Riconoscenza verso gli Stati Uniti d'America

20 aprile 2004

Coerenza - lealtà - libertà: una scelta di parte

Il mondo che mi piace                          il mondo che rifiuto

 

Sono troppi i fatti che si sono succeduti in questi ultimi giorni in relazione all’Iraq. Non dico nulla di nuovo, parlando dei rapimenti e degli ostaggi e non solo degli italiani.  Trovo sia ingiusto considerare solo i propri come qualcosa di intoccabile.  Tutti gli uomini hanno per me lo stesso valore, vita e morte sono una verità assoluta che riguarda tutti, gioia e dolore altrettanto.

Ovvio che le cose che ci riguardano, ci coinvolgono di più, ma una cosa che mi ha lasciato esterrefatta è stato lo scoprire come qualcuno ha trattato questo tema, sia i media che la gente comune, oserei dire che qualcuno ha goduto.

I media hanno usato l’immediatezza che debbono avere gli eventi, è una legge di mercato.  Quello che non ha corrisposto è stato l’uso improprio degli eventi.  Prima ancora di sapere chi, cosa, dove e quando…. sono stati emessi giudizi che hanno contribuito a rendere oscure le figure di queste persone, che non conoscevamo prima del rapimento, appesantendone il dramma, non pensando nemmeno un attimo ai loro famigliari.

Lo so bene che i terroristi non fanno certo scelte mirate ad personam, chiunque va bene, purché l’evento generi un tornaconto politico, ma questo dovrebbero saperlo tutti.

Non ho elementi per giudicare se questi uomini hanno fatto bene o male ad andare a prestare la loro opera in Iraq, io non l’avrei fatto, ma forse per vigliaccheria, non per scelta ideologica.

Ciò di cui sono certa è da che parte sto io e da che parte desidero stia il mio paese.

Io so e lo sapete anche voi, che se alla fine della guerra del 1945 non avessimo avuto dalla nostra parte gli americani, noi saremmo finiti sotto l’influenza sovietica. Fortunatamente il mio paese è riuscito a stare di qua, della cortina di ferro, grazie agli Stati Uniti d’America. E’ una realtà questa che nessuno potrà mai cancellare, come nessuno ha potuto cancellare lo sterminio nazista, anche se c’è chi ha avuto il coraggio di negarne l’esistenza.

Tutto ciò che è successo o in Europa, dalle epurazioni in Russia con i gulag e gli stermini di massa, dall’occupazione politica dei paesi entrati nella sfera comunista, fino alla caduta del muro di Berlino, non posso dimenticarmi, come non posso ignorare la  Jugoslavia o peggio, ciò che ne resta  e gli odi in essa ancora accesi. E mi fermo all'Europa.

Ebbene io sono un prodotto post-bellico ma sono ugualmente grato agli Stati Uniti per ciò che l’Italia ha potuto fare negli anni della rinascita dopo il totalitarismo fascista, le infauste colonie d’Africa e una guerra disastrosa per il mondo intero.

Per me riconoscenza non è un termine astratto, non è una cambiale che ha una scadenza, ma è un valore e come tale non lo metterò mai in discussione, soprattutto ora che dopo la minaccia comunista, fortunatamente vinta, all’orizzonte appare una minaccia ben più grave, della quale non ci eravamo accorti, forse perché distratti dalla nostra opulenza o forse perché strisciante, penetrata nelle nostre case, nei nostri cuori. Ho visto miei amici egiziani sposare donne italiane e far cambiare loro la religione. Oggi portano il chador, e i loro figli non diventeranno mai cattolici o laici, non avranno via d’uscita e allora io ho paura, ma non è una paura fobica, bensì logica, è un timore motivato, da fatti che sono sotto gli occhi di tutti e che soltanto i ciechi nelle mente non vogliono vedere.  Io non posso e non voglio rinnegare la mia storia d’italiano, so bene che destino ha subito chi ha solo espresso idee non accettate dal cattolicesimo, chi ha lottato contro le dominazioni straniere, contro il fascismo e persino contro il comunismo, ma oggi il mio nemico è l’islam integralista.

Non ho fatto il 68 per rivendicare diritti, che altri vogliono togliere ai miei figli, non sono sceso in piazza per difendere referendum di libertà e permettere che qualcuno li cancelli, voglio che i miei figli oggi e i miei nipoti se ne avrò, siano padroni della loro vita, dei loro corpi e delle loro menti.

E dopo tutto quello che ho visto succedere vicino e lontano da me, non mi importa se non sarete d’accordo con me, ma io combatterò con tutte le mie forze e lo farò anche per voi, affinché i miei e i vostri figli abbiano la possibilità di vivere in un mondo libero, che permetta loro di sbagliare e di correggersi, per avere la possibilità di  imboccare la strada del ritorno. Non mi risulta che nell’islam questo sia contemplato.

E se oggi sostenere gli Stati Uniti in questa lotta, per qualcuno è un errore, ebbene io accetto di correre questo rischio, perché ha uno scopo che ritengo un valore e devo essere coerente con le idee di libertà che ho e di rispetto di ciò in cui credo: la riconoscenza, la coerenza, gli interessi del mio paese e la libertà.

Gli stessi che oggi sventolano la bandiera della pace, sono i figli di quelli che ieri sventolavano quella rossa e altre bandiere analoghe alla multicolore, ma che marciavano compatti in piazza sempre e solo contro una parte e non era mai contro l’Unione sovietica.

Facevano i pacifisti ieri, proprio come oggi, ma volevano il disarmo degli Stati Uniti, non dell’Unione Sovietica, sono contento che abbiano perso quelle battaglie, mi auguro che perdano anche queste, se sarà così sono certo che anche loro ne trarranno beneficio, anche se non lo ammetteranno mai, ma non importa ciò che conta è difendere le libertà conquistate, come quelle che hanno conquistato i martiri veri non i terroristi, che sono solo armi improprie, in mano a chi li usa per scopi che non c’entrano con la religione, ma col potere.

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