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L'ISLAM ALLA CONQUISTA DEL
MONDO
Africa la prima tappa di
conquista di Iraniani e Sauditi
pagina 1
dall'idea all'azione
o conversione o massacri e
distruzione
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13
Agosto 2005
E' un argomento che mi
sta molto a cuore e quindi torno su di esso per approfondirlo,
poiché sono fermamente convinta che non prendere coscienza di quello
che sta veramente succedendo nell'Islam potrebbe condurre la nostra
civiltà all'estinzione forzata.
Ho già avuto modo di
scrivere alcuni articoli, il primo specificamente dedicato a questo
argomento e non ai tanti episodi di violenza a cui l'Islam purtroppo
ci sta abituando, l'ho pubblicato su questo magazine il 28
novembre 2004 con questo titolo:
Sapete che esiste
una strategia islamica per conquistare il mondo? a
questo url e mi sono ripromessa di approfondire il discorso,
infatti lo sto facendo.
Un altro articolo l'ho
pubblicato il
9 luglio di quest'anno, prendendo spunto da un articolo
molto interessante, dal titolo:
Così l’islam radicale s’infiltra in Europa, storia segreta di un lungo
affondo pubblicato su
Il Foglio
in cui si mette in evidenza la strategia di infiltrazione e il
sistema di radicamento del "nuovo Islam" che vuole restaurare alcuni
precetti coranici, ma non in terra islamica, bensì li vuole
instaurare in tutto il mondo, in quanto lo considera patrimonio del
proprio dio unico Allah e del suo autoeletto profeta Maometto.
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Sheik Yusuf al-Qaradawi
ideologo e predicatore dell'islamizzazione del mondo |
Ayman al-Zawahiri - dottore
egiziano ideologo di Al Qaeda
consigliere di Osama Bin Laden |
Osama Bin Laden - di origini
arabe-yemenite - stratega del terrorismo islamico |
Nonostante la quantità
immensa degli attentati e la loro vastità, nel senso che hanno
interessato moltissimi paesi nel mondo, c'è ancora chi si ostina a
prendere queste notizie, come fantasie, poiché non riesce a vedere
gli islamici in altro modo che non sia quello delle popolazioni
povere e oppresse, costrette a emigrare per sopravvivere,
dimenticando che sono i loro stessi governi, di natura teocratica
per giunta ad affamarli, poiché in realtà la zona ove l'Islam si è
insediato e dalla quale ha dilagato, è una zona che possiede i più
ricchi giacimenti di petrolio e di gas del mondo, inoltre hanno
preso possesso di terre che sono ricche di giacimenti auriferi,
diamanti e uranio, a danno delle popolazioni africane, sterminando
le cristiane e le animiste, e quelle sopravvissute hanno dovuto
convertirsi all'Islam. Queste sembrano le uniche
attività in cui sono veramente afferrati sia quella dello
sfruttamento delle risorse, di chiunque siano, infatti dopo quelle
della terra, che di quelle umane, e per arrivare all'obiettivo non
nascondono di aver abbracciato la Jiad, cioè la guerra santa,
nascondendola dietro una falsa idea di riscatto religioso,
dall'oppressione dell'occidente.
Basta vedere come si
presentano e cosa c'è scritto sui cartelli che vengono innalzati in
una manifestazione Londra, che non si possono più avere dubbi,
altrimenti significa non avere capito proprio nulla o peggio essere
votati al suicidio ideologico, fisico e collettivo.
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L'Islam
dominerà il mondo |
La Jihad (guerra
santa) è la
nostra scelta |
l'islam
è il futuro per la Gran Bretagna |
E' necessario che
leggiate attentamente l'articolo pubblicato da Silvia Sgrilli su
Panorama e forse potrete farvi un'idea più precisa di quanto sta
succedendo e capire che si tratta veramente di uno scontro di
civiltà, anzi di uno scontro fra l'inciviltà islamica e la nostra
civiltà, perché non può essere civile una cultura che prevede gli
sgozzamenti, i kamikaze, gli assassini di massa dei cittadini
innocenti, dei bambini, i maltrattamenti e le discriminazioni verso
le donne, la schiavitù, il razzismo religioso ed ideologico, le
lapidazioni per le adultere e per gli omosessuali, i linciaggi dei
presunti o veri oppositori politici, l'utilizzo dei bambini per
trasformarli in shaid, rubando loro non solo l'infanzia, ma anche la
vita e i kamikaze che si fanno esplodere per poter avere nel
paradiso musulmano 72 vergini di scopare, come se si trovassero nel
peggior bordello possibile, trasformando allah in un ruffiano, che
avrebbe creato il paradiso, solo per poter far godere i maiali
assassini nell'al di là. Paradiso che discrimina ancora le
donne, che faticano ad entrare, perché la loro condizione è tale che
nemmeno dopo morte vengono rispettate o elevate al livello degli
uomini.
Lisistrata
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A Parigi un dossier dimostra la strategia dei
Fratelli musulmani per conquistare l'Europa.
Punto primo: allearsi con la sinistra no
global e i cattolici terzomondisti.
