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L'ISLAM ALLA CONQUISTA DEL
MONDO
Africa
la prima tappa di conquista di Iraniani e Sauditi
pagina 2
dall'idea all'azione o conversione o massacri e
distruzione
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13
Agosto 2005
Sono importanti altre opinioni,
che nascono dalla conoscenza dei fatti eccovi anche quella di
Dimitri Buffa de
L'Opinione:
Sterminare gli
ebrei? Una vocazione per gli Arafat
di
Dimitri Buffa
Ediz. 7 del 13/01/05
Lo stato d’Israele era ben al di là da venire ma i despoti
palestinesi già possedevano una rodata fede anti-semita che li
metteva in sintonia con i nazisti e anche con i fascisti nostrani.
Dopo la nascita di Israele i medesimi estimatori del nazi-fascismo
sarebbero passati in massa sotto la protezione sovietica andandosi
anche a fare la scuola di partito a Mosca. Un totalitarismo aveva
sostituito l’altro. Caduto anche quello nell’epoca del post Muro di
Berlino, infine, ci si sarebbe inventato l’slam nazi-estremista e
anti semita di Osama dei giorni nostri. Arafat nei propri
improvvisati sermoni politici in arabo, sempre più allucinanti man
mano che la malattia se lo stava portando via, evocava la marcia del
milione di martiri su Gerusalemme.
Una marcia di sterminio contro gli israeliani. Anche suo zio, che
era il gran muftì di Gerusalemme negli anni ‘30 del secolo passato,
Haji Amin Ali al Husayni sognava lo sterminio degli ebrei. Contando
sull’aiuto interessato di nazisti e fascisti. Gli ebrei erano solo
un “focolaio” autorizzato a esistere nella ex provincia ottomana
della Palestina, ma lo zio di Arafat voleva fare avvelenare le falde
acquifere di Tel Aviv. E chiedeva aiuto a Mussolini promettendo di
fomentare la rivolta contro gli inglesi in un periodo che va dal
1933 al 1936, cioè immediatamente precedente a una seconda guerra
mondiale che era nell’aria e che tutti potevano percepire.
Esattamente come gli animali avvertono fenomeni catastrofici della
natura come il famigerato tsunami.
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sopra: Il gran muftì di Gerusalemme
Mohummed Aminul Husseini, passa in rassegna la divisione musulmana
Hanzar impiegata nell'ultima guerra. |
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a dx.: sulla copertina del volume che dimostra le connessioni
fra l'islam e il terrorismo, il gran muftì e Adolf Hitler,
mentre stringono la loro tragica alleanza, per lo
sterminio degli ebrei in medioriente. |
sopra: il
funerale del gran muftì, a dx. si vede chiaramente Yasser
Arafat, suo nipote e pupillo. Seguì i suoi insegnamenti che
ancora i palestinesi perseguono: la distruzione di Israele e
degli ebrei. |
Dei tentativi del gran Muftì di farsi finanziare il terrorismo
dell’epoca da fascisti e nazisti, delle trattative intercorse e del
loro fallimento dopo anni di tira e molla parla un saggio di Stefano
Fabei su “Studi piacentini”. Il muftì aspirante genocida era zio per
parte di padre del defunto Yassir Arafat, nato al Cairo ma mandato a
vivere proprio a Gerusalemme all’età di sei anni. Al Husayni voleva
convincere Mussolini. E per quasi tutta la seconda metà degli anni
Trenta il progetto su cui puntava in segreto era terribile e già
denotava quella volontà anti ebraica di tanti settori della vita
politica araba che non a caso andavano d’accordo con nazisti e
fascisti: si trattava di avvelenare l’acquedotto di Tel Aviv.
Mussolini sebbene avesse interessi nazionali a fomentare la rivolta
arabo palestinese in Medio Oriente, nei fatti si guardò bene dal
fornire ad al Husayni i soldi e le armi che sarebbero servite allo
scopo. E che lui gli chiedeva insistentemente, fino a “mettere in
dubbio che gli italiani fossero così amici degli arabi come
proclamavano”. Soldi sottobanco, circa 140 mila sterline dell’epoca
e armi però vennero fatti pervenire. Ma da soli quei mezzi non erano
sufficienti né a fomentare una rivolta contro la guarnigione inglese
né a mettere su un’organizzazione terrorista capace di portare a
termine quelle intenzioni genocide.
