musulmano all'Università di Trieste. Di origine algerina, ha scritto il libro Lettera a un kamikaze (Rizzoli editore). È editorialista del quotidiano La Repubblica. Conosce il progetto fondamentalista dei Fratelli musulmani. Dice a Panorama: «La rivoluzione iraniana, con la conseguente nascita dello stato islamico, ha ampliato gli obiettivi della fratellanza. Non si limita più alla conversione spirituale. Vuole dare un apparato politico all'islamizzazione. Oggi, con la diaspora dei giovani musulmani in Europa, ha trasferito i suoi obiettivi in Occidente». Il piano dei Fratelli musulmani è una minaccia mondiale. «È soprattutto un pericolo per i musulmani che credono sia possibile unire Islam e libertà, Islam e democrazia».

Non si pensi che la strategia si fermi ai paesi dove gli immigrati musulmani sono più numerosi, come la Francia o la Gran Bretagna. «La fratellanza musulmana» spiega Fouad Allam «non ragiona per stati, ma a livello transnazionale. Lo scopo è atrofizzare le democrazie occidentali. La strategia di penetrazione utilizza il principio della "taqiyya", la dissimulazione, che ha origine nella tradizione di misticismo dell'Islam. Uno degli emblemi di una confraternita di mistici musulmani, la Naqsbandiyya, è la frase "Solo nella folla", nel senso che nessuno deve riconoscerti nella folla. La taqiyya è stata ripresa dal fondatore dei Fratelli musulmani al-Banna per mantenere la segretezza delle strutture. Prevede un doppio linguaggio: uno per l'interno della congregazione, un altro per l'esterno».

Avanzare mascherati permette ai Fratelli di crescere e fare nuovi proseliti. Nulla si deve sapere della confraternita. Nessuno deve rivendicare pubblicamente d'appartenere alla congregazione. Nemmeno Tariq Ramadan, che ha sempre negato. Per Caroline Fourest l'evidenza è che nel cuore dell'Europa, nella svizzera Ginevra, il Centro islamico di cui Ramadan è amministratore diffonde un Islam radicale di resistenza all'Occidente. L'evidenza è che in Francia l'ideologia della fratellanza ispira l'Union des organizations islamiques de France, che riunisce oltre 200 associazioni. In Italia influenza l'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche, che controlla il 70 per cento delle moschee. A Londra, l'Associazione dei musulmani di Gran Bretagna, vicina ai Fratelli musulmani, ha lanciato in luglio una grande campagna in favore del velo islamico. L'hanno presentata Youssef al-Qaradhawi, il teologo che presiede il Consiglio europeo della fatwa, e Ramadan. Se la dawa fosse soltanto una missione religiosa, sarebbe una faccenda di fondamentalismo retrogrado. Ma i Fratelli musulmani sono un movimento politico, prima che religioso. Fourest scrive che nel 2004 Ramadan ha partecipato alla preparazione di una lista di candidati musulmani per le elezioni europee.

Nell'Epistola ai giovani, il fondatore della Fratellanza al-Banna scrisse:

«Noi vogliamo che la bandiera dell'Islam sventoli di nuovo, al vento e bene in alto, in tutte le contrade che hanno avuto la fortuna di accogliere l'Islam per un certo periodo di tempo, e dove la voce dei muezzin (chi chiama alla preghiera, ndr) è risuonata tra i takbirs e i tahlils (orazioni coraniche, ndr). Poi la mala sorte ha voluto che le luci dell'Islam si ritirassero da queste contrade, cadute nella miscredenza. Dunque l'Andalusia, la Sicilia, i Balcani, le coste italiane e le isole mediterranee sono tutte colonie musulmane e bisogna che ritornino in seno all'Islam.

Allo stesso modo occorre anche che il Mediterraneo e il Mar Rosso ridiventino mari musulmani, come lo erano prima.

Noi vogliamo esporre il nostro messaggio islamico al mondo intero, raggiungere le genti nella loro totalità, sottomettere tutti i tiranni finché non ci sia più disordine e la religione sia interamente votata a Dio».

COME SAUDITI E IRANIANI HANNO CONQUISTATO L'AFRICA

di Amir Taheri, editorialista, scrittore, autore di The unknown life of the Shah, Hutchinson, 1991. Tratto da African-geopolitics Riduzione di PdL.

