MALAGIUSTIZIA
A sinistra Giulio
Andreotti in tribunale - a dx. Enzo Tortora mentre viene arrestato
all'alba a Milano e trascinato in manette come fosse un malfattore,
dopo aver attentamente avvisato i media che con le loro telecamere
davano risalto all'evento, quasi fosse il frutto di una caccia
grossa, con la preda da esibire.
22
Ottobre 2004
Ho sempre avuto, fin
dall’infanzia una visione ideologicamente idilliaca dei magistrati e
dei giudici, ho sempre pensato che il loro era un lavoro di tutto
rispetto, di grandissima responsabilità e che erano uomini
eccezionali quelli che potevano svolgere questo lavoro.
Il tempo mi ha dato
torto.
Il mio risveglio
choccante è arrivato con il caso Enzo Tortora, fu un’infamia per cui
mi vergognai di essere italiana, ma il peggio dovevo ancora vederlo
e lo vidi con mani pulite, eppure avevo già avuto molte avvisaglie,
degli abusi giudiziari, anche perché ne ero stata toccata di
persona. Infatti sono stata vittima di un attentato terroristico nel
1978, proprio a ridosso dell’omicidio di Moro, ed ho sperimentato
sulla mia pelle i doppi pesi e le doppie corsie che hanno fatto sì,
che diventassi vittima due volte e la volta peggiore, ad opera dei
giudici.
Eh sì, purtroppo è
accaduto anche a me, ma non avevo ancora capito il valore della
consorteria, la credevo soltanto territorio di mafia ed invece non è
così.
Sono tantissimi gli
episodi che potrei citare, nei quali sono rimasta letteralmente
sconvolta nel vedere applicare allegramente le leggi, snaturandole
con una disinvoltura morale, simile a quella che hanno gli assassini
per poter svolgere il loro lavoro.
L’ultimissima vergogna
della magistratura italiana:
secondo il gip di
Bari Giuseppe de Benedictis, i 4 uomini sequestrati dai
terroristi in Iraq: Umberto Cupertino, Salvatore Stefio, Maurizio
Agliana e Fabrizio Quattrocchi che purtroppo è stato assassinato,
sarebbero stati dei veri fiancheggiatori delle forze della
coalizione. Il gip considera che erano in quel paese in veste di
mercenari o quantomeno di “gorilla” poiché lavoravano come
guardaspalle per uomini d’affari iracheni. Quindi per il dr. De
Benedictis, il loro rapimento e l’assassinio del Quattrocchi sono
giustificati.
Lo stesso gip è quello
che ha annullato il permesso d’espatrio a Gianpiero Spinelli,
(annullato poi dal tribunale del riesame) a che si era occupato del
loro ingaggio. Tutto questo perché la società che li avrebbe
ingaggiati, viene considerata gip, un centro di addestramento e
arruolamento di mercenari.
Visto che il nostro è
l'unico paese al mondo che invece di indagare sui delinquenti,
indaga sulle vittime, e anziché punire i colpevoli scrive di suo
pugno sentenze che ne giustificano le azioni criminali, aspettiamoci che mandi ai rapitori dei 4 bodyguard una
medaglia d’oro al valore civile e condanni all’ergastolo i 3
sopravvissuti.
Questa solo una delle frasi scritte di pugno dal gip, che ora si
sforza di minimizzare:
“Cupertino,
Stefio, Agliana e Quattrocchi erano veri e propri fiancheggiatori
delle forze della coalizione e questo spiega, se non giustifica,
l’atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti”.
De Benedictis,
ora dice che non voleva offendere nessuno, - per lui chiamarli
mercenari e gorilla non sono offese -anzi onora la
memoria, - meno male chissà se non l'onorava - alla domanda
del giornalista su che cosa intendeva per mercenari, lui ha risposto che chi lavora per forza armate di
occupazione, o anche per governi di paesi come l'Iraq, anche se fa
solo da guardiaspalle a degli imprenditori locali - questa era
l'attività dei nostri 4 connazionali - per lui sono
fiancheggiatori e mercenari e il primo termine è indice di un'azione
illecita, infatti fiancheggiatori viene usato per indicare chi da
vicino aiuta i delinquenti, cioè li fiancheggia e così è anche
riuscito a dire che le forze di coalizione sono un'accozzaglia di
delinquenti.
Questo giudice
ha emesso valutazioni,secondo i suoi
personali convincimenti e i suoi pregiudizi.
E' spaventosa
l'ignoranza e l'arroganza che molta magistratura politicizzata
esprime, infischiandosene bellamente delle leggi - che loro
per primi debbono rispettare se hanno il mandato di giudicare gli
altri - per legge i signori giudici hanno il dovere di
esprimere un doveroso riserbo.
I giudici,per loro mandato preciso,
non possono esprimersi in termini politici, ma forse vuole emulare gli altri che lo
hanno preceduto nella scalata al parlamento italiano e magari
riuscirci, grazie anche a Pecoraro Scanio (dei verdi
l'ulivo), che anziché chiedere che il giudice venisse sottoposto a
provvedimento disciplinare, ha chiesto che il governo italiano
riferisse in parlamento, perché questa dichiarazione del giudice,
secondo lui e i suoi compagni, dimostra che il governo sta
mentendo sulle forze dislocate in Iraq..
Provo schifo per tutto
questo, non c'è niente di peggio per un politico che trasformare
tutto in strumento alla propria fede integralista, in questo caso.
