Il Primo Ministro Turco Erdogan (col suo collega, il Presidente Iraniano Ahmadinejad): “Non c’è un islàm moderato o un islàm non moderato. L’islàm è l’islàm, tutto qui”
TU DICI ISLAMISMO E IO DICO ISLAM, TU DICI ISLAMISTA E IO DICO ISLAMICO … MA CHIAMIAMO TUTTO JIHAD! di Andrew Bostom, (traduzione di Paolo Mantellini) Nell’autunno del 1843, nel cuore di Istambul, Turchia, Sir Henry Layard, archeologo, scrittore e diplomatico Britannico, fu testimone della punizione stabilita dalla shari'a, la legge islamica, per gli apostati dell’islàm. Quanto segue è la descrizione che fece di questo orribile evento:
“Un Armeno che aveva abbracciato l’islamismo era tornato alla sua fede precedente. Per la sua apostasia fu condannato a morte, in osservanza della legge maomettana [islamica]. La sua esecuzione fu eseguita con l’aggiunta di ben studiati dettagli consistenti in insulti e indegnità rivolte contro il Cristianesimo e gli Europei in genere. Il cadavere fu esposto in una delle pubbliche piazze più frequentate di Stamboul [Istanbul], e la testa, che era stat mozzata dal corpo, fu posta sul cadavere, ornata da un cappello Europeo”.
Il racconto di Layard dimostra come, nel linguaggio della metà del diciannovesimo secolo “islamismo” e “islàm” fossero sinonimi, e intesi come equivalenti a “Cattolicesimo”, “Protestantesimo” e “Ebraismo” – e non a sette “radicali” o “fondamentaliste” di queste religioni. Inoltre, almeno fino a circa il 1950, gli studiosi della storia e della dottrina islamica erano ancora chiamati “islamisti”. L’attuale Primo Ministro Turco, Erdogan, commentando, nell’Agosto 2007, il termine “islàm moderato”, frequentemente usato in occidente per descrivere il suo Partito Politico attualmente al Governo, l’AKP, affermò: “Questi commenti sono assolutamente disgustosi; è un’offesa e un insulto alla nostra religione. Non c’è un islàm moderato e un islàm non-moderato. L’islàm è l’islàm, e questo è tutto!”. L’irritazione di Erdogan è ironica e pure, in certa qual misura, umoristica, a fronte della moderna ossessione di rimodellare i termini di “islamismo” e “islamista” per indicare esclusivamente l’islàm “radicale” o “non-moderato” e i suoi seguaci. Ma, a parte l’ironia della collera di Erdogan, l’artificiosa distinzione tra “islamismo” e islàm e tra “islamista” e islamico, è assolutamente illogica e incoerente, nascondendo inoppugnabili verità riguardanti gli esistenti dogmi islamici, e le loro manifestazioni attuali. La Dichiarazione del Cairo, del 1990, ovvero la “La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nell’islàm” – e non “islamismo” – fu elaborata e ratificata da tutti gli Stati musulmani membri del dell’Organizzazione della Conferenza islamica – e non “islamista” – (OIC), un gruppo di 57 Paesi che comprende tutti gli Stati islamici della terra. L’OIC, attualmente diretta dal Turco Prof. Ekmeleddin Ihsanoglu, rappresenta quindi la Umma (o comunità globale) islamica nella sua totalità. e costituisce il più imponente blocco di voti delle Nazioni Unite. La premessa e i due articoli finali (24 e 25) confermano chiaramente che la Dichiarazione del Cairo dell’OIC è formulata per rimpiazzare la concezione occidentale dei diritti dell’uomo, così come enunciata, ad esempio, nella Carta dei Diritti degli Stati Uniti [che include i primi 10 Emendamenti alla Costituzione, N.d.T]. La premessa riprende un passo coranico che stabilisce la supremazia islamica (Corano 3:110 - “Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah. Se la gente della Scrittura credesse, sarebbe meglio per loro; ce n'è qualcuno che è credente, ma la maggior parte di loro sono empi”, N.d.T.), quando afferma: “Riaffermando il ruolo civilizzatore e storico della ummah islamica che Dio fece quale migliore nazione,..”. Le gravissime implicazioni negative di questo documento basato sulla shari'a, o legge islamica (“Non c'è crimine o punizione al di fuori di quanto previsto dalla shart’a”, Art. 19-d) sono chiaramente evidenziate dal suo netto rifiuto della libertà di pensiero nell’Articolo 10, mentre gli Articoli 19 e 22 ripetono i princìpi della shari'a, riaffermati in tutto il documento, che palesemente si riferiscono alla “pena” – morte – per i così detti “apostati” dall’islàm. La Dichiarazione del Cairo, in completo accordo con la legge islamica, introduce anche una inaccettabile discriminazione contro i non-islamici e le donne, mentre sancisce la legittimità delle disumane pene previste dalla shari'a, dalla flagellazione alla mutilazione e alla lapidazione. E i dati di un sondaggio rigoroso eseguito dal sito WorldPublicOpinion.org, pubblicato nell’Aprile 2007, hanno dimostrato che i princìpi di legislazione islamica della Dichiarazione del Cairo – antitetici alla formulazione occidentale dei Diritti dell’Uomo – sono accettati dalla maggioranza dei musulmani in tutto il mondo. I due terzi di un campione rappresentativo di 4400 musulmani di Marocco, Egitto, Pachistan e Indonesia hanno approvato gli scopi ultimi della jihad di conquista: ricreare uno Stato islamico unificato sovranazionale, o Califfato, retto da una “rigorosa applicazione della shari'a”. Questi scopi specifici della jihad furono ripetuti dal jihadista pluri-assassino, lo psichiatra Nidal Hasan, durante una sua precedente lezione del 27 Giugno 2007, in un “corso di aggiornamento medico”. Benché Hasan si limiti a ripetere alcuni aspetti salienti della teoria classica della jihad, (ad esempio, le diapositive 35, 39, 42, 43, 44, 45 e 49), questo fatto è comprensibilmente “scioccante” per le nostre “intenzionalmente” disinformate élites giornalistiche, militari e politiche. La lezione di Nidal Hasan si conclude, in pieno accordo con la dottrina islamica classica della guerra di jihad, affermando che (diapositiva 49): “Combattere per istituire uno Stato islamico per compiacere Allah, anche con la forza, è giustificato dall’islàm”. Osservazioni non elogiative, risalenti al 1950, di un grande “islamista” del ventesimo secolo, esperto di shari’a, G.H. Bousquet, contestualizza questi minacciosi orientamenti. Bousquet descrive l’islàm come un “sistema