«L’Africa è il campo di battaglia principale», dice Ali-Muhammad Taskhiri, consigliere della « Guida suprema » sui temi della « Esportazione » della rivoluzione khomeynista. « In Africa l’equilibrio globale delle forze in campo potrà volgersi in favore dell’islam, nella sua guerra contro l’arroganza mondiale » (Nameh Farhang, Teheran, 22 Aprile 2001).

Il mullah basa la sua analisi su diversi dati.

(…) Intanto l’attesa « esplosione » di conversioni all’islam nelle vecchie repubbliche dell’Unione Sovietica non c’è stata. Anzi, se c’è stata un’evoluzione, è andata in senso inverso, con la conversione di un numero crescente di musulmani in Tatarstan, Bachkortostan e Kazakhstan alle diverse chiese cristiano evangeliche predicate da missioni ricche in dollari, provenienti dagli Stati Uniti. [simile quadro in america latina, dove le chiese evangeliche hanno ogni anno un incremento di fedeli pari a tre volte la crescita del PIL cinese, ndr]

L’Asia è considerata difficile da conquistare, in ragione delle tradizioni e dei valori profondamente radicati nei fedeli induisti, buddisti e shintoisti. Alcuni rapporti islamici dimostrano che il tasso di conversioni all’islam in Asia è declinato costantemente dalla metà degli anni 1990 (rapporto pubblicato dal ministero iraniano della Cultura islamica, dipartimento relazioni internazionali, il 14 gennaio 2001).

 

Nel sottocontinente indiano e in una vasta parte dell’Asia del sud, specialmente in Indonesia e Filippine [ma anche in Tailandia], la comparsa di gruppi islamici radicali, per lo più terroristi, ha nuociuto al proselitismo dei non musulmani. Tutto ciò contribuisce a rendere l’Africa il campo di battaglia più promettente per gli islamici radicali..

L’interesse dell’Iran per l’Africa nera data da prima della rivoluzione komeinista del 1979. L’offensiva diplomatica aveva preso l’avvio dalla fine degli anni 1960: all’inizio del decennio successivo, l’Iran aveva stabilito relazioni diplomatiche e ambasciate in una trentina di paesi africani. In Africa occidentale, il Senegal era diventato un alleato di riguardo, in ragione del rapporto personale che il presidente Léopold Sedar Senghor aveva sviluppato con lo Sciah. In Africa orientale, il primo riferimento per l’Iran fu il Kenya. A metà anni 1970, l’Iran aveva relazioni « speciali » con molti altri paesi, in particolare l’Africa del Sud, la Somalia e il Sudan. (…) Truppe iraniane aiutavano l’esercito marocchino contro il Polisario nel Sahara occidentale, altre aiutavano a Ogaden i ribelli etiopi anticomunisti. L’interesse comune per il petrolio aveva condotto l’Iran a legarsi con Nigeria e Gabon, due paesi che hanno fatto parte dell’OPEC, grazie anche all’aiuto di Téhéran. A questo si aggiungeva il fatto che lo Sciah aveva individuato nel Gabon la fonte di uranio per la sua industria nucleare nascente.

 

(...) Lo Sciah era preoccupato di dimostrare una distanza dai regimi islamici, tanto che diventò un sostegno importante nella rivolta del Biafra contro i musulmani nigeriani, il che fu un importante argomento della propaganda condotta contro di lui dai mullah radicali. (…)

 

 