Punto secondo: dissimulare.
C'è un islam
che vuole convertirci -
Panorama
27 ottobre
2004
Silvia Grilli
Un libro
sensazionale è stato pubblicato in Francia. Citando fonti, documenti
e trascrizioni da nastri registrati, descrive il progetto del gruppo
fondamentalista dei Fratelli musulmani per islamizzare l'Europa. Il
titolo è Frère Tariq (Fratello Tariq) e si riferisce a Tariq
Ramadan, un professore di filosofia d'origine egiziana che vive a
Ginevra, in Svizzera. Perché intitolargli un libro? Perché Ramadan
non è solo il nipote di Hassan al-Banna, che nel 1928 fondò
l'organizzazione integralista dei Fratelli musulmani. Non è solo il
più carismatico predicatore dell'Islam assolutista del VII secolo
fra i giovani musulmani immigrati in Europa. Non è stato soltanto
consulente della Commissione europea durante la presidenza di Romano
Prodi. Non è soltanto l'ospite applaudito delle tavole rotonde sui
dialoghi tra religioni, dove è presentato come un «riformatore
dell'Islam». Per la giornalista Caroline Fourest, che ha scritto il
libro, è soprattutto l'uomo che tra il 1992 e il 1993 è stato
designato in Egitto dall'ufficio politico della congregazione per
una missione di grande importanza: la «dawa» in Occidente. Cioè
convertire l'Europa all'Islam fondamentalista dei Fratelli musulmani
e realizzare una società ideale basata sulla «sharia», la legge
islamica.
Il piano di penetrazione dei Fratelli musulmani in Europa avrebbe
una strategia e un metodo. Secondo Fourest, la strategia è questa: i
musulmani non si integrano nella società europea, non accettano le
leggi in contrasto con la loro religione, approfittano della libertà
di espressione, del senso di colpa e dell'ingenuità occidentali per
cercare alleati nella sinistra, nei no global e nei cattolici
terzomondisti europei. In pratica collaborano provvisoriamente con
gli avversari della globalizzazione nell'attesa che venga «il gran
giorno». Il giorno in cui, secondo le conclusioni dell'inchiesta di
Fourest, i non musulmani non avranno più voce in capitolo e si
realizzerà la società ideale della sharia. Un mondo dove «le donne
saranno velate, le scuole saranno islamiche, la colonizzazione
occidentale verrà considerata causa di tutti mali, si metterà fine
al sistema monetario internazionale, le prigioni si riempiranno di
femministe, omosessuali e musulmani democratici, giudicati
"blasfemi" dalla polizia etica».
Il metodo è invece quello del doppio registro: «Sviluppare un
discorso che si adatti all'orecchio che ascolta» insegna Ramadan in
una delle cassette vendute in decine di migliaia di copie dalle
edizioni Tawhid, legate ai Fratelli musulmani. In un opuscolo
pubblicato dallo stesso editore, Ramadan elabora per ogni concetto
chiave come «diritto, razionalità, democrazia e comunità» una
seconda definizione che può essere compresa soltanto dagli studenti
che hanno seguito i suoi corsi. «Questo» afferma Fourest «gli
permette di tenere discorsi apparentemente inoffensivi restando
invece fedele a un messaggio islamista». Interpellato da Panorama,
Ramadan non vuole commentare l'inchiesta di Fourest. Però avverte:
«Invece d'indagare su di me, dovreste indagare su quella donna».
Dunque chi è Caroline Fourest?
È una giornalista francese e una militante del laicismo. È
caporedattore di ProChoix, una rivista in difesa delle
libertà individuali contro le ideologie totalitarie. Da 10 anni si
occupa d'integralismo religioso: cristiano, ebraico, islamico.
Nell'ultimo anno ha studiato i documenti lasciati dietro di sé dal
rètore Ramadan: un centinaio di cassette, una quindicina di libri,
1.500 pagine d'interviste e di articoli apparsi su di lui nei
giornali inglesi, francesi, italiani e spagnoli. Poi ha scritto
Frère Tariq per l'editore Grasset. Fourest dice a Panorama:
«Ci vuole più coraggio per combattere l'integralismo musulmano che
quello cristiano, perché gli islamisti hanno nella sinistra europea
molti più alleati di quanti ne abbia il fondamentalismo cristiano.
Se il commissario europeo Rocco Buttiglione dice: "L'omossessualità
è peccato", nessuno lo scambia per un cattolico liberale. Perché
invece si considerano musulmani liberali degli estremisti islamici?
Gli islamisti fanno leva sulla scusa di essere una minoranza
perseguitata per annullare il nostro spirito critico. Ma bisogna
superare la paura di essere accusati di razzismo».
Khaled Fouad Allam è professore di sociologia del mondo musulmano
all'Università di Trieste. Di origine algerina, ha scritto il libro
Lettera a un kamikaze (Rizzoli editore). È editorialista del
quotidiano La Repubblica. Conosce il progetto fondamentalista
dei Fratelli musulmani. Dice a Panorama: «La rivoluzione
iraniana, con la conseguente nascita dello stato islamico, ha
ampliato gli obiettivi della fratellanza. Non si limita più alla
conversione spirituale. Vuole dare un apparato politico all'islamizzazione.
