Le immagini a sin. e dx -  mostrano un evidente stridore di forma e sostanza.

Per capire il terrorismo è necessario anche, domandarsi con quale coraggio è stato possibile assassinare la "grande anima" Il Maestro della non violenza. Colui che con coraggio ha accettato di delineare i confini fra l'India e il Pakistan tracciati in modo anomalo dai colonialisti inglesi.

La risposta è una sola: chi l'ha fatto non poteva che essere un uomo accecato dalle sue presunte ragioni, che non ammettevano forma alcuna di dialogo, per cui è ricorso all'unica forma che conosceva valida: la forza bruta.

Due belle immagini che raffigurano il Mahatma Gandhi intento alle sue quotidiane occupazioni, che ne mettono in risalto la  docilità d'animo e luminosità di pensiero, che ha lasciato dietro di sé un esempio sublime di comprensione umana.

Una delle tante immagini che precedono il rituale barbaro assassinio, con lo sgozzamento di una vittima, sequestrata dal gruppo di Abu Musab al Zarqawi.

Analisi sul terrorismo a livello mondiale, per comprendere come nasce, come agisce, chi sono i suoi appartenenti,

quali fini si prefiggono  e come fare per sconfiggerlo. - (l'articolo è diviso in due parti)

Il terrorismo è una forma tribale di lotta, riporta indietro di millenni le società, verso comportamenti primitivi, in cui le forme politiche non erano ancora strutturate.   Con il terrorismo semplicemente si tenta di imporre con metodi terrificanti le proprie "ragioni" indipendentemente dalla loro bontà.  Si tratta perciò di una involuzione della cultura umana, che si arrocca su posizioni assolutistiche, esaltando la forza bruta, e non ammettendo tolleranza o dialogo.  Questo è il motivo per cui esiste un bacino grande di pescaggio di potenziali terroristi e ancora più ampio, in cui "nuotato" fra espressioni di ambiguità i tanti fiancheggiatori e simpatizzanti.

Il terrorismo è perciò una forma di regressione culturale.

Prima parte - 22 settembre 2004

 

E' possibile sconfiggere il terrorismo, o dovremo disporci a subirne per sempre i dettami? - parte I°

 

Che cos’è il terrorismo? Il vocabolario enciclopedico della lingua italiana “Treccani” lo definisce così: 

1) metodo di governo fondato sul terrore (governo del terrore in Francia durante la rivoluzione e per estensione altri governi che lo hanno usato come  Hitler, Stalin, Pol Pot, Amin Dada, Komeini, ecc.)

2) azione e metodo di lotta politica, per difendere, ma più frequentemente per sovvertire e destabilizzare una struttura di potere, attraverso il panico e la reazione emotiva, che suscita sulla gente.

3) In usi fig. culturale, psicologico e similari, cioè metodi di pressione psicologica fondati sull’uso di argomentazioni semplicistiche e intimidatorie.

 

Mi sembra che queste tre casistiche lo contengano e lo esplicitino abbastanza chiaramente.

 

Come nasce il terrorismo? Anche qui è abbastanza facile trovare una risposta, perché è già implicita nel lessico che lo definisce.

 

Ma chi è il terrorista? Sempre nel vocabolario troviamo queste definizioni:

1) come termine storiografico del governo del Terrore in Francia durante la rivoluzione,

2) membro di un’organizzazione politica, che si avvale di mezzi terroristici, o appartenente a gruppi terroristici.

 

Nonostante la seconda guerra mondiale ne abbia celebrato il culmine, terminato nel 1945 con la disfatta del nazismo, il secolo non ci ha risparmiato la sua proliferazione, che si è andata diffondendo a macchia d’olio. Anche in Italia ne abbiamo generato di nostro, da quello estremistico politico a quello organizzato dalla delinquenza. Stragi nel nostro paese piccole o grandi ce ne sono state tantissime.

Nel resto del mondo anche, basterebbe pensare che persino la prima guerra mondiale è iniziata per un regicidio commesso da un terrorista, per capire la valenza dirompente che esso è in grado di generare.

 

Noi viviamo in un regime democratico, che tende a cercare di capire le ragioni di tutti, questo non giustifica però l’eccessiva comprensione che ha sempre trovato attorno a se il terrorismo.