I mullah sciiti

Quando i mullah presero il potere a Teheran, nel 1979, ereditarono una rete di relazioni diplomatiche, economiche e militari con numerosi paesi dell’Africa nera. …I mullah cercarono di trasformarla da strumento di interessi nazionali a mezzo per diffondere la loro rivoluzione. Le missioni diplomatiche in Africa passarono da 11 nel 1979 a 32 nel 1989 (nel 1970 l’Iran aveva nell’Africa nera una sola ambasciata permanente: Addis-Abeba). Questa crescita rifletteva largamente l’interesse dell’Iran in favore dei regimi orientati a sinistra, come la Guinea di Sekou-Touré, lo Zimbawe, il Mozambico, l’Angola et l’Etiopia, prima della caduta di Mengistu Haile-Mariam. Nel 1989 la presa di potere in Sudan da parte di militari islamici ha aggiunto questo paese alla lista degli « interessi speciali » dell’Iran in Africa nera. Il Sudan è ben presto diventato il centro dell’interventismo iraniano. Nel 1990, l’Iran beneficiava di un « attracco privilegiato » a Port-Sudan, dove la marina iraniana aveva una presenza quasi permanente e conduceva una missione militare di 400 persone, che aveva lo scopo di addestrare l’esercito sudanese nella sua guerra contro i secessionisti del sud. Teheran ha successivamente commutato un prestito di 189 milioni di dollari contratto dal Sudan nel periodo dello sciah, con un programma di aiuti che includeva la fornitura di petrolio a prezzo ridotto e la consegna di armi per 130 milioni di dollari (…Nel 1993 l’Iran ha aiutato il Sudan nell’acquisto di armi cinesi, costruendo nel frattempo aereoporti e ospedali militari per l’esercito sudanese). Per sottolineare la relazione speciale tra I due paesi, il presidente Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani fece due visite di Stato a Khartum…

 

L’incursione dei mullah in Africa nera non ha avuto sempre successo. Nel 1986, Ali Hassani Khameneï, allora presidente e oggi « guida suprema », si recò in visita a Harare, capitale dello Zimbawe. Rifiutò di stringere la mano alla moglie del presidente Robert Mugabe e non partecipò a una colazione di Stato offerta in suo onore perché Mugabe aveva ammesso la presenza di donne. Di conseguenza venne obbligato a rientrare nella sua ambasciata, interruppe la visita e rientrò a Teheran il giorno successivo. (da Holy Terror: Inside the World of Islamic Terrorism, London 1988).

 

I mullah iraniani scoprirono che potevano utilizzare la potente ed estesa rete sciita presente in Africa. Vi sono infatti molte comunità sciite di origine siriana o libanese, in quasi tutte le capitali dell’Africa nera. Nell’Africa occidentale hanno in mano buona parte del mondo degli affari, da Nouakchott a Luanda passando da Freetown e Brazzaville. Favorendo le comunità sciite i mullah iraniani raccolsero una grande simpatia, anche se le comunità erano ormai secolarizzate da decenni. (…)

Il risveglio dei Sauditi.

 

(…) Negli anni ‘80, i Sauditi capirono che la loro pretesa di essere i soli rappresentanti del mondo musulmano veniva messa in discussione dai mullah iraniani. Fu l’ayatollah Ruhallah Khomeyni a definire il regime saudita come « colportore dell’islam americano », chiamando alla « liberazione » di La Mecca e Medina dal controllo degli Al-Saud. Di sicuro i Saud avevano più denaro degli iraniani, ma mancavano di uomini per condurre una controoffensiva. Cercarono di rimediare alleandosi col generale Muhammad Zia ul-Haq, capo fondamentalista del Pakistan. L’alleanza aveva il sostegno americano a causa della campagna in corso contro l’occupazione sovietica in Afghanistan.

 

Negli anni 1980 l’Africa, senza avere i titoli delle prime pagine dei giornali del mondo, diventò un campo di battaglia della guerra ideologica, diplomatica, missionaria e militare condotta dai sauditi. L’Arabia in dieci anni aprì quaranta nuove missioni diplomatiche nel continente. Cominciò anche a finanziare iniziative sociali islamiche : moschee, scuole coraniche e organizzazioni missionarie.

Gran parte delle risorse impiegate dai wahabiti in Africa proviene da ricchi dignitari di corte. Nel 1997, si è valutato che l’entità degli investimenti era di 150 milioni di dollari all’anno (Cfr. Arab News, Jeddah, 12 March 2000). La somma equivale a ciò che L’Iran spende ogni anno per promuovere la sua concezione di Islam in Africa nera. Malgrado la rivalità, l’Iran e l’Arabia sembrano spesso alleati. In Senegal per esempio i due paesi offrono ricompense in denaro alle famiglie che obbligano i propri bambini a ricoprire il proprio ventre e che portano lo « hijab » (o velo islamico) . Prima del 1979, nessuna donna portava lo hijab in Sénégal. Oggi, si stima che circa il 45 %, delle donne abbia « scelto » questa usanza islamica.