Oggi, con la diaspora dei giovani musulmani in Europa, ha trasferito
i suoi obiettivi in Occidente». Il piano dei Fratelli musulmani è
una minaccia mondiale. «È soprattutto un pericolo per i musulmani
che credono sia possibile unire Islam e libertà, Islam e
democrazia».
Non si pensi che la strategia si fermi ai paesi dove gli immigrati
musulmani sono più numerosi, come la Francia o la Gran Bretagna. «La
fratellanza musulmana» spiega Fouad Allam «non ragiona per stati, ma
a livello transnazionale. Lo scopo è atrofizzare le democrazie
occidentali. La strategia di penetrazione utilizza il principio
della "taqiyya", la dissimulazione, che ha origine nella tradizione
di misticismo dell'Islam. Uno degli emblemi di una confraternita di
mistici musulmani, la Naqsbandiyya, è la frase "Solo nella folla",
nel senso che nessuno deve riconoscerti nella folla. La taqiyya è
stata ripresa dal fondatore dei Fratelli musulmani al-Banna per
mantenere la segretezza delle strutture. Prevede un doppio
linguaggio: uno per l'interno della congregazione, un altro per
l'esterno».
Avanzare mascherati permette ai Fratelli di crescere e fare nuovi
proseliti. Nulla si deve sapere della confraternita. Nessuno deve
rivendicare pubblicamente d'appartenere alla congregazione. Nemmeno Tariq Ramadan, che ha sempre negato. Per Caroline Fourest l'evidenza
è che nel cuore dell'Europa, nella svizzera Ginevra, il Centro
islamico di cui Ramadan è amministratore diffonde un Islam radicale
di resistenza all'Occidente. L'evidenza è che in Francia l'ideologia
della fratellanza ispira l'Union des organizations islamiques de
France, che riunisce oltre 200 associazioni. In Italia influenza
l'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche, che controlla il
70 per cento delle moschee. A Londra, l'Associazione dei musulmani
di Gran Bretagna, vicina ai Fratelli musulmani, ha lanciato in
luglio una grande campagna in favore del velo islamico. L'hanno
presentata Youssef al-Qaradhawi, il teologo che presiede il
Consiglio europeo della fatwa, e Ramadan. Se la dawa fosse soltanto
una missione religiosa, sarebbe una faccenda di fondamentalismo
retrogrado. Ma i Fratelli musulmani sono un movimento politico,
prima che religioso. Fourest scrive che nel 2004 Ramadan ha
partecipato alla preparazione di una lista di candidati musulmani
per le elezioni europee.
Nell'Epistola ai giovani, il fondatore della Fratellanza al-Banna
scrisse:
«Noi vogliamo che la bandiera dell'Islam sventoli di nuovo,
al vento e bene in alto, in tutte le contrade che hanno avuto la
fortuna di accogliere l'Islam per un certo periodo di tempo, e dove
la voce dei muezzin (chi chiama alla preghiera, ndr) è risuonata tra
i takbirs e i tahlils (orazioni coraniche, ndr). Poi la mala sorte
ha voluto che le luci dell'Islam si ritirassero da queste contrade,
cadute nella miscredenza.
Dunque l'Andalusia, la Sicilia, i Balcani,
le coste italiane e le isole mediterranee sono tutte colonie
musulmane e bisogna che ritornino in seno all'Islam.
Allo stesso
modo occorre anche che il Mediterraneo e il Mar Rosso ridiventino
mari musulmani, come lo erano prima.
Noi vogliamo esporre il nostro
messaggio islamico al mondo intero, raggiungere le genti nella loro
totalità, sottomettere tutti i tiranni finché non ci sia più
disordine e la religione sia interamente votata a Dio». |
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COME SAUDITI E
IRANIANI HANNO CONQUISTATO L'AFRICA
di Amir Taheri,
editorialista, scrittore, autore di The unknown life of the Shah,
Hutchinson, 1991. Tratto da
African-geopolitics
Riduzione di PdL.
«L’Africa
è il campo di battaglia principale»,
dice Ali-Muhammad Taskhiri, consigliere della « Guida suprema » sui
temi della « Esportazione » della rivoluzione khomeynista. « In
Africa l’equilibrio globale delle forze in campo potrà volgersi in
favore dell’islam, nella sua guerra contro l’arroganza mondiale » (Nameh
Farhang, Teheran, 22 Aprile 2001).
Il mullah basa
la sua analisi su diversi dati.