Gli anni bui del terrorismo italiano sono stati segnati anche dalla connivenza e dalla comprensione che partiti  legittimamente parlamentari, gli hanno concesso.

Si è dovuta ribellare l’Italia intera, perché il terrorismo subisse finalmente un grosso colpo e finisse al tappeto moribondo, non morto purtroppo e lo dimostrano gli assassini avvenuti in questi ultimi anni di cronaca e politica d’Italia.

 

La storia dovrebbe essere fonte di esperienza e di conoscenza e noi tutti, abbiamo il dovere di farne tesoro, imparando ciò che ci ha insegnato., per evitare almeno gli errori già fatti.

Invece è ricapitato, con il terrorismo di matrice islamica, che gli europei non riescono a comprendere nel suo piano destabilizzante e nella sua guerra fondamentalista,  iniziata già da oltre un trentennio avverso noi, ma nonsoltanto, è stato condotto in modo feroce anche contro molte nazioni di fede islamica, ma il cui governo era sostanzialmente laico.

 

Ci troviamo oggi di fronte ad un pericolo molto simile a quello che si presentava, quando il nazionalsocialismo si preparava a governare la Germania e invadere l’ Europa. 

Nessuno può permettersi di dimenticare che Hitler ha scalato il potere grazie a apparenti elezioni, che in realtà sono state sostenute attraverso una spirale d’odio contro gli ebrei, sfruttando l’insoddisfazione e la fame dei popoli europei, più o meno la stessa metodologia che stanno utilizzando oggi i terroristi islamici.

Che utilizzano la rabbia e  l’odio di interi popoli, indirizzandoli verso ideologie a loro sgradite, manipolando abilmente la verità, grazie soprattutto all’ignoranza in cui tengono le loro genti.

Non si può fingere di non vedere i parallelismi che sono così evidenti nelle due metodologie.

Come non si può continuare ad ignorare che gli ebrei sono dovuti fuggire in medio oriente, tornando nella loro terra d’origine per sfuggire a un’Europa che li odiava e li aveva massacrati quasi tutti, perché il nazismo non aveva attecchito solo in Germania, ma aveva fatto proseliti, innanzitutto in Russia e in moltissimi paesi europei fino a raggiungere l’illuminata Inghilterra.   Ora è inutile e ancora stupido prendersela con gli ebrei israeliani, perché sono il frutto di scelte folli e irresponsabili operate già dall’Europa oltre 70 anni fa.

 

L’Islam ha sempre coltivato una politica espansionistica e la coltiva tutt’ora, non è una storia che nasce in Palestina nel 1946, ma l’Africa e l’estremo oriente sono stati invasi dall’islam, in modo violento. In Africa l’invasione è qualcosa che fa impallidire il terrorismo che abbiamo visto all’opera persino oggi. Le decapitazioni sono una variante minore, se rapportate a ciò che subiscono le popolazioni animiste africane in questo ultimo quarto di secolo, non meno grave di quello che hanno subito storicamente dalla deportazioni come schiavi, catturati dai predoni arabi e venduti in tutto il mondo, alle condanne a morte odierne, per le peccatrici.

Ma l’islam ha anche colpito i governi islamici laici, per sovrapporre ad essi i loro integralismi, con un terrore infinito. Come dimenticare l’Algeria?

 

Questi alcuni paesi africani  in cui sono in atto vere guerre di potere:

Nigeria – Repubblica Centrafricana - Somalia – Sudan – Uganda  - Congo R.D. - Costa d’Avorio - Eritra – Etiopia – Liberia – Algeria – Burundi - Israele-Palestina

Queste le guerre in altre aree del mondo

Cecenia - Filippine - Haiti – Colombia – Iraq - Kashmir Kurdisthan – Afhanistan – Nepal - Sri Lanka

Queste infine le zone di crisi, ma molto simili alle guerre:

Armenia/Azerbaijan – Turchia/Kurdistan – Iran – Pakistan – Bosnia – Serbia-Montenegro/Kosovo – Macedonia – Moldova – Georgia - Indonesia/Molucche/Papua/Sulawesi – Laos – Thailandia – Marocco/Saharawi – Cina/Tibet – Cina/Sinkiang-Uygur – Laos – Thailandia - Vietnam – Sierra Leone – Ciad – Congo Brazzaville – Angola – Zimbawe – Comore – Ruanda – Repubblica Centrafricana - Messico/Chiapas – Guatemala – Bolivia – Venezuela – Perù – Regno Unito/Irlanda del nord – Spagna/Paesi baschi – Francia/Corsica –