 

A Zanzibar, che fa parte della federazione della Tanzania, l’Iran e l’Arabia finanziano tutti e due i gruppi islamici ribelli che combattono per la secessione.

(…) In molte regioni del continente wahabiti e sciiti sono riusciti a presentare il cristianesimo come la religione delle potenze coloniali e imperialiste, colpevoli della instabilità e della povertà dell’Africa. Dichiarano che i valori islamici hanno molto in comune con la tradizione africana – come il predominio della proprietà « comune », la distinzione tra uomini e donne, la tolleranza verso la poligamia. I missionari islamici affermano che il cristianesimo è la religione dei ricchi, ed è straniera alla maggior parte degli africani… è interessante notare che molti cristiani africani condividono questo punto di vista.

Iraniani e sauditi predicano che la democrazia è un concetto occidentale, tendente a perpetuare l’influsso coloniale. Il fatto che l’esperienza della democrazia è stata quasi sempre devastante… offre il destro a queste asserzioni. L’Islam diventa così un potente mezzo di espressione della collera africana contro il ricco occidente governato dagli Stati Uniti.

 

Successo in Nigeria.

Documenti ufficiali dichiarano « una serie di successi per l’islam » in molti paesi africani. Un rapporto iraniano stima che circa l’80 % degli Africani neri sarà islamico nel 2020. Un esempio di questo successo è la Nigeria, dove la sharia, introdotta inizialmente nello Zamfara, piccolo Stato del nord, nel 1999, si è poi estesa a dodici stati fino a raggiungere nel 2002, un terzo dell’intera popolazione nigeriana, che conta 120 milioni di abitanti.

Ciò è successo mentre la Nigeria usciva da sedici anni di regime militare corrotto, ed subiva la presenza di una classe di ricchi parassiti di governo mentre la popolazione era impoverita. In queste condizioni l’esperienza di Zamfara colmava un vuoto. Pochi mesi dopo l’introduzione della Sharia – grazie all’amputazione degli arti nei confronti dei ladri- il tasso di criminalità era caduto al livello più basso della storia. Terrorizzate dai gruppi islamici militanti, le donne oggi indossano lo « hijab » divenuto obbligatorio mentre le scuole miste vengono chiuse. Chi commette adulterio viene impiccato o lapidato…

A Kano, capitale del nord Nigeria, la islamizzazione è stata sancita dalla più grande manifestazione mai vista nella città. I capi musulmani locali utilizzano la sharia per destabilizzare il governo del presidente Obasanjo, che è cristiano. In termini di violenze, il prezzo è stato alto. Tra il 1999 e il 2002, circa 5 000 nigeriani sono stati uccisi nel corso degli scontri tra islamici radicali contro cristiani e animisti.

« L’islam sta vincendo », dice il reverendo Benjamin Kwashi, vescovo anglicano di Jos, città del centro Nigeria. « …Anzi, ha già vinto ed avanza rapidamente. Per molti africani sembra logico ricusare i valori laici dell’america e dell’Europa, l’egoismo e l’esibizione del corpo femminile, così abbracciano la fede islamica » (Intervista a BBC news, 21 giugno 2000).

(Di recente il vescovo ha subito la morte di 500 persone, uccise nel corso di scontri coi musulmani di Jos, che avevano lanciato una campagna per la chiusura e distruzione delle chiese cristiane locali).

 

Nell’Africa orientale, in Kenya, Tanzania e Uganda, combattono almeno nove gruppi fondamentalisti. Tutti ottengono aiuti da Sauditi, iraniani e dal Sudan, che offre canali di comunicazione e rifugio. ... Nel Corno d’Africa questi stessi stati incoraggiano e finanziano l’imposizione della Sha’riah in Somalia, dove non c’è più uno Stato. In Sudan e Ciad, la scoperta di giacimenti di petrolio ha aggiunto una nuova carne al fuoco.

Nell’Africa occidentale, gli aiuti iraniani e sauditi sono confluiti soprattutto in Costa d’Avorio. Teheran e Ryad affermano che i musulmani sono già maggioranza nel paese. (…)

 

Anche nei paesi a maggioranza islamica, come il Niger e il Mali, confluisce l’attenzione dei missionari iraniani e sauditi. In Guinea e Senegal si sono formati dei gruppi islamici, costituiti come piattaforme permanenti di agitazione politica antigovernativa. In Sierra Leone, gli islamici hanno accelerato il ritorno al potere di Ahmad Tijan Kabba, dopo la sua deposizione da parte di ribelli cristiani e animisti (…)

 

Rivalità e cooperazione.