(…) Intanto
l’attesa « esplosione » di conversioni all’islam nelle vecchie
repubbliche dell’Unione Sovietica non c’è stata. Anzi, se c’è stata
un’evoluzione, è andata in senso inverso, con la conversione di un
numero crescente di musulmani in Tatarstan, Bachkortostan e
Kazakhstan alle diverse chiese cristiano evangeliche predicate da
missioni ricche in dollari, provenienti dagli Stati Uniti. [simile
quadro in america latina, dove le chiese evangeliche hanno ogni anno
un incremento di fedeli pari a tre volte la crescita del PIL cinese,
ndr]
L’Asia è
considerata difficile da conquistare, in ragione delle tradizioni e
dei valori profondamente radicati nei fedeli induisti, buddisti e
shintoisti. Alcuni rapporti islamici dimostrano che il tasso di
conversioni all’islam in Asia è declinato costantemente dalla metà
degli anni 1990 (rapporto pubblicato dal ministero iraniano della
Cultura islamica, dipartimento relazioni internazionali, il 14
gennaio 2001).
Nel
sottocontinente indiano e in una vasta parte dell’Asia del sud,
specialmente in Indonesia e Filippine [ma anche in Tailandia],
la comparsa di gruppi islamici radicali, per lo più terroristi, ha
nuociuto al proselitismo dei non musulmani. Tutto ciò contribuisce a
rendere l’Africa il campo di battaglia più promettente per gli
islamici radicali..
L’interesse
dell’Iran per l’Africa nera data da prima della rivoluzione
komeinista del 1979. L’offensiva diplomatica aveva preso l’avvio
dalla fine degli anni 1960: all’inizio del decennio successivo,
l’Iran aveva stabilito relazioni diplomatiche e ambasciate in una
trentina di paesi africani. In Africa occidentale, il Senegal era
diventato un alleato di riguardo, in ragione del rapporto personale
che il presidente Léopold Sedar Senghor aveva sviluppato con lo
Sciah. In Africa orientale, il primo riferimento per l’Iran fu il
Kenya. A metà anni 1970, l’Iran aveva relazioni « speciali » con
molti altri paesi, in particolare l’Africa del Sud, la Somalia e il
Sudan. (…) Truppe iraniane aiutavano l’esercito marocchino contro il
Polisario nel Sahara occidentale, altre aiutavano a Ogaden i ribelli
etiopi anticomunisti. L’interesse comune per il petrolio aveva
condotto l’Iran a legarsi con Nigeria e Gabon, due paesi che hanno
fatto parte dell’OPEC, grazie anche all’aiuto di Téhéran. A questo
si aggiungeva il fatto che lo Sciah aveva individuato nel Gabon la
fonte di uranio per la sua industria nucleare nascente.
(...) Lo
Sciah era preoccupato di dimostrare una distanza dai regimi
islamici, tanto che diventò un sostegno importante nella rivolta del
Biafra contro i musulmani nigeriani, il che fu un importante
argomento della propaganda condotta contro di lui dai mullah
radicali. (…)
I mullah sciiti
Quando i mullah
presero il potere a Teheran, nel 1979, ereditarono una rete di
relazioni diplomatiche, economiche e militari con numerosi paesi
dell’Africa nera. …I mullah cercarono di trasformarla da strumento
di interessi nazionali a mezzo per diffondere la loro rivoluzione.
Le missioni diplomatiche in Africa passarono da 11 nel 1979 a
32 nel 1989 (nel 1970 l’Iran aveva nell’Africa nera una
sola ambasciata permanente: Addis-Abeba). Questa crescita
rifletteva largamente l’interesse dell’Iran in favore dei regimi
orientati a sinistra, come la Guinea di Sekou-Touré, lo Zimbawe, il
Mozambico, l’Angola et l’Etiopia, prima della caduta di Mengistu
Haile-Mariam. Nel 1989 la presa di potere in Sudan da parte di
militari islamici ha aggiunto questo paese alla lista degli «
interessi speciali » dell’Iran in Africa nera. Il Sudan è ben presto
diventato il centro dell’interventismo iraniano. Nel 1990, l’Iran
beneficiava di un « attracco privilegiato » a Port-Sudan, dove la
marina iraniana aveva una presenza quasi permanente e conduceva una
missione militare di 400 persone, che aveva lo scopo di addestrare
l’esercito sudanese nella sua guerra contro i secessionisti del sud.
Teheran ha successivamente commutato un prestito di 189 milioni di
dollari contratto dal Sudan nel periodo dello sciah, con un
programma di aiuti che includeva la fornitura di petrolio a prezzo
ridotto e la consegna di armi per 130 milioni di dollari (…Nel 1993
l’Iran ha aiutato il Sudan nell’acquisto di armi cinesi, costruendo
nel frattempo aereoporti e ospedali militari per l’esercito
sudanese). Per sottolineare la relazione speciale tra I due paesi,
il presidente Ali-Akbar Hashemi Rafsanjani fece due visite di Stato
a Khartum…
L’incursione
dei mullah in Africa nera non ha avuto sempre successo. Nel
1986, Ali Hassani Khameneï, allora presidente e oggi « guida suprema
», si recò in visita a Harare, capitale dello Zimbawe. Rifiutò di
stringere la mano alla moglie del presidente Robert Mugabe e non
partecipò a una colazione di Stato offerta in suo onore perché
Mugabe aveva ammesso la presenza di donne. Di conseguenza
venne obbligato a rientrare nella sua ambasciata, interruppe la
visita e rientrò a Teheran il giorno successivo.