Ieri come oggi i palestinesi contavano troppo sulla solidarietà
della umma arabo islamica: a “tradire” lo zio di Arafat fu proprio
il vecchio re dei sauditi, Ibn al Saud. Che si guardò bene dal
mettere a disposizione i propri soldi e le proprie istituzioni per
le necessarie triangolazioni per le armi e il denaro. Mussolini
infatti, con il machiavellismo che lo ha sempre distinto, pretendeva
di salvare la faccia. E di non comparire apertamente, almeno a
livello ufficiale, nell’appoggio a quella ribellione che nei
quaderni piacentini viene chiamata “la prima intifada palestinese”.
In realtà le potenze dell’asse volevano fomentare una rivolta anti
britannica. In quel momento però nessuno voleva sporcarsi troppo le
mani, cosa che invece i rais arabi dell’epoca ritenevano
indispensabile per proseguire la lotta contro le guarnigioni
britanniche. Le riunioni per le trattative diplomatiche sono una
storia a sé e furono affidate a un uomo di grande cultura, islamica
e non: lo psichiatra Carlo Alberto Enderle, nome islamico Ali Ibn
Jafer, un rumeno naturalizzato italiano e di genitori musulmani. Il
ministro degli esteri era Galeazzo Ciano.
Cosa si aspettavano gli uomini di Al Husayni? 75 mila sterline
dell’epoca ogni anno e inoltre armi, munizioni e agenti per
l’addestramento alla guerriglia. Praticamente un vero e proprio
programma di armamento che poteva farli diventare una potenza
locale. Il regime fascista da parte sua non intendeva finanziare
direttamente e pretendeva che fosse il re Saud ad acquistare armi in
Italia perché con il ricavato si potesse pagare indirettamente la
rivolta e il terrorismo.
Le trattative erano andate avanti dal 1933 al 1939 e un bel giorno
si interruppero definitivamente con un nulla di fatto. Perché il
fallimento? Probabilmente né il Duce né Hitler vedevano di buon
occhio una potenza araba armata all’europea, capace di atti
terroristici micidiali. Un giorno si sarebbe potuta rivelare la
classica serpe in seno. Il gran Muftì da parte sua alla fine si
accontentò di quelle 140 mila sterline di assaggio che il Duce era
riuscito a fargli avere sottobanco. Come Arafat preferì
l’arricchimento personale alla causa palestinese che doveva essere
portata avanti anche con la politica e non solo seminando morte.
Il progetto di avvelenare l’acquedotto di Tel Aviv aveva ricevuto
l’approvazione formale di Mussolini, ma la condizione per fare
decollare economicamente questi progetti era che i feddayn
palestinesi del gran Muftì ricevessero ben altri finanziamenti e
soprattutto armi leggere e pesanti. Il fascismo, probabilmente fece
il gioco delle parti con il regime saudita, usando lo spauracchio
della rivolta araba come arma di pressione sugli inglesi, ma senza
spingere mai sull’acceleratore.
Il 30 marzo 1938 l’ambasciatore italiano comunicò al vice di al
Husayni, Mahmud al Alami, l’intenzione dell’Italia di interrompere
ogni ulteriore finanziamento. Al Husayni dovette constatare che
tutto era abortito per il voltafaccia del re saudita. Che un anno
prima, si era rifiutato di fare passare da Ryad le armi e le
munizioni, nonchè i soldi che gli italiani avevano accumulato. Nella
primavera del 1938 tutte quelle armi erano ancora chiuse nelle casse
di alcune navi che stavano nel porto di Taranto.
