Trucidato un americano rapito in Iraq

14 maggio 2004

In questi giorni sono tante le notizie giunte dal fronte iracheno: rapimenti di ostaggi di molte nazionalità, assassinio di un ostaggio civile italiano, le torture perpetrate da americani, inglesi e dalla polizia iraqhena, l'assassinio brutale del giovane americano rapito a Bagdhad, l'intrusione di terroristi esterni all'Iraqh che vogliono impossessarsi del potere, sfruttando la guerra civile che sembra già essere in atto. Le lotte religiose fra moderati e integralisti e tante altre cose, che certamente noi, fuori dal contesto, non siamo in grado di cogliere fino in fondo, probabilmente le notizie ci arrivano così filtrate o addomesticate di metterci sotto agli occhi solo menzogne o ombre di verità.

Come penso la maggioranza di voi, quando ho incontrato la notizia sulle torture, sono inorridita, ma nonostante ciò ho avuto una sensazione inconscia, non so spiegarmi il motivo, mi è sorto un moto spontaneo verso l'idea che alcune delle foto che ho visto e che io stessa ho pubblicato, fossero frutto più di una recita che di una verità.

Non so se è una rimozione inconscia, perché la mia coscienza si ribella a questi orrori, so che non riesco a crederci fino in fondo. Forse sono un'illusa e spero che l'uomo sia migliore di ciò che mi ha dimostrato fino ad ora, anche se il fatto di avere creato fotografie ad hoc non sminuisce la gravità dei fatti, ma almeno ne cambia la dimensione. Se sono torture finte, meglio di quelle vere.  Grave comunque, se questo è avvenuto, che qualcuno abbia voluto manipolare i fatti.

Il momento è delicatissimo, infatti con la scusa delle torture, l'11 maggio un gruppo di  terroristi il cui capo sembrerebbe essere  Al Zarqawi, ritenuto il luogotenente di Al Qaeda in Iraqh, ha prima rapito e poi barbaramente trucidato, un giovane americano, ma anche qui c'è una dissonanza, una non verità impalpabile, ma lì, da cogliere.

Si è appena saputo che il rapito trucidato, Nick Berg, aveva avuto uno scambio di password con uno dei terroristi detenuti per l'attentato a New York delle Torri gemelle, ma il padre del ragazzo intervistato ha dichiarato che, era stato un incontro occasionale avvenuto nel periodo della sua frequenza all'Università e che poi non lo aveva più reincontrato.

Sarà un caso? O non ci sarà nascosto qualcosa che difficilmente verremo a scoprire? Ma che ci faceva Nick Berg in Iraq, che non aveva nemmeno un lavoro in quel paese?

Come mai aveva rifiutato il rimpatrio che l'aviazione gli aveva offerto, su un proprio aereo e aveva preferito incamminarsi da solo? Dove stava andando, incontro a chi e perché?

Io non posso fare a meno di pensare ad un'analogia con i delitti di mafia, la quale condanna a morte chi tradisce o non riesce a mantenere i suoi impegni. Per la mafia basta il sospetto. Per i terroristi invece, cosa serve loro?  Lui era stato nelle carceri e poi rilasciato, non fatico a pensare che i suoi assassini hanno pensato alla sua inutilità, o peggio al tradimento, quindi meglio servirsene per rendere una pariglia agli infedeli occidentali. C'è in gioco la proprietà dell'Iraqh e di tutto quello che ne consegue.

Ciò non di meno sono dispiaciuta per lui, nessun uomo dovrebbe essere torturato o massacrato, nessuno, non c'è giustificazione e non c'è colpa che lo giustifichi.  Gli assassini usano pretesti, si costruiscono alibi morali, per giustificare le loro azioni, in questo modo scaricano le loro colpe sugli altri e se ne lavano le mani. La coscienza non hanno bisogno di lavarla, perché funziona in modo diverso da chi una coscienza sa di averla e la sente.

Il rapito americano poco prima di essere assassinato dai suoi aguzzini in Iraq

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