L'ARAFAT DI CUI NESSUNO VUOLE PARLARE

Lo sapevate che Arafat è stato il leader meno amato dagli arabi?

Se volete qualche notizia approfondita sul chi era Arafat, potete trovarla qui:

 Informazione corretta   Legno Storto

Leggerete di lui quello che non si dice, quello che non conviene, ma che tutti sanno, proprio come le purghe staliniane o quelle hitleriane.  Tutti sapevano ma tutti fingevano di non sapere, finché ha fatto comodo.

Con Arafat e la Palestina è successa e continua a succedere la stessa cosa. 

Spero che presto vengano alla luce le verità troppo a lunghe nascoste o ammaestrate, pilotate contro un popolo, che ha il solo torto di essere entrato da secoli nell'immaginario collettivo dell'intolleranza razzistica.

L'occidente fino ad ora aveva scelto di stare dalla parte degli arabi, includendo la Palestina nella scelta. Nonostante ciò gli arabi, a causa del loro odio atavico contro gli ebrei, hanno fomentato e sovvenzionato il terrorismo, spargendone i semi nel mondo.

Il male è però sfuggito di mano a chi l'ha generato e tutti ora ne hanno potuto vedere i frutti, anche se i preconcetti sono duri a morire e pochi hanno il coraggio di chiamarli con il loro vero nome, il tempo e la storia finiscono sempre per far venire a galla le verità, anche le più scomode.

Lisistrata

la foto di Yasser Arafat, con lo stemma apposto sulla propria uniforme e che rappresenta la "Palestina liberata" da cui si vede chiaramente che "LO STATO DI ISRAELE E' CANCELLATO".

Quello che ha sempre voluto Arafat, per lui pace rappresentava la cancellazione di Israele e null'altro.

Il problema vero è che quest'uomo è stato un istrione, un attore nato, è riuscito a far passare in secondo piano, se non dimenticare, che la Palestina era uscita perdente nella seconda guerra mondiale.  Infatti pochi sanno che i palestinesi si sono sempre schierati contro le democrazie occidentali e a favore dei totalitarismi.

Nella prima guerra mondiale, erano schierati a fianco del blocco degli imperialisti, durante la seconda con i nazisti e durante la guerra fredda erano a fianco del totalitarismo sovietico.   Così alla fine della seconda guerra mondiale hanno perso la guerra e la terra, che è andata divisa  fra gli stati confinanti.

Ai palestinesi è successo soltanto quello che è successo a noi, alla fine della seconda guerra mondiale: abbiamo perso la Croazia, ma non abbiamo condotto per 60 anni, una guerra d'odio contro la Jugoslavia. Noi semplicemente a denti stretti abbiamo pagato  i nostri debiti, subendo il frutto del nostro errore.

L'arroganza di questo popolo e del suo leader invece hanno fatto sì che tutto il mondo si infiammasse, per i loro personali odi, le rivendicazioni ingiuste e il terrorismo.

Come recita un vecchio e saggio proverbio: chi perde paga - questo è sempre stato valido per tutti, ma chi lo ha coniato non conosceva i palestinesi e Yasser Arafat.

Il leader che i palestinesi non si meritavano - di Barry Rubin

(Barry Rubin, direttore di Middle East Review of International Affairs, su Jerusalem Post, 2.11.04)

L'originale di questo articolo lo trovate pubblicato su Israele.net

 

Ufficialmente, pubblicamente e ideologicamente tutti gli arabi devono amare Arafat. Naturalmente non è vero. Quando gli arabi, palestinesi compresi, si esprimono su Arafat in privato non cercano nemmeno di nascondere il loro disprezzo.
C’è qualcosa di affascinante nella perfetta simmetria della carriera di Arafat. Se la vita di Arafat, strettamente parlando, non è ancora finita, certamente il quarto ed ultimo ciclo della sua disastrosa vita politica è giunto al termine, ed esattamente allo stesso modo di quelli precedenti.
In ogni fase della sua carriera, Arafat ha goduto di calorosa accoglienza e di importanti chance per edificare il suo movimento e aiutare la sua gente. Ma ogni volta ha rovinato l’ospitalità ricevuta insultando i padroni di casa, infrangendo gli impegni, fomentando violenze e lasciando che le sue forze si scatenassero. E ogni volta alla fine si è fatto buttare fuori.


Dapprima fu la Giordania, dove re Hussein permise ad Arafat di edificare uno stato-nello-stato e attaccare Israele disponendo di un suo proprio esercito. Il re sapeva che potenti stati arabi e la considerevole porzione palestinese della popolazione giordana appoggiavano Arafat, e non voleva guai. Ma Arafat costrinse re Hussein a combatterlo. Con i suoi accoliti cercò di provocare la caduta della monarchia Hashemita, si fece beffe della sua autorità, minacciò di trascinare la Giordania in un’altra guerra contro Israele, insultò i suoi soldati. Messo alle strette, re Hussein reagì nel settembre 1970. Arafat proclamò che avrebbe combattuto fino alla fine da vero martire. Invece, lui e i combattenti dell’Olp vennero cacciati fuori dal paese. 