Un dato storico raccapricciante di tutta la cosa è come lo zio di
Arafat avesse cercato di vendere bene il proprio prodotto di
sterminio a Roma e a Berlino. Ad esempio affermò letteralmente nei
colloqui diplomatici che la formazione di un enclave ebraico, “o
peggio di uno stato”, sotto il mandato e la protezione britanniche,
sarebbero stati una “jattura per tutta l’Europa”. E i toni
anti-semiti sorpresero non pochi interlocutori. Che in ogni caso non
amavano di certo gli ebrei in quanto tali. Il 7 di luglio 1937 la
Commissione reale italiana aveva pubblicato un documento in cui si
spiegavano i pericoli che potevano giungere per l’Italia dell’epoca
dalla creazione di uno stato ebraico come era nei progetti inglesi
fin dalla dichiarazione di Balfour nel 1917.
Cosa insegna questo aneddoto tratto dal saggio di Stefano Fabei? La
morale è duplice: da una parte il progetto di tanti arabi di
sterminare gli ebrei presenti nella zona del Medio Oriente, che oggi
contiene anche lo stato d’Israele ma all’epoca no, data a molto
tempo prima della dichiarazione di nascita di suddetto stato;
dall’altra l’appoggio arabo alla causa palestinese è sempre stato,
ieri come oggi, più teorico che pratico
Dimitri Buffa
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La traduzione dei
dettami che entrambi i regimi si sono proposti di imporre al
mondo che vogliono dominare.
1) - cercare e
sterminare gli ebrei
2) cercare e
sterminare i cristiani
3) dominazione
globale sul loro ideale nel modo di vivere
4) Assumere
totale intolleranza verso coloro il cui stile di vita è differente.
L'ideologia
totalitaria nazista è stata battuta, riusciremo a battere quella
islamica?Se il mondo
capisce chiaramente ciò che sta succedendo, la risposta è SI.
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È in Iran il nuovo Hitler -
da Libero - di Giancarlo Lehner |
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I morti di Londra, dopo quelli di Manhattan e di Madrid, sono
le stimmate del martirio dell'Occidente. Dal recente picco
degli attentati in Iraq al sequestro dell'ambasciatore
egiziano a Bagdad, sino alla strage di Londra , c'è un filo
logico che non rimanda soltanto ad Al Qaeda. La congiunzione
va ricercata nell'elezione plebiscitaria del nuovo presidente
iraniano, Ahmadinejad. Esattamente come Adolf Hitler, Mahmoud
Ahmadinejad è stato eletto dal popolo. Come il Fuhrer,
cercherà di attuare ciò che ha sempre predicato chiaro e
forte: rivoluzione islamica permanente, cancellazione di
Israele e degli ebrei, guerra totale agli Stati Uniti e
all'Occidente cristiano. Hitler si diceva chiamato dal
Volksgeist ( lo Spirito del popolo) per realizzare l'età
dell'oro dell'arianesimo; lui, il pasdaran, si dichiara
chiamato da Allah per completare la " santa" missione di
islamizzare il mondo. Sono parole sue. L'Occidente ci mise
decenni prima di mettere a fuoco il messaggio espresso nel
Mein Kampf . C'è da sperare che oggi le intenzioni
inequivocabili del neopresidente dell'Iran siano prese per
quello che significano. Molti anni fa, a Monaco, l'Europa si
mostrò stolta, vile e suicida. E oggi? Gravi indizi e prove
fotografiche testimoniano dei trascorsi terroristici di
Mahmoud: il 4 novembre 1979, con altri studenti coranici, in
qualità di guardiano della rivoluzione, violò con la forza
l'ambasciata Usa di Teheran , sequestrando 52 diplomatici,
rimasti in balìa di quei forsennati per 444 giorni. A meno che
non fosse un sosia perfetto, l'attuale presidente iraniano -
stando ai ricordi dei prigionieri - spiegò subito agli ostaggi
che in quanto statunitensi, giudei o cristiani, la loro carne
emanava l'acre intollerabile odore dei maiali e dei cani. E
come tali - disse - li avrebbe trattati. Più o meno le
espressioni usate dalla belva cecena che giustificò il proprio
accanimento sui bambini di Beslan, rigirando la lama nei
corpicini, con il loro insoffribile odore di cristiani. Il
governo austriaco ha aggiunto altre prove a carico di
Ahmadinejad per il suo ruolo anche di pianificatore di omicidi
