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Coerenza - lealtà - libertà: una scelta di parte
Il mondo che mi piace il mondo che rifiuto
Sono troppi i
fatti che si sono succeduti in questi ultimi giorni in relazione
all’Iraq. Non dico nulla di nuovo, parlando dei rapimenti e degli
ostaggi e non solo degli italiani. Trovo sia ingiusto considerare
solo i propri come qualcosa di intoccabile. Tutti gli uomini hanno
per me lo stesso valore, vita e morte sono una verità assoluta che
riguarda tutti, gioia e dolore altrettanto.
Ovvio che le
cose che ci riguardano, ci coinvolgono di più, ma una cosa che mi ha
lasciato esterrefatta è stato lo scoprire come qualcuno ha trattato
questo tema, sia i media che la gente comune, oserei dire che
qualcuno ha goduto.
I media hanno
usato l’immediatezza che debbono avere gli eventi, è una legge di
mercato. Quello che non ha corrisposto è stato l’uso improprio
degli eventi. Prima ancora di sapere chi, cosa, dove e quando….
sono stati emessi giudizi che hanno contribuito a rendere oscure le
figure di queste persone, che non conoscevamo prima del rapimento,
appesantendone il dramma, non pensando nemmeno un attimo ai loro
famigliari.
Lo so bene che
i terroristi non fanno certo scelte mirate ad personam, chiunque va
bene, purché l’evento generi un tornaconto politico, ma questo
dovrebbero saperlo tutti.
Non ho
elementi per giudicare se questi uomini hanno fatto bene o male ad
andare a prestare la loro opera in Iraq, io non l’avrei fatto, ma
forse per vigliaccheria, non per scelta ideologica.
Ciò di cui
sono certa è da che parte sto io e da che parte desidero stia il mio
paese.
Io so e lo
sapete anche voi, che se alla fine della guerra del 1945 non
avessimo avuto dalla nostra parte gli americani, noi saremmo finiti
sotto l’influenza sovietica. Fortunatamente il mio paese è riuscito
a stare di qua, della cortina di ferro, grazie agli Stati Uniti
d’America. E’ una realtà questa che nessuno potrà mai cancellare,
come nessuno ha potuto cancellare lo sterminio nazista, anche se c’è
chi ha avuto il coraggio di negarne l’esistenza.
Tutto ciò che
è successo o in Europa, dalle epurazioni in Russia con i gulag e gli
stermini di massa, dall’occupazione politica dei paesi entrati nella
sfera comunista, fino alla caduta del muro di Berlino, non posso
dimenticarmi, come non posso ignorare la Jugoslavia o peggio,
ciò che ne resta e gli odi in essa ancora accesi. E mi fermo
all'Europa.
Ebbene io sono
un prodotto post-bellico ma sono ugualmente grato agli Stati Uniti
per ciò che l’Italia ha potuto fare negli anni della rinascita dopo
il totalitarismo fascista, le infauste colonie d’Africa e una guerra
disastrosa per il mondo intero.
Per me
riconoscenza non è un termine astratto, non è una cambiale che ha
una scadenza, ma è un valore e come tale non lo metterò mai in
discussione, soprattutto ora che dopo la minaccia comunista,
fortunatamente vinta, all’orizzonte appare una minaccia ben più
grave, della quale non ci eravamo accorti, forse perché distratti
dalla nostra opulenza o forse perché strisciante, penetrata nelle
nostre case, nei nostri cuori. Ho visto miei amici egiziani sposare
donne italiane e far cambiare loro la religione. Oggi portano il
chador, e i loro figli non diventeranno mai cattolici o laici, non
avranno via d’uscita e allora io ho paura, ma non è una paura
fobica, bensì logica, è un timore motivato, da fatti che sono sotto
gli occhi di tutti e che soltanto i ciechi nelle mente non vogliono
vedere. Io non posso e non voglio rinnegare la mia storia
d’italiano, so bene che destino ha subito chi ha solo espresso idee
non accettate dal cattolicesimo, chi ha lottato contro le
dominazioni straniere, contro il fascismo e persino contro il
comunismo, ma oggi il mio nemico è l’islam integralista.
Non ho fatto
il 68 per rivendicare diritti, che altri vogliono togliere ai miei
figli, non sono sceso in piazza per difendere referendum di libertà
e permettere che qualcuno li cancelli, voglio che i miei figli oggi
e i miei nipoti se ne avrò, siano padroni della loro vita, dei loro
corpi e delle loro menti.
E dopo tutto
quello che ho visto succedere vicino e lontano da me, non mi importa
se non sarete d’accordo con me, ma io combatterò con tutte le mie
forze e lo farò anche per voi, affinché i miei e i vostri figli
abbiano la possibilità di vivere in un mondo libero, che permetta
loro di sbagliare e di correggersi, per avere la possibilità di
imboccare la strada del ritorno. Non mi risulta che nell’islam
questo sia contemplato.
E se oggi
sostenere gli Stati Uniti in questa lotta, per qualcuno è un errore,
ebbene io accetto di correre questo rischio, perché ha uno scopo che
ritengo un valore e devo essere coerente con le idee di libertà che
ho e di rispetto di ciò in cui credo: la riconoscenza, la coerenza,
gli interessi del mio paese e la libertà.
Gli stessi che
oggi sventolano la bandiera della pace, sono i figli di quelli che
ieri sventolavano quella rossa e altre bandiere analoghe alla
multicolore, ma che marciavano compatti in piazza sempre e solo
contro una parte e non era mai contro l’Unione sovietica.
Facevano i
pacifisti ieri, proprio come oggi, ma volevano il disarmo degli
Stati Uniti, non dell’Unione Sovietica, sono contento che abbiano
perso quelle battaglie, mi auguro che perdano anche queste, se sarà
così sono certo che anche loro ne trarranno beneficio, anche se non
lo ammetteranno mai, ma non importa ciò che conta è difendere le
libertà conquistate, come quelle che hanno conquistato i martiri
veri non i terroristi, che sono solo armi improprie, in mano a chi
li usa per scopi che non c’entrano con la religione, ma col potere.

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