20 agosto 2004
Figli del regime
E’ possibile la democrazia in Iraq?
Difficile dare una vera risposta in questo senso, se ci fosse
Einstein forse ci potrebbe ribadire il suo concetto sulla
relatività. Chissà se riusciremmo a capire cosa significa per gli
iracheni la democrazia e cosa invece intendiamo noi per democrazia.
Stiamo parlando la stessa lingua, abbiamo gli stessi ideali? Oppure
abbiamo dimensioni che non possono incontrarsi?
Tutto è molto strano, però, se ci si incontra sul piano
dell’economia, vedi: vendita e acquisto di petrolio – vedi: vendita
e acquisto di armi – vedi: vendita e acquisto di beni di consumo,
vedi: emigrazione di iracheni in Europa, com’è che ci si intende?
Ma
quando
c’è di mezzo qualcosa di talmente prezioso come il potere, tutto
crolla, i valori sembrano andare in direzioni opposte. Chi ha
torto, chi ha ragione?
Non mi ricordo che questo leader sciita
Moqtada Sadr si
sia opposto all’intervento americano, mi sembra di ricordare
l’assassinio di un altro leader sciita di cui lui ha preso il
posto. Ma guarda un po’ la combinazione.
Un leader religioso, rimasto quieto quieto con il
vecchio regime, ora alza la testa, la voce, il tiro eccome se li
alza. Grida contro chi vorrebbe bombardare la città santa, incita i
suoi fedeli a ribellarsi alla profanazione… ma lui ne ha fatto una
fortificazione piena di armi e di guerriglieri, chi è allora che non
rispetta i luoghi santi? Chi li ha fortificati e li ha posti sotto
assedio? Chi dietro una fede talmente in cattiva fede da profanare i
luoghi che dice di difendere, sta cercando di conquistare il potere
con le armi e il sangue.
Gli è stato proposto di candidarsi alle elezioni, ma questo non gli
interessa, perché?
Se dietro lui ci fosse tutto il popolo iracheno, non ci sarebbero
dubbi: non avrebbe bisogno di asserragliarsi e di combattere,
basterebbe candidarsi alle elezioni. Evidentemente sa di non
poter vincere ed allora: figlio del regime che lo ha generato,
preferisce seguire la strada del suo maestro, preferisce seguire
l’esempio di Saddam Ussein, infatti lui riuscì a governare con il
terrore per oltre 30 anni, chi dice che non possa farlo anche
Moqtada Sadr?
E allora basta
provarci, vuoi mai che gli vada bene, in fondo alla fine, può sempre
trattare e scendere a patti, visto che noi siamo così smidollati da
preferire questa strada, ci sembrerà persino ragionevole.

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