Campioni semidei

15 febbraio 2004

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Viviamo in una società che ha innalzato a suo modello ideale costruzioni inesistenti, noi siamo l'uomo dio, siamo coloro che hanno creato il mondo a loro immagine somiglianza e nel farlo abbiamo voluto che alcuni di noi incarnassero visibilmente questo stereotipo, altrimenti non dimostrabile, non tangibile e soprattutto non raggiungibile.

Abbiamo voluto che alcuni rappresentassero i nostri fatui ideali, con le loro gesta ci dimostrassero che nulla ci è precluso, al contrario tutto può essere possibile e tutto deve diventare possibile, purché chi lo realizza sia dotato di qualcosa di soprannaturale, che la massa degli altri uomini non sarà mai in grado di raggiungere, quindi a questi uomini dei: tutto è concesso.

I campioni dello sport lo incarnano, gli attori, i giornalisti televisivi, le dive e le soubrette, persino i politici ormai hanno raggiunto questo parossismo sterotipato di uomo semidio,

Ma ciò che è grave è che ormai questi semidei sono costruzioni mere e semplici, fatte su uomini che nulla hanno realmente a che fare con la divinità, che debbono rappresentare.

Grande Fratello, la fortunatissima serie televisiva ne è il peggior esempio (ma a questo argomento dedicherò un altro capitolo).

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Ai campioni, a questi semidei tutto è concesso, possono uscire tranquillamente dai binari in cui tutti noi tapini ci dobbiamo dibattere quotidianamente.

Maradona ne è stato l'esempio più chiaro e lampante.

A questi uomini dei qualcosa però è chiesto in cambio: che rispettino le regole scritte da chi li ha innalzati sull'altare della gloria.

Guai incolga a colui o coloro che non sapranno rivestire questo ruolo fino in fondo, li attende la distruzione, l'oblio o peggio la morte.

Se qualcuno avesse posto dei freni al dilagante e dilagato problema della droga finalizzata al rendimento sportivo, noi ora non piangeremmo Marco Pantani, noi ora non dovremmo domandarci perché, perché semplicemente non sarebbe successo quello che è successo.

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Un uomo fortificato nel corpo con artifici, resta inevitabilmente indebolito nella sua tempra morale e spirituale, perché potrà ingannare gli altri la sua splendida immagine, ma non ingannerà lui che sa quanto sforzo e fatica e a quali compromessi sia dovuto scendere per arrivare a quei traguardi. Un uomo semidio nell'immaginario collettivo, uomo vero e solo come tutti gli uomini nella loro umanità, frustrato nella fatica della perenne rincorsa di un ideale, non può che finire stroncato sotto il peso dello sforzo.

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Quanto ancora dovremo camminare, per capire che siamo noi e noi soltanto artefici, del nostro destino e che chiunque si sostituisca a noi non può che danneggiarci?

Forse a Marco Pantani è successo proprio questo, la sua vita non gli apparteneva più, gli era sfuggito di mano il proprio destino e lui non ha saputo più riprenderselo.

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