Nel 1997, il principe ereditario saudita Abdallah Ibn Abdel-Aziz si è recato a Teheran, riprendendo i primi contatti tra i due paesi dopo il 1978. L’Africa ha avuto un posto di riguardo nell’agenda delle discussioni col presidente Muhammad Khatami, un mullah che aveva condotto la «esportazione della rivoluzione » in tutti gli anni 1980.

I due uomini si sono accordati nel porre fine alle controversie e riunire gli sforzi contro le chiese cristiane d’Africa, ma anche contro i movimenti sufiti e laici presenti in diversi stati africani.

 

Nel frattempo la Libia, terzo grande attore islamico nel continente, si è trovata di fronte a una ribellione islamica interna, e ha scelto di evidenziare « valori africani », mai definiti per altro, piuttosto che predicare l’Islam. Facendosi paladino dell’idea degli Stati Uniti d’Africa, Gheddafi si è esposto alle critiche dei panislamisti iraniani e sauditi. L’islam radicale incontra ancora resistenza da parte delle religioni africane tradizionali e molte confraternite sufi considerano l’islamismo radicale, in ogni sua forma, come estraneo alla tradizione islamica e dannoso. Ma questi movimenti non hanno un appoggio da parte di un qualsiasi stato, mentre devono contrastare ideologie rivali foraggiate da due tra i più ricchi stati musulmani.

(…) « L’Africa è posto del mondo in cui l’islam può dimostrare la sua superiorità sul sistema occidentale corrotto », afferma Ali-Muhammad Taskhiri. « Questo sarà il secolo dello scontro tra le civiltà. E chi vincerà in Africa ha ottime possibilità di vincere nel mondo intero».

Siamo in guerra da vent'anni, oppure questa è solo l'opinione di qualche neo-con?

da Le Guerre Civili

 

Ci sono inoltre siti che mentono spudoratamente sull'Islam e hanno il coraggio di scrivere menzogne immonde come questa: Protezione dei luoghi santi: la prospettiva dell'Islam

L'Islam, nel corso della sua storia, ha mostrato il più alto grado di tolleranza verso le minoranze religiose consentendo persino le pratiche contrarie all'ideologia dello stato. L'approccio rispettoso e tollerante verso le altre fedi non ha paralleli nella storia dell'umanità.....  clicca per leggerlo tutto

 

Ma se hanno passato la vita a distruggere i luoghi santi altrui, e le popolazioni, per impedire che professassero la propria religione o le hanno islamizzate con la violenza. E lo hanno fatto con tutte le culture con cui sono entrati in contatto, ma di quale rispetto parlano? L'impudenza non gli fa certo difetto ai "predicatori aspiranti futuri dominatori del mondo", ma in quante chiese cristiane e in quanti templi induisti hanno messo bombe che hanno prodotto massacri e crolli, ma se sono episodi che si ripetono a ritmo vertiginoso tutt'ora, ma se è solo dell'altro giorno l'abbattimento della grande Teiera che fungeva da luogo sacro per una piccola comunità religiosa, che venerava la purezza delle acque in Indonesia? Ma di quale rispetto vanno cianciando?  A menzogne l'Islam è un vero campione e ha molto da insegnarci, ma noi non possiamo dimenticare anche solo l'ultimo secolo di storia: 

 

E le comunità cristiane in Libano e le loro chiese, chi li ha distrutti e assassinati in massa?

E il massacro della comunità cristiana e la distruzione della città di Damour  in Libano, chi lo avrebbe perpetrato?

E il genocidio degli Armeni e dei loro simboli, chiese comprese, (che sta continuando tutt'ora per la cancellazione delle vestigia e della cultura cristiana) chi lo ha realizzato?

E le comunità cristiane in Indonesia, non si ricordano nemmeno di Timor Est?

E le comunità cristiane e animiste in Africa,basta citare alcuni stati: Nigeria, Kenia, Tanzania, Uganda, Somalia, Corno d'Africa, Sudan, Ciad, anche queste vogliono negare?