politici: il 13 luglio 1989, a Vienna, organizzò l'assassinio
del leader curdo Abdul Rahman Ghassemlou, fondatore del
partito democratico curdo ( Kpp) in Iran. Teheran 1979, Vienna
1989, Londra 2005 e chissà quante altre date di morte ancora
sconosciute. Dalla fatale elezione, 25 giugno 2005, di
Ahmadinejad l'anomala terza guerra mondiale unilateralmente
dichiarata, anche contro una parte del mondo musulmano, ha
avuto un nuovo scatto distruttivo. Gli Usa non sopporteranno a
lungo che l'Iran sia guidato da uno che dice di voler
islamizzare il mondo. E l'Europa? Siamo nel mirino dall' 11
settembre 2001, eppure ci scandalizziamo e sproloquiamo di
sovranità nazionale violata, se la Cia fa il lavoro sporco e
disarma il terrorista Abu Omar. Gli unici coerenti sono
dell'altra parte: ci attaccano da fuori, oppure prima ci
invadono, poi prendono la cittadinanza di un paese
occidentale, infine ci massacrano, in nome dell'Islam, sui
nostri treni, sui nostri autobus o sulle nostre metropolitane. |
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SAPETE CHE
ESISTE UNA STRATEGIA ISLAMICA PER CONQUISTARE IL MONDO? |
L'ISLAM ALLA CONQUISTA DELL'OCCIDENTE |
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Per dimostrare che
effettivamente c'è in atto una guerra mondiale, indipendentemente
dal fatto che non sia stata dichiarata formalmente e che non abbia un centro
nevralgico di comando, univoco e individuabile in uno spazio fisico,
i fatti dimostrano la sua esistenza. Le motivazioni? 'ideologia espressa da Maometto e contrabbandata
come una verità assoluta, il cui significato primo ed ultimo è la
totale sottomissione di tutto il mondo a questa fede, la strategia
che l'ha ispirata è così intelligentemente furba, da non dare a
nessuno la possibilità di confutarla, anche perché si tratta di fede
e come tale non è supportata da prove scientifiche, che possono
contraddire o confermare.
E' fede e tanto basta,
priva di ogni logica razionale se non vista e considerata
dall'ottica di coloro che credono incondizionatamente, a ciò che
viene loro insegnato e quindi non si pongono nemmeno il problema
della razionalità e del fatto che nulla è statico, tutto è
soggetto a mutazioni, persino la fede, ma Maometto o meglio "i nuovi
profeti" quelli che hanno rispolverato il corano e lo hanno
riscritto a proprio uso e consumo, hanno fatto sì che venisse
dichiarata l'universalità e l'immutabilità di Allah, dimenticando
che se è universale è soggetta alle leggi dell'universo, che sono
state create in divenire e non statiche, dimostrando per giunta di
essere blasfemi, bestemmiatori e loro per primi: apostati.
E'
facile da dimostrare la loro apostasia: si vergognano e nascondono
le meravigliose bellezze femminili che dio, secondo loro, ha creato
infliggendo a creature del loro stesso dio, la vergogna di
rappresentare quella parte di umanità, senza la quale gli uomini non
esisterebbero.
Per
essere coerenti con ciò che professano, urlando ai 4 venti,
dovrebbero auto infliggersi la morte.
Dopo la pag. 3,
troverete pubblicati gli attentati iniziati molti anni fa, dagli
islamici, di volta in volta con pretesti e motivazioni diverse, per
giungere fino ai giorni nostri, dove, come avete potuto vedere nelle
fotografie di questa pagina, gli islamici non si preoccupano nemmeno
più di nascondere che il loro fine è la conquista del mondo, che
deve essere dominato dall'Islam. Potrete anche notare che gli
attentati si sono andati man mano realizzando in maniera più
massiccia, cosa questa molto logica, in quanto negli ultimi anni è
stata fatta una propaganda di reclutamento kamikaze partendo dai
bambini.
Restano fuori dagli attentati quelli
che riguardano nello specifico Israele, di cui farò un capitolo a
parte e provvederò in seguito agli aggiornamenti, purtroppo gli
eventi ci dimostrano che ancora tanti ne accadranno e se per caso ne
avessi omesso qualcuno, vi sarei molto grata, se me lo comunicaste,
per correggere l'eventuale lacuna.
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