(da
Holy Terror: Inside the World of Islamic Terrorism,
London 1988).
I mullah
iraniani scoprirono che potevano utilizzare la potente ed estesa
rete sciita presente in Africa. Vi sono infatti molte comunità
sciite di origine siriana o libanese, in quasi tutte le capitali
dell’Africa nera. Nell’Africa occidentale hanno in mano buona parte
del mondo degli affari, da Nouakchott a Luanda passando da Freetown
e Brazzaville. Favorendo le comunità sciite i mullah iraniani
raccolsero una grande simpatia, anche se le comunità erano ormai
secolarizzate da decenni. (…)
Il risveglio dei
Sauditi.
(…) Negli
anni ‘80, i Sauditi capirono che la loro pretesa di essere i
soli rappresentanti del mondo musulmano veniva messa in discussione
dai mullah iraniani. Fu l’ayatollah Ruhallah Khomeyni a definire il
regime saudita come « colportore dell’islam americano »,
chiamando alla « liberazione » di La Mecca e Medina dal
controllo degli Al-Saud. Di sicuro i Saud avevano più denaro degli
iraniani, ma mancavano di uomini per condurre una controoffensiva.
Cercarono di rimediare alleandosi col generale Muhammad Zia ul-Haq,
capo fondamentalista del Pakistan. L’alleanza aveva il sostegno
americano a causa della campagna in corso contro l’occupazione
sovietica in Afghanistan.
Negli anni
1980 l’Africa, senza avere i titoli delle prime pagine dei
giornali del mondo, diventò un campo di battaglia della guerra
ideologica, diplomatica, missionaria e militare condotta dai
sauditi. L’Arabia in dieci anni aprì quaranta nuove missioni
diplomatiche nel continente. Cominciò anche a finanziare
iniziative sociali islamiche : moschee, scuole coraniche e
organizzazioni missionarie.
Gran parte delle
risorse impiegate dai wahabiti in Africa proviene da ricchi
dignitari di corte. Nel 1997, si è valutato che l’entità degli
investimenti era di 150 milioni di dollari all’anno
(Cfr. Arab News, Jeddah, 12 March 2000). La somma
equivale a ciò che L’Iran spende ogni anno per promuovere la sua
concezione di Islam in Africa nera. Malgrado la rivalità, l’Iran e
l’Arabia sembrano spesso alleati. In Senegal per esempio i due paesi
offrono ricompense in denaro alle famiglie che obbligano i propri
bambini a ricoprire il proprio ventre e che portano lo « hijab » (o
velo islamico) . Prima del 1979, nessuna donna portava
lo hijab in Sénégal. Oggi, si stima che circa il 45 %, delle donne
abbia « scelto » questa usanza islamica.
A Zanzibar,
che fa parte della federazione della Tanzania, l’Iran e l’Arabia
finanziano tutti e due i gruppi islamici ribelli che combattono per
la secessione.
(…) In molte
regioni del continente wahabiti e sciiti sono riusciti a presentare
il cristianesimo come la religione delle potenze coloniali e
imperialiste, colpevoli della instabilità e della povertà
dell’Africa. Dichiarano che i valori islamici hanno molto in comune
con la tradizione africana – come il predominio della proprietà «
comune », la distinzione tra uomini e donne, la tolleranza verso la
poligamia. I missionari islamici affermano che il cristianesimo è la
religione dei ricchi, ed è straniera alla maggior parte degli
africani… è interessante notare che molti cristiani africani
condividono questo punto di vista.
Iraniani e
sauditi predicano che la democrazia è un concetto occidentale,
tendente a perpetuare l’influsso coloniale. Il fatto che
l’esperienza della democrazia è stata quasi sempre devastante… offre
il destro a queste asserzioni. L’Islam diventa così un potente mezzo
di espressione della collera africana contro il ricco occidente
governato dagli Stati Uniti.
Successo in Nigeria.
Documenti
ufficiali dichiarano « una serie di successi per l’islam » in molti
paesi africani. Un rapporto iraniano stima che circa l’80 % degli
Africani neri sarà islamico nel 2020. Un esempio di questo successo
è la Nigeria, dove la sharia, introdotta inizialmente nello Zamfara,
piccolo Stato del nord, nel 1999, si è poi estesa a dodici stati
fino a raggiungere nel 2002, un terzo dell’intera popolazione
nigeriana, che conta 120 milioni di abitanti.
Ciò è successo
mentre la Nigeria usciva da sedici anni di regime militare corrotto,
ed subiva la presenza di una classe di ricchi parassiti di governo
mentre la popolazione era impoverita. In queste condizioni
l’esperienza di Zamfara colmava un vuoto. Pochi mesi dopo
l’introduzione della Sharia – grazie all’amputazione degli arti nei
confronti dei ladri- il tasso di criminalità era caduto al livello
più basso della storia. Terrorizzate dai gruppi islamici militanti,
le donne oggi indossano lo « hijab » divenuto obbligatorio mentre le
scuole miste vengono chiuse. Chi commette adulterio viene impiccato
o lapidato…
A Kano,
capitale del nord Nigeria, la islamizzazione è stata sancita
dalla più grande manifestazione mai vista nella città. I capi
musulmani locali utilizzano la sharia per destabilizzare il governo
del presidente Obasanjo, che è cristiano. In termini di violenze, il
prezzo è stato alto. Tra il 1999 e il 2002, circa 5 000 nigeriani
sono stati uccisi nel corso degli scontri tra islamici radicali
contro cristiani e animisti.