E  in Kosovo dove sono state bruciate più di 150 chiese cristiane, dalla fine della guerra di liberazione a cui noi abbiamo dato il nostro contributo? Ove la popolazione cristiana è praticamente prigioniera e monaci e sacerdoti non possono uscire per strada o rischiano di essere assassinati, mentre l'Arabia invia denaro e fa costruire moschee.

E tutt'ora in Indonesia, e in Pakistan e in Terra Santa?

E in Egitto le chiese cristiane copte assaltate e il tentativo di assassinio del Pope?

 

Cosa sarebbe tutto ciò che ho descritto qua sopra? UN SUICIDIO DI MASSA COLLETTIVO DELLE COMUNITA' CRISTIANE? O Un disegno criminoso di stampo nazi-islamico, che si vuole portare a compimento per avere il controllo globale del mondo?

 

A mio parere è vergognoso che ci sia ancora chi li difende o sostiene che siano moderati, tutto ciò di cui a questo corposo articolo, corrisponde a realtà, fatti accaduti e in continuo accadimento, senza interruzione e soprattutto con maggior frequenza e spudoratezza.

 

Anche Ida Magli la pensa in questo modo, eccovi le sue considerazioni

 

La conquista musulmana dell’Italia - Italiani Liberi

Montezemolo ha venduto il 5% della Ferrari agli Emirati Arabi. Dire Arabi significa dire musulmani. E i musulmani possiedono enormi ricchezze (tanto più che lasciano nella più estrema povertà i propri sudditi) con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali. Gli Agnelli avevano già venduto buona parte della Fiat a Gheddafi, il quale ci tratta giustamente da umili servi inviandoci migliaia di africani musulmani “poveri” cui lui, da perfetto osservante del Corano, non porge neanche un dito ben sapendo che gli servono per impadronirsi dell’Italia. D’altra parte perchè non dovrebbe comportarsi verso i suoi sudditi esattamente come i nostri governanti si comportano verso di noi? I sudditi sono strumenti da utilizzare per gli scopi di coloro che detengono il potere: che siano generali, monarchi, imperatori, dittatori o parlamentari delegati dal popolo non fa differenza.
Gli africani sono mantenuti nella miseria e nel degrado per poterli sradicare dalla loro terra, dai loro costumi costringendoli ad emigrare in Italia (e in Europa) per poterla conquistare. Gli Italiani e i cittadini degli altri Stati europei a loro volta sono costretti dai propri governanti a lasciarsi conquistare, spodestare, senza poter neanche aprire bocca per difendersi perchè il grande progetto europeo consiste proprio in questo: la cancellazione della cultura occidentale.
Ogni giorno si compie un passo in questa direzione. Arrivano a migliaia, con il permesso e senza permesso, e non sappiamo neanche con precisione quanti siano perchè i nostri governanti non vogliono farcelo sapere. Però è sufficiente ciò che si vede. Torino (non per nulla la città della Fiat) è già tutta di loro proprietà. Sono di loro proprietà interi quartieri di Roma, a partire dalla Stazione Termini come centro di una diffusione a raggiera che giunge a tutte le periferie. A Firenze si sono impadroniti di una vastissima zona intorno al Duomo acquistando appartamenti, palazzi, negozi nei quali vendono ai turisti le merci più famose per la loro antica e pregiata produzione come “fiorentina” (gli oggetti in pelle, per esempio). Hanno anche dato vita a una specie di catena che rende riconoscibile i loro negozi con i nomi di “Michelangelo I”, “Michelangelo 2”, “Raffaello I”, “Raffaello 2”, nomi che nessun negoziante italiano aveva mai osato utilizzare (naturalmente è l’Amministrazione Comunale che approva insegne e nomi). Ma perchè dovrebbero sentire del rispetto per i grandi di una terra che non è la loro? Giustamente ci sfruttano come tutti i conquistatori hanno sempre fatto.
Lo ripeto: le colpe sono tutte nostre che tacciamo e subiamo; e tacciamo e subiamo anche davanti ai nostri governanti che ci vogliono eliminare con questo metodo “non violento”.
Se lo scopo dei nostri politici non fosse appunto questo, dovrebbero immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e residente in Italia da almeno trent’anni. Inoltre si dovrebbe chiedere subito ed ottenere con assoluta determinazione per l’Italia alcune eccezioni alle norme dei trattati europei. Per prima quella riguardante la libertà di trasferirsi da un paese all’altro nell’ambito della Comunità prendendovi la residenza e con diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative anche per chi ha la cittadinanza in un paese diverso. Solo una follia suicida-omicida può aver suggerito simili leggi ai nostri governanti. Si pensa forse che saranno in grande maggioranza gli Italiani a trasferirsi per esempio in Svezia o in Polonia piuttosto che gli Svedesi o i Polacchi a trasferirsi in Italia? In Italia ce ne sono già delle vere e proprie colonie. Inoltre si trasferiscono da noi non soltanto i “veri” Svedesi e i “veri” Polacchi ma anche quegli immigrati africani, ovviamente musulmani, che hanno avuto subito in quei paesi la cittadinanza. Sia sufficiente sapere, per farsi un’idea di quello che sta succedendo, che in Svezia più del 20% della popolazione è formata da immigrati.