Meno male che ci ha
pensato una parte del governo a telefonare alla famiglia del povero
Quattrocchi per rammaricarsi e fare delle scuse. Mi domando come
potremo battere il terrorismo con questi atteggiamenti dissolutori
di un patrimonio storico: libertà e democrazia, che non ci sono
certo stati elargiti dalle sinistre, ma dai partiti democratici che
nei primi 50 anni dopo la seconda guerra mondiale hanno permesso a
questo paese di crescere e progredire.
Questi altri casi di
cui l'eco è recente:
Si è da poco concluso
il processo, la Corte di Cassazione per l’ attentato del 1989 all'Addaura,
- a cui il giudice Falcone era
miracolosamente scampato - ha stabilito la verità di quell'episodio:
l'attentato era vero e non frutto di una montatura o dei servizi
segreti, e ne condanna gli autori.
Purtroppo hanno voluto
farci credere il contrario e allora iniziò una lenta opera di
destrutturazione, che lo condannò alla sua tragica morte .
Forse è anche questo il motivo per cui la stampa, eccezione fatta
per Il Giornale, ha dato poco rilievo ora a questa notizia,
nascondendola, è troppo per loro dover ammettere di aver sbagliato e di aver dato corpo alle maldicenze,
che hanno finito per distruggere un uomo.
Ricordo come fosse
oggi la delegittimazione fatta contro di lui, già si vedeva l’uso
dei metodi stalinisti: rendere colpevole la vittima, per non
riconoscerne il valore e poterla distruggere completamente.
La signora Elena
Paciotti, allora degna rappresentante di magistratura democratica
votò contro di lui, permettendo alla toga rossa (così si era
definito da solo) Francesco Misiani di prendere il posto che sarebbe
spettato a lui.
A loro questa
vigliaccata, invece questo fruttò un avanzamento di carriera, la
Paciotti divenne presidente dell’Ass.ne naz.le magistrati e subito
dopo eletta parlamentare europea nelle liste del partito comunista
italiano. Ma anche Luciano Violante, fu suo nemico arrivò
addirittura a cercare di impedirgli di occuparsi di antimafia.
Eppure era la sinistra giudiziara quella che a quei tempi sosteneva
che la mafia uccide prevalentemente le persone isolate. E così
pensarono bene di isolarlo e a noi resta solo di ricordare Giovanni
Falcone e piangerne l’assenza. Loro invece non contenti di averlo
strumentalizzato da vivo, cercarono anche di farlo da morto. Ormai
non c’era più quindi si poteva sfruttare il suo ricordo e
organizzare cortei e manifestazioni strumentali, non possiamo
dubitare della maestria della sinistra.
asin Falcone al
lavoro con la sua toga- in centro la toga rossa rappresenta i
suoi nemici - a dx. ciò che ci è rimasto di lui fisicamente, perché
le sue idee, il suo genio e la sua integrità, nessuno potrà
cancellarle
Il processo di
Andreotti, con il quale è stata attuata una delle peggiori
strategie delegittimatorie contro un uomo, che per quanto possa
essere stato un politico criticabile, non poteva certo comportarsi
come è stato fotografato nelle varie sedute processuali offerte al
dominio pubblico, con larga eco di stampa.
Il bacio dato a
Salvatore Riina, una bufala indegna di un paese civile, la storia
del vassoio regalato alla figlia di un boss, fatto che non è stato
comprovato da testimoni, ma da una parrucchiera che lo aveva sentito
dire nel suo negozio da chi conosceva i fatti.
Ma dove hanno discusso
il processo? In un’aula di tribunale o in una portineria? E’ una
vergogna per tutta l’Italia, senza contare i soldi spesi, intanto
siamo noi contribuenti a pagare e loro i giudici, a prendere gli
stipendi.
Ora che la cassazione
ha detto l’ultima parola che cosa vuole ancora Caselli? Come si
permette di interpretare a modo suo una sentenza definitiva. Se fino
a ieri quando qualcuno tentava di obiettare sulle sentenze dei
giudici, non era la sinistra che gridava allo scandalo? Chiedevano
addirittura interrogazioni parlamentari. Questo ultimo episodio
dimostra la faziosità, il carattere pervicace e malevolo di certi
magistrati o ex magistrati proprio come Caselli, che si permette ciò
che nega agli altri.
In questo clima
velenoso di malagiustizia, sono ormai alcuni anni che il governo
tenta una riforma che possa modernizzarla ma trova i giudici
asserragliati sulle barricate a fronteggiare qualsiasi minimo
cambiamento.
Anche la meno
obiettiva o la più faziosa delle persone, non può non riconoscere
che così com’è la giustizia non funziona.
E allora cambiare
diventa un imperativo assoluto, magari ciò che viene proposto non è
il meglio, ma dato che ci si vuole lasciare alle spalle il peggio, è
moralmente e politicamente giusto provare a cambiare.
Le leggi sono
frutto di pensiero e attuazione umana, quindi sono sempre
modificabili, si possono correggere le storture, gli errori,
ampliare alcune possibilità o restringerne altre. Ma tutto questo
si può fare se non ci sono i conservatori dello statuto che ha
un’età talmente vecchia da poter essere considerato cadavere,
infatti risale agli anni 1940-41 e di acqua sotto quei ponti ne è
passata tanta.
Fra le cose che andrebbero
riformate, ha ragione il ministro Castelli, ma i magistrati
dovrebbero essere sottoposti a test psicologici ed io aggiungo che
non basta la prima volta, ma debbono rinnovarlo ogni 5 anni, perché
il potere, in molti casi conduce al delirio di onnipotenza.

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