« L’islam sta vincendo », dice il reverendo Benjamin Kwashi,
vescovo anglicano di Jos, città del centro Nigeria. « …Anzi, ha già
vinto ed avanza rapidamente. Per molti africani sembra logico
ricusare i valori laici dell’america e dell’Europa, l’egoismo e
l’esibizione del corpo femminile, così abbracciano la fede islamica
» (Intervista a BBC news, 21
giugno 2000).
(Di recente il
vescovo ha subito la morte di 500 persone, uccise nel corso di
scontri coi musulmani di Jos, che avevano lanciato una campagna per
la chiusura e distruzione delle chiese cristiane locali).
Nell’Africa
orientale, in Kenya, Tanzania e Uganda,
combattono almeno nove gruppi fondamentalisti. Tutti ottengono aiuti
da Sauditi, iraniani e dal Sudan, che offre canali di comunicazione
e rifugio. ... Nel Corno d’Africa questi stessi stati incoraggiano e
finanziano l’imposizione della Sha’riah in Somalia, dove non
c’è più uno Stato. In Sudan e Ciad, la scoperta di giacimenti di
petrolio ha aggiunto una nuova carne al fuoco.
Nell’Africa occidentale, gli aiuti iraniani e sauditi sono confluiti
soprattutto in Costa d’Avorio. Teheran e Ryad affermano che i
musulmani sono già maggioranza nel paese.
(…)
Anche nei paesi
a maggioranza islamica, come il Niger e il Mali, confluisce
l’attenzione dei missionari iraniani e sauditi. In Guinea e
Senegal si sono formati dei gruppi islamici, costituiti come
piattaforme permanenti di agitazione politica antigovernativa. In
Sierra Leone, gli islamici hanno accelerato il ritorno al potere
di Ahmad Tijan Kabba, dopo la sua deposizione da parte di ribelli
cristiani e animisti (…)
Rivalità e cooperazione.
Nel 1997, il
principe ereditario saudita Abdallah Ibn Abdel-Aziz si è recato a
Teheran, riprendendo i primi contatti tra i due paesi dopo il 1978.
L’Africa ha avuto un posto di riguardo nell’agenda delle discussioni
col presidente Muhammad Khatami, un mullah che aveva condotto la
«esportazione della rivoluzione » in tutti gli anni 1980.
I due uomini si
sono accordati nel porre fine alle controversie e riunire gli sforzi
contro le chiese cristiane d’Africa, ma anche contro i movimenti
sufiti e laici presenti in diversi stati africani.
Nel
frattempo la Libia, terzo grande attore islamico nel
continente, si è trovata di fronte a una ribellione islamica
interna, e ha scelto di evidenziare « valori africani », mai
definiti per altro, piuttosto che predicare l’Islam. Facendosi
paladino dell’idea degli Stati Uniti d’Africa, Gheddafi si è esposto
alle critiche dei panislamisti iraniani e sauditi. L’islam radicale
incontra ancora resistenza da parte delle religioni africane
tradizionali e molte confraternite sufi considerano l’islamismo
radicale, in ogni sua forma, come estraneo alla tradizione islamica
e dannoso. Ma questi movimenti non hanno un appoggio da parte di un
qualsiasi stato, mentre devono contrastare ideologie rivali
foraggiate da due tra i più ricchi stati musulmani.
(…)
« L’Africa è posto del mondo in cui l’islam può dimostrare la sua
superiorità sul sistema occidentale corrotto », afferma
Ali-Muhammad Taskhiri. « Questo sarà il secolo dello scontro tra
le civiltà. E chi vincerà in Africa ha ottime possibilità di vincere
nel mondo intero».
Siamo in guerra da vent'anni, oppure questa è solo l'opinione di
qualche neo-con?
da
Le Guerre Civili |
|
Ci sono
inoltre siti che mentono spudoratamente sull'Islam e hanno il
coraggio di scrivere menzogne immonde come questa:
Protezione dei luoghi santi: la prospettiva dell'Islam
L'Islam, nel corso della sua
storia, ha mostrato il più alto grado di tolleranza verso le
minoranze religiose consentendo persino le pratiche contrarie
all'ideologia dello stato. L'approccio rispettoso e tollerante verso
le altre fedi non ha paralleli nella storia dell'umanità.....
clicca
per leggerlo tutto
Ma se hanno passato la
vita a distruggere i luoghi santi altrui, e le popolazioni, per
impedire che professassero la propria religione o le hanno
islamizzate con la violenza. E lo hanno fatto con tutte le culture
con cui sono entrati in contatto, ma di quale rispetto parlano?