 
Questi sono i fatti. Rimane soltanto una domanda alla quale non si sa che cosa rispondere: pensano forse i politici che stanno uccidendo i propri popoli, di poter continuare a regnare una volta che gli stranieri saranno abbastanza forti da imporre la propria volontà e la propria religione?

Ida Magli

Per dimostrare che effettivamente c'è in atto una guerra mondiale, indipendentemente dal fatto che non sia stata dichiarata formalmente e che non abbia un centro nevralgico di comando, univoco e individuabile in uno spazio fisico, i fatti dimostrano la sua esistenza.  Le motivazioni? 'ideologia espressa da Maometto e contrabbandata come una verità assoluta, il cui significato primo ed ultimo è la totale sottomissione di tutto il mondo a questa fede, la strategia che l'ha ispirata è così intelligentemente furba, da non dare a nessuno la possibilità di confutarla, anche perché si tratta di fede e come tale non è supportata da prove scientifiche, che possono contraddire o confermare.

E' fede e tanto basta, priva di ogni logica razionale se non vista e considerata dall'ottica di coloro che credono incondizionatamente, a ciò che viene loro insegnato e quindi non si pongono nemmeno il problema della razionalità e del fatto che nulla è statico, tutto è soggetto a mutazioni, persino la fede, ma Maometto o meglio "i nuovi profeti" quelli che hanno rispolverato il corano e lo hanno riscritto a proprio uso e consumo, hanno fatto sì che venisse dichiarata l'universalità e l'immutabilità di Allah, dimenticando che se è universale è soggetta alle leggi dell'universo, che sono state create in divenire e non statiche, dimostrando per giunta di essere blasfemi, bestemmiatori e loro per primi: apostati.

E' facile da dimostrare la loro apostasia: si vergognano e nascondono le meravigliose bellezze femminili che dio, secondo loro, ha creato infliggendo a creature del loro stesso dio, la vergogna di rappresentare quella parte di umanità, senza la quale gli uomini non esisterebbero. 

Per essere coerenti con ciò che professano, urlando ai 4 venti, dovrebbero auto infliggersi la morte.

 

Dalla pagina 3  in poi, troverete pubblicati gli attentati iniziati molti anni fa, dagli islamici, di volta in volta con pretesti e motivazioni diverse, per giungere fino ai giorni nostri, dove, come avete potuto vedere nelle fotografie di questa pagina, gli islamici non si preoccupano nemmeno più di nascondere che il loro fine è la conquista del mondo, che deve essere dominato dall'Islam. Potrete anche notare che gli attentati si sono andati man mano realizzando in maniera più massiccia, cosa questa molto logica, in quanto negli ultimi anni è stata fatta una propaganda di reclutamento kamikaze partendo dai bambini.

Restano fuori dagli attentati quelli che riguardano nello specifico Israele, di cui farò un capitolo a parte e provvederò in seguito agli aggiornamenti, purtroppo gli eventi ci dimostrano che ancora tanti ne accadranno e se per caso ne avessi omesso qualcuno, vi sarei molto grata, se me lo comunicaste, per correggere l'eventuale lacuna.

 

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Indice cronologico attentati

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