 

Dedicare un pensiero al Mahatma Gandhi, maestro della non violenza, che è stato assassinato il 30 gennaio 1948 da un integralista hindu (certo Nathuram Godse). dopo che il Mahatma aveva condotto l'India fuori dalla dominazione inglese e dal conflitto con il Pakistan, costato oltre 1.000.000 di morti e 6.000.000 di sfollati, proprio mentre il resto del mondo, si stava risollevando faticosamente, dalla follia della seconda guerra mondiale, purtroppo serve non solo per ricordarlo, ma per dimostrare che di fronte alla violenza non basta essere motivati da spirito pacificatore o pacifista, non basta avere le migliori intenzioni possibili, non serve essere inermi o imbelli, ma è assolutamente necessario impedire ai violenti di manifestare la loro violenza. In particolare modo quando di violenza terroristica si tratta, perché questa non si ferma di fronte a nessuno, non conosce il sentimento della pietà e non distingue tra innocenti, vittime, colpevoli e carnefici.  Beslan purtroppo è la più lampante manifestazione di crudeltà che negli ultimi mesi abbiamo visto all'opera e portata proditoriamente contro bambini da pochi mesi di vita, fino ai loro nonni.

Ora bisogna capire come fare ad uscire da questa trappola di morte, senza fine, perchè ci stiamo avvitando in una spirale da cui diviene sempre di più difficile liberarsi.

Lisistrata

Seconda parte - 13 novembre 2004

 

Non esiste secolo  nella nostra storia, almeno di quella che conosciamo in cui l'uomo non abbia manifestato la sua incapacità a risolvere i problemi con il semplice uso del dialogo.  Fortunatamente, gli episodi il comportamento violento, stanno scemando, anche se noi obiettivamente, ad un esame superficiale non abbiamo questa percezione.

Oggi la comunicazione globale e satellitare, il cambiamento delle strategie culturali, e la crescita conseguenziale, hanno fatto sì, che l'uomo arrivasse a conoscere, divulgando tutte le notizie che sono in suo possesso.

Gli episodi che sono sotto i nostri occhi, in questi ultimi anni, sembrano più gravi dei precedenti, ma non lo sono.

In tutto il mondo si sono compiuti genocidi feroci, e sono ancora in atto, ma là dove non arriva la comunicazione, vuoi perché impossibile raggiungerla, vuoi perché sono popoli dei quali nessuno si interessa, fa si che gli eventi a questi orrori passino sotto silenzio ed il risultato è che non conoscendoli l'equazione semplice ed elementare è negare che esistano.

 

Le torture, le mutilazioni, le decapitazioni, sono sempre state una tragica pratica umana, un modo per incutere terrore e rispetto, che gli individui più aggressivi e quindi più forti usavano per tenere tutti gli altri individui sotto il loro totale dominio, così da essere i soli ed indiscussi padroni di ciò che pretendevano loro di diritto.

L'uomo che non comprende questa tragica verità e non accetta l'idea che in ciascun individuo si annidi lo stesso mostro decapitatore, che abbiamo visto in TV in questi ultimi mesi, non può comprendere la profondità del terrore e del terrorismo.

 

E' doloroso dover ammette che apparteniamo ad una specie terribilmente egoistica e cattiva, ma consapevole del potere che può esercitare. E' duro dover accettare l'idea che siamo potenzialmente tutti assassini e che basta rimuovere le censure date dall'educazione, per sostituire con altrettante ideologie fanatiche, giustificabili dal punto di vista politico, patriottico e religioso, e quindi etico, che l'uomo, come ha sempre fatto nei millenni, estrae dal suo profondo tutta la bestialità di cui è capace e nel farlo si rende conto che gli innocenti non esistono, poco importa se qualcuno che verrà colpito dalla sua furia omicida ha solo 6 mesi di vita o 3 anni, o è una persona che passava di lì per caso, per lui sarà sempre un potenziale assassino e quindi non può essere innocente.