L'impudenza non gli fa certo difetto ai "predicatori aspiranti
futuri dominatori del mondo", ma in quante chiese cristiane
e in quanti templi induisti hanno messo bombe che hanno prodotto
massacri e crolli, ma se sono episodi che si ripetono a ritmo
vertiginoso tutt'ora, ma se è solo dell'altro giorno l'abbattimento
della grande Teiera che fungeva da luogo sacro per una piccola
comunità religiosa, che venerava la purezza delle acque in
Indonesia? Ma di quale rispetto vanno cianciando? A menzogne
l'Islam è un vero campione e ha molto da insegnarci, ma noi non
possiamo dimenticare anche solo l'ultimo secolo di storia:
E le
comunità cristiane in Libano e le loro chiese, chi li ha distrutti e
assassinati in massa?
E il
massacro della comunità cristiana e la distruzione della città di
Damour in Libano, chi lo avrebbe perpetrato?
E il
genocidio degli Armeni e dei loro simboli, chiese comprese, (che sta
continuando tutt'ora per la cancellazione delle vestigia e della
cultura cristiana) chi lo
ha realizzato?
E le
comunità cristiane in Indonesia, non si ricordano nemmeno di Timor
Est?
E le
comunità cristiane e animiste in Africa,basta citare alcuni stati:
Nigeria, Kenia, Tanzania, Uganda, Somalia, Corno d'Africa, Sudan,
Ciad, anche queste vogliono negare?
E
in Kosovo dove sono state bruciate più di 150 chiese cristiane,
dalla fine della guerra di liberazione a cui noi abbiamo dato il
nostro contributo? Ove la popolazione cristiana è praticamente
prigioniera e monaci e sacerdoti non possono uscire per strada o
rischiano di essere assassinati, mentre l'Arabia invia denaro e fa
costruire moschee.
E tutt'ora
in Indonesia, e in Pakistan e in Terra Santa?
E in
Egitto le chiese cristiane copte assaltate e il tentativo di
assassinio del Pope?
Cosa sarebbe tutto ciò
che ho descritto qua sopra? UN SUICIDIO DI MASSA COLLETTIVO DELLE
COMUNITA' CRISTIANE? O Un disegno criminoso di stampo nazi-islamico,
che si vuole portare a compimento per avere il controllo globale del
mondo?
A mio parere è
vergognoso che ci sia ancora chi li difende o sostiene che siano
moderati, tutto ciò di cui a questo corposo articolo, corrisponde a
realtà, fatti accaduti e in continuo accadimento, senza interruzione
e soprattutto con maggior frequenza e spudoratezza. |
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Anche Ida
Magli la pensa in questo modo, eccovi le sue considerazioni
La conquista
musulmana dell’Italia -
Italiani Liberi
Montezemolo
ha venduto il 5% della Ferrari agli Emirati Arabi. Dire Arabi
significa dire musulmani. E i musulmani possiedono enormi ricchezze
(tanto più che lasciano nella più estrema povertà i propri sudditi)
con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri
negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali. Gli
Agnelli avevano già venduto buona parte della Fiat a Gheddafi, il
quale ci tratta giustamente da umili servi inviandoci migliaia di
africani musulmani “poveri” cui lui, da perfetto osservante del
Corano, non porge neanche un dito ben sapendo che gli servono per
impadronirsi dell’Italia. D’altra parte perchè non dovrebbe
comportarsi verso i suoi sudditi esattamente come i nostri
governanti si comportano verso di noi? I sudditi sono strumenti da
utilizzare per gli scopi di coloro che detengono il potere: che
siano generali, monarchi, imperatori, dittatori o parlamentari
delegati dal popolo non fa differenza.
Gli africani sono mantenuti
nella miseria e nel degrado per poterli sradicare dalla loro terra,
dai loro costumi costringendoli ad emigrare in Italia (e in Europa)
per poterla conquistare. Gli Italiani e i cittadini degli altri
Stati europei a loro volta sono costretti dai propri governanti a
lasciarsi conquistare, spodestare, senza poter neanche aprire bocca
per difendersi perchè il grande progetto europeo consiste proprio in
questo: la cancellazione della cultura occidentale.
Ogni giorno si compie un passo in questa direzione. Arrivano a
migliaia, con il permesso e senza permesso, e non sappiamo neanche
con precisione quanti siano perchè i nostri governanti non vogliono
farcelo sapere. Però è sufficiente ciò che si vede. Torino (non per
nulla la città della Fiat) è già tutta di loro proprietà. Sono di
loro proprietà interi quartieri di Roma, a partire dalla Stazione
Termini come centro di una diffusione a raggiera che giunge a tutte
le periferie. A Firenze si sono impadroniti di una vastissima zona
intorno al Duomo acquistando appartamenti, palazzi, negozi nei quali
vendono ai turisti le merci più famose per la loro antica e pregiata
produzione come “fiorentina” (gli oggetti in pelle, per esempio).
Hanno anche dato vita a una specie di catena che rende riconoscibile
i loro negozi con i nomi di “Michelangelo I”, “Michelangelo 2”,
“Raffaello I”, “Raffaello 2”, nomi che nessun negoziante italiano
aveva mai osato utilizzare (naturalmente è l’Amministrazione
Comunale che approva insegne e nomi). Ma perchè dovrebbero sentire
del rispetto per i grandi di una terra che non è la loro?
