PERCHE' I NOSTRI FIGLI

Corrono il pericolo di farsi travolgere da influenze dannose.

 

Milano, 12 novembre 2004

 

Non conosco i giovani che lo sono stati prima della seconda guerra mondiale, ma conosco quelli che lo sono stati negli anni seguenti, perché appartengo a quella generazione, ho vissuto in prima persona il 68, anche se non l’ho vissuto dalla parte dei contestatori ad oltranza.

Non ho mai difeso il diritto di conseguire una laurea senza studiare, né di avere una casa senza pagarne l’affitto, tantomeno di viaggiare senza pagare il biglietto,come non ho condiviso gli espropri proletari o i picchettaggi fuori dalle fabbriche o dalle scuole, ciò non di meno ho fatto le mie battaglie contestative, ma le ho fatto con le azioni, cioè attuando i principi in cui credevo, rendendoli attivi e coerenti con i miei comportamenti.

Ho fatto la rivoluzione sessuale, rivendicando il mio diritto di donna di scegliere la mia vita intima e come vivere la mia sessualità,  ho difeso il diritto all’autodeterminazione in tutti i sensi e i campi, ho votato a favore del divorzio e dell’aborto, non perché trovo che siano il meglio che l’umanità possa fare, ma perché a volte i rimedi tragici sono comunque una via di uscita da situazioni ben peggiori ed anche perché gli uomini hanno il diritto di decidere da sé tutto ciò che li riguarda sul piano della moralità, e le leggi possono solo vigilare che non vengano commessi abusi.

Sono comunque sempre stata convinta, ed oggi più di prima, che nella vista esistano dei principi e dei limiti entro i quali è necessario agire, e che non bisogna superare.

La gerarchia è uno di questi principi, non è un’invenzione umana, ma è qualcosa che già la natura ha come processo costruttivo dell’esistenza, in tutte le sue forme.

Tutti i gruppi sociali animali rispettano la gerarchia, se così non fosse rischiano l’estinzione.

L’uomo può e deve adattare questo principio alla sua natura sociale, ma non può prescinderne.

 

Negli ultimi decenni ho assistito a un lento sgretolamento di questo principio:

Ho visto famiglie che per stare unite ricorrevano al fare un figlio, mettendo perciò sulle spalle di un neonato, che ancora doveva sopravvivere, imparare, evolversi, la responsabilità di un fallimento o di un successo familiare.

Ho visto genitori chiedere ai loro figli cosa dovevano scegliere, secondo il loro giudizio infantile, facendo perciò perdere al bambino la capacità di fidarsi dei genitori che non erano capaci di assumersi le responsabilità delle scelte che toccavano loro.

Ho assistito a principi di libertà insegnati ai bambini, che con la libertà non erano nemmeno imparentati, ma erano frutto di lassismo, di libertinaggio, motivo per cui i giovani non avevano punti di riferimento da emulare, indispensabili alla loro crescita e al loro rafforzamento, se non cercarli fuori casa in altri compagni come loro e quindi incapaci di dare le risposte giuste.

Ho assistito ad una deresponsabilizzazione lenta e inesorabile dell’individuo, facendo ricadere le responsabilità sulla collettività, in questo modo non responsabilizzando nessuno.

La droga ha attirato verso di se molta di questa gioventù priva dei riferimenti, ma non solo la droga.

Ho visto lasciare impuniti una serie infinita di crimini, per l’incapacità di capirli o peggio di accettarli, togliendo perciò altri punti di riferimento, fondamentali alla crescita e alla formazione degli individui.

Ho visto molti genitori sostituirsi nelle azioni e nelle responsabilità dei loro figli, coprendoli oltre ogni ragionevole senso della giustizia, permettendo loro  quello che non è accettabile da nessuno.

I giovani sanno riconosce il bene dal male, ma non possiedono gli strumenti per distinguerne le sfumature. E’ grave per gli adulti non capire questa verità, perché impedisce l’acquisiszione della forza d’animo, che serve a ciascun individuo per affrontare le avversità dell’esistenza.

Non è sufficiente accumulare denaro e beni da mettere a disposizione del proprio figlio, affinché un ideale futuro tranquillo economicamente gli garantisca la sopravvivenza, è invece indispensabile fornirgli gli strumenti atti a sopravvivere con la propria forza intellettiva e fisica. I beni materiali sono secondari e chi possiede la capacità del discernimento, può costruirseli, chi invece non l’ha acquisita, può solo consumare quelli che gli vengono lasciati in eredità, senza costruirsene degli altri.

Un numero sempre più ampio di giovani, in tutte le società da nord a sud, da est a ovest si sono persi e per ritrovarsi hanno cercato poteri forti, o almeno quelli in cui loro riuscivano a comprendere come poteri forti, di cui fidarsi e con cui riconoscersi, attraverso l’emulazione e il gruppo.

 

Nelle società democratiche c’è oggi in atto un boom molto preoccupante, di giovani che si aggregano attraverso gruppi sociali politici, che sfruttano questa mancanza di ideali e di idee, asservendo le menti dei giovani che cercano nella forza dimostrata dalle idee, una strada da seguire.

Nelle società totalitarie integraliste c’è in atto lo stesso boom preoccupante, di giovani che non frequentano i gruppi sociali politici o partitici, perché non possono riferirsi alla multicrazia, ma alla monocrazia, con i suoi leader indiscussi quasi tutti infarciti di teologia e che aprono pericolosamente la strada al terrorismo.

 

 

Questa è la vera fonte della dissociazione dei giovani dalla società in cui vivono:

La mancanza di genitori consapevoli dell’importanza del ruolo che hanno e della responsabilità che devono assumere nel momento in cui scelgono di mettere al mondo dei figli.  Non basta che li nutrano, li vestano, paghino loro gli studi scolastici o le vacanze estive, ma serve che sappiano trasmettere loro principi forti e dimostrabili.

Non è importante che i genitori siano democratici, liberali o comunisti, credano o meno nell'esistenza di dio, siano ricchi o poveri, colti o ignoranti; ciò che conta realmente è che sappiano essere coerenti con le idee che enunciano, che queste non restino solo parole ma vengano seguite dai fatti, con onestà e non solo in base ai propri interessi del momento.

 

Quei genitori che non terranno conto dell'esigenza dei propri figli di avere esempi veri e non edulcorati dai manierismi, che non sapranno trasmettere regole precise a cui fare riferimento, che non daranno esempi onesti e non infarciti di perbenismo. Quei genitori che non avranno la volontà e la forza di agire secondo i principi che enunciano, quei genitori avranno figli di cui dovranno vergognarsi e pentirsi, perché saranno solo il fallimento dovuto alla propria incapacità.

 

Noi tutti abbiamo un potenziale infinito, sta a noi saperlo usare nel bene o nel male.

 

Lisistrata

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