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In questi giorni
sono tante le notizie giunte dal fronte iracheno: rapimenti di
ostaggi di molte nazionalità, assassinio di un ostaggio civile
italiano, le torture perpetrate da americani, inglesi e dalla
polizia iraqhena, l'assassinio brutale del giovane americano rapito
a Bagdhad, l'intrusione di terroristi esterni all'Iraqh che vogliono
impossessarsi del potere, sfruttando la guerra civile che sembra già
essere in atto. Le lotte religiose fra moderati e integralisti e
tante altre cose, che certamente noi, fuori dal contesto, non siamo
in grado di cogliere fino in fondo, probabilmente le notizie ci
arrivano così filtrate o addomesticate di metterci sotto agli occhi
solo menzogne o ombre di verità.
Come penso la
maggioranza di voi, quando ho incontrato la notizia sulle torture,
sono inorridita, ma nonostante ciò ho avuto una sensazione
inconscia, non so spiegarmi il motivo, mi è sorto un moto spontaneo
verso l'idea che alcune delle foto che ho visto e che io stessa ho
pubblicato, fossero frutto più di una recita che di una verità.
Non so se è una
rimozione inconscia, perché la mia coscienza si ribella a questi
orrori, so che non riesco a crederci fino in fondo. Forse sono
un'illusa e spero che l'uomo sia migliore di ciò che mi ha
dimostrato fino ad ora, anche se il fatto di avere creato fotografie
ad hoc non sminuisce la gravità dei fatti, ma almeno ne cambia la
dimensione. Se sono torture finte, meglio di quelle vere.
Grave comunque, se questo è avvenuto, che qualcuno abbia voluto
manipolare i fatti.
Il momento è
delicatissimo, infatti con la scusa delle torture, l'11 maggio un
gruppo di terroristi il cui capo sembrerebbe essere
Al
Zarqawi, ritenuto il luogotenente di Al Qaeda in Iraqh,
ha prima rapito e poi barbaramente trucidato, un giovane americano,
ma anche qui c'è una dissonanza, una non verità impalpabile, ma lì,
da cogliere.
Si è appena saputo
che il rapito trucidato, Nick Berg, aveva avuto uno scambio di
password con
uno dei terroristi detenuti per
l'attentato a New York delle Torri gemelle,
ma il padre del
ragazzo intervistato ha dichiarato che, era stato un incontro
occasionale avvenuto nel periodo della sua frequenza all'Università
e che poi non lo aveva più reincontrato.
Sarà un caso? O
non ci sarà nascosto qualcosa che difficilmente verremo a scoprire?
Ma che ci faceva Nick Berg in Iraq, che non aveva nemmeno un lavoro
in quel paese?
Come mai aveva
rifiutato il rimpatrio che l'aviazione gli aveva offerto, su un
proprio aereo e aveva preferito incamminarsi da solo? Dove stava
andando, incontro a chi e perché?
Io non posso fare
a meno di pensare ad un'analogia con i delitti di mafia, la quale
condanna a morte chi tradisce o non riesce a mantenere i suoi
impegni. Per la mafia basta il sospetto. Per i terroristi invece,
cosa serve loro? Lui era stato nelle carceri e poi rilasciato,
non fatico a pensare che i suoi assassini hanno pensato alla sua
inutilità, o peggio al tradimento, quindi meglio servirsene per
rendere una pariglia agli infedeli occidentali. C'è in gioco la
proprietà dell'Iraqh e di tutto quello che ne consegue.
Ciò non di meno
sono dispiaciuta per lui, nessun uomo dovrebbe essere torturato o
massacrato, nessuno, non c'è giustificazione e non c'è colpa che lo
giustifichi. Gli assassini usano pretesti, si costruiscono
alibi morali, per giustificare le loro azioni, in questo modo
scaricano le loro colpe sugli altri e se ne lavano le mani. La
coscienza non hanno bisogno di lavarla, perché funziona in modo
diverso da chi una coscienza sa di averla e la sente.

Il rapito americano poco prima di
essere assassinato dai suoi aguzzini in
Iraq
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