Giustamente ci sfruttano come tutti i conquistatori hanno sempre
fatto.
Lo ripeto: le colpe sono tutte nostre che tacciamo e subiamo; e
tacciamo e subiamo anche davanti ai nostri governanti che ci
vogliono eliminare con questo metodo “non violento”.
Se lo scopo dei nostri politici non fosse appunto questo, dovrebbero
immediatamente vietare con una legge apposita l’acquisto di
qualsiasi bene immobiliare a chi non è cittadino italiano e
residente in Italia da almeno trent’anni. Inoltre si dovrebbe
chiedere subito ed ottenere con assoluta determinazione per l’Italia
alcune eccezioni alle norme dei trattati europei. Per prima quella
riguardante la libertà di trasferirsi da un paese all’altro
nell’ambito della Comunità prendendovi la residenza e con diritto di
voto attivo e passivo nelle elezioni amministrative anche per chi ha
la cittadinanza in un paese diverso. Solo una follia suicida-omicida
può aver suggerito simili leggi ai nostri governanti. Si pensa forse
che saranno in grande maggioranza gli Italiani a trasferirsi per
esempio in Svezia o in Polonia piuttosto che gli Svedesi o i
Polacchi a trasferirsi in Italia? In Italia ce ne sono già delle
vere e proprie colonie. Inoltre si trasferiscono da noi non soltanto
i “veri” Svedesi e i “veri” Polacchi ma anche quegli immigrati
africani, ovviamente musulmani, che hanno avuto subito in quei paesi
la cittadinanza. Sia sufficiente sapere, per farsi un’idea di quello
che sta succedendo, che in Svezia più del 20% della popolazione è
formata da immigrati.
Questi sono i fatti. Rimane soltanto una domanda alla quale non si
sa che cosa rispondere: pensano forse i politici che stanno
uccidendo i propri popoli, di poter continuare a regnare una volta
che gli stranieri saranno abbastanza forti da imporre la propria
volontà e la propria religione?
Ida Magli |
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Per dimostrare che
effettivamente c'è in atto una guerra mondiale, indipendentemente
dal fatto che non sia stata dichiarata formalmente e che non abbia un centro
nevralgico di comando, univoco e individuabile in uno spazio fisico,
i fatti dimostrano la sua esistenza. Le motivazioni? 'ideologia espressa da Maometto e contrabbandata
come una verità assoluta, il cui significato primo ed ultimo è la
totale sottomissione di tutto il mondo a questa fede, la strategia
che l'ha ispirata è così intelligentemente furba, da non dare a
nessuno la possibilità di confutarla, anche perché si tratta di fede
e come tale non è supportata da prove scientifiche, che possono
contraddire o confermare.
E' fede e tanto basta,
priva di ogni logica razionale se non vista e considerata
dall'ottica di coloro che credono incondizionatamente, a ciò che
viene loro insegnato e quindi non si pongono nemmeno il problema
della razionalità e del fatto che nulla è statico, tutto è
soggetto a mutazioni, persino la fede, ma Maometto o meglio "i nuovi
profeti" quelli che hanno rispolverato il corano e lo hanno
riscritto a proprio uso e consumo, hanno fatto sì che venisse
dichiarata l'universalità e l'immutabilità di Allah, dimenticando
che se è universale è soggetta alle leggi dell'universo, che sono
state create in divenire e non statiche, dimostrando per giunta di
essere blasfemi, bestemmiatori e loro per primi: apostati.
E'
facile da dimostrare la loro apostasia: si vergognano e nascondono
le meravigliose bellezze femminili che dio, secondo loro, ha creato
infliggendo a creature del loro stesso dio, la vergogna di
rappresentare quella parte di umanità, senza la quale gli uomini non
esisterebbero.
Per
essere coerenti con ciò che professano, urlando ai 4 venti,
dovrebbero auto infliggersi la morte.
Dalla pagina 3 in poi, troverete
pubblicati gli attentati iniziati molti anni fa, dagli islamici, di
volta in volta con pretesti e motivazioni diverse, per giungere fino
ai giorni nostri, dove, come avete potuto vedere nelle fotografie di
questa pagina, gli islamici non si preoccupano nemmeno più di
nascondere che il loro fine è la conquista del mondo, che deve
essere dominato dall'Islam. Potrete anche notare che gli attentati
si sono andati man mano realizzando in maniera più massiccia, cosa
questa molto logica, in quanto negli ultimi anni è stata fatta una
propaganda di reclutamento kamikaze partendo dai bambini.
Restano fuori dagli attentati quelli
che riguardano nello specifico Israele, di cui farò un capitolo a
parte e provvederò in seguito agli aggiornamenti, purtroppo gli
eventi ci dimostrano che ancora tanti ne accadranno e se per caso ne
avessi omesso qualcuno, vi sarei molto grata, se me lo comunicaste,
per correggere l'eventuale lacuna.
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