 

(l'azione della battaglia combattuta dall'esercito giornato che produsse una totale cacciata dei palestinesi dal suolo giordano, (prese il nome da un gruppo terroristico palestinese che compì vari attentati tra il ’71 e il ‘73e si chiamò "Settembre nero" ) i morti palestinesi furono oltre 4000 e 10000 divennero profughi, perché fisicamente buttati fuori dai confini della Giordania)
 

Poi fu la volta del Libano. Alcuni libanesi accolsero volentieri Arafat, altri lo fecero piegandosi alle pressioni dell’Egitto. All’inizio vi furono alcuni scontri, ma anche i libanesi non volevano avere guai con Arafat. Attacca pure Israele attraverso il confine, dissero, ma attieniti ad alcune semplici regole non scritte per evitare che la reazione di Israele coinvolga il Libano. Soprattutto, non impicciarti nelle questioni interne libanesi. Ancora una volta Arafat si inimicò i suoi ospiti. I suoi uomini vessarono i libanesi trattandoli da sudditi e trasformando il sud del paese in un feudo dell’Olp. Spadroneggiando per le strade, le forze dell’Olp si comportavano da padroni anche nella capitale Beirut. Le manovre di Arafat contribuirono a destabilizzare la politica libanese e a scatenare la guerra civile. Alcuni libanesi chiamarono l’esercitò siriano perché li liberasse da Arafat. Altri, successivamente, fecero un accordo con Israele. Nel 1982 le forze dell’Olp fuggirono davanti alle Forze di Difesa Israeliane e i dirigenti libanesi chiesero che lasciassero il paese. Arafat proclamò che avrebbe combattuto fino alla fine da vero martire. Invece si imbarcò coi suoi alla volta della Tunisia.

 

(l'azione prodotta da Arafat, che uccise il nuovo presidente eletto democraticamente, il cristiano Beshir Gemayel, che aveva intenzione di organizzare un Libano cristiano e democratico, simile a quello israeliano, produsse il massacro di Sabra e Chatila, i due quartieri libanesi abitati dalla popolazione palestinese accolta in Libano, nei quale le milizie falangiste  libanesi per vendicare l'assassino del loro leader,  entrarono e fecero una strage assassinando a freddo oltre 2000 civili, compresi donne e bambini. Israele volto la faccia dall'altra parte e Sharon che pur se non era presente, era responsabile dell'esercito dislocato sui confini del Libano, finì, come sempre per esserne incolpato, ma la colpa era ancora una volta di Yasser Arafat, che aveva tradito tutti, per primo il suo popolo) vedi articolo
 

In seguito, è vero, non arrivò a scontrarsi direttamente con gli ospiti tunisini. Ma lui e il suo entourage divennero molto impopolari anche lì. Violò la promessa di non condurre operazioni terroristiche a partire direttamente dal territorio tunisino. I tunisini erano furiosi, ma troppo deboli per poter fare qualcosa.

 

Questa volta Arafat riuscì a inimicarsi sauditi e kuwaitiani. Schierandosi dalla parte del dittatore iracheno Saddam Hussein, che aveva invaso il Kuwait nel 1990, Arafat mise in pericolo direttamente la sovranità e la sopravvivenza di due stati che lo avevano finanziato per anni. Quelli tagliarono immediatamente i fondi, riducendo l’Olp sull’orlo della bancarotta. Per colpa di Arafat, decine di migliaia di palestinesi vennero cacciati come traditori dal Kuwait e da altre monarchie del Golfo Persico.
L’Olp sembrava aver toccato il fondo. Se Israele e Stati Uniti avessero voluto (se fossero stati tanto malvagi quanto Arafat e i suoi tifosi sostengono) avrebbero potuto distruggere lui e il suo movimento. Invece, nella loro ricerca di una vera pace, pensarono che la debolezza di Arafat lo avrebbe reso più moderato. Lo presero in parola. Okay, dissero, vuoi uno stato, e allora facciamo un accordo che soddisfi necessità e aspirazioni di tutti.
 

Paradossalmente Arafat trattò Israele esattamente come aveva trattato gli arabi. Nel 2000 rifiutò una pace di compromesso e lanciò una guerra di terrorismo. Ancora una volta fomentò disordine, anarchia, violenze ed estremismo.
Questa volta, però, venne confinato anziché espulso. Israele disse che poteva andare e venire dal suo quartier generale assediato a Ramallah se avesse fermato il terrorismo che istigava e finanziava. Ancora una volta Arafat eluse le proprie responsabilità.
La malattia gli ha procurato un biglietto per Parigi, pagato dai contribuenti francesi, con la promessa senza condizioni che avrebbe potuto fare ritorno.

 

Ora è in Europa. Nessuno in Medio Oriente lo accoglierebbe. Arafat è il benvenuto solo dove la gente non conosce o non vuole capire i suoi comportamenti di un’intera vita. Mentre politici male informati, sedicenti umanitari e romantici voyeurs di rivoluzioni altrui, sono sempre pronti a dargli un’altra chance, Arafat ha esaurito la lista di paesi dove poter intrallazzare.

Nella foto: Arafat all’Onu (con la pistola al fianco) - 13 novembre 1974.

Alle sue spalle, a sinistra, il Segretario Generale dell'Onu Kurt Waldheim (poi accusato di complicità con i nazisti)

Avvia una discussione sul forum

Torna a home