 

Ciò di cui un assassino ha bisogno, per per portare a termine la sua azione è una cosa sola: l'alibi. Chiunque in ogni situazione e per ogni motivo può essere assassino se riesce a trovare le giustificazioni che alla luce della sua coscienza lo assolvano.

 

- Si uccide per gelosia, perché ci si è sentiti traditi e quindi si giustifica l'azione, contro l'oggetto che ha provocato la sofferenza.

- Si uccide perché si fa una rapina, pensando che non si vuole uccidere, ma poi  il rapinato oppone resistenza e quindi motiva, agli occhi del rapinatore,  la sua reazione violenta e assassina.

- Si  uccide per ereditare, ma non lo si fa pensando di essere esosi,  ma pensando di aver subito un'ingiustizia e che non ci venisse riconosciuto quanto ci spettava di diritto e di conseguenza ci si fa giustizia da soli, convinti di averne diritto.

- Si uccide perché qualcuno ha quello che non riusciamo ad avere noi, e dato che è facile pensare che chi ha più di noi, ce l'abbia sottratto o noi abbiamo fallito a causa del loro successo, o peggio per colpa loro, ecco che per portargli via quello che secondo noi, dovrebbe essere nostro, lo uccidiamo, e portiamo a termine quello che definiamo un atto di giustizia.

- Si uccide per amore, perché l'oggetto dei nostri desideri non ci vuole e quindi non possiamo accettare che tutti i nostri sforzi, che noi consideriamo legittimi,  non ci vengano riconosciuti. Di conseguenza, dopo esserci convinti che possiamo evitare di continuare a soffrire,  uccidiamo chi avrebbe la colpa di averci  fatto innamorare, senza darci il suo amore.

- Si uccide per rabbia, per azione incontrollata, perché qualcuno, secondo noi non ci permette di ragionare e solo con l'azione fisica noi riusciamo a controllare la situazione

- E così via.... all'infinito..... ma sempre dopo aver trovato la motivazione logica ed etica al gesto che stiamo portando a termine.

 

I potentati ideologici, politici e soprattutto religiosi,sanno che questa natura è insita nell'animo umano, la conoscono benissimo e cosa fanno? Semplice: la manipolano organizzando e indirizzando le insoddisfazioni, le frustrazioni, le sofferenze, e persino le devianze caratteriali,  catalizzandole tutte insieme, contro un comune nemico.

Lo psichismo collettivo di massa, così generato, diventa una potenza incredibilmente forte, dirompente, e soprattutto mortale, che vive e si alimenta di vita propria, infertizzandosi e generando a sua volta, a caduta: altro rancore, odio e aggressività, fino alla distruzione del nemico o alla propria distruzione.

Non sembra esserci via d'uscita da questo percorso innescato nella mente di chi lo attua, se non intervengono meccanismi altrettanto forti e motivati che lo interrompano.

Ma chi può intervenire in questo senso?  solo chi ha innescato il principio, oppure è necessario fermare gli ideologi, perché il vero pericolo non viene dai "soldati della violenza" ma dall'ideologia e dall'etica dietro cui si  nasconde e con la quale giustifica le azioni che ordina di commettere.

 

Quando i responsabili delle politiche mondiali capiranno questi semplici principi, forse potranno mettere in campo azioni collettive per contrastarle, ma fino a quel momento, siamo tutti più in pericolo che mai.

 

Lisistrata

Il terrorismo è una forma tribale di lotta, riporta indietro di millenni le società, verso comportamenti primitivi, in cui le forme politiche non erano ancora strutturate.   Con il terrorismo semplicemente si tenta di imporre con metodi terrificanti le proprie "ragioni" indipendentemente dalla loro bontà.  Si tratta perciò di una involuzione della cultura umana, che si arrocca su posizioni assolutistiche, esaltando la forza bruta, e non ammettendo tolleranza o dialogo.  Questo è il motivo per cui esiste un bacino grande di pescaggio di potenziali terroristi e ancora più ampio, in cui "nuotato" fra espressioni di ambiguità, i tanti fiancheggiatori e simpatizzanti.

Il terrorismo è perciò una forma di regressione culturale.

Torna a home

Scrivi un tuo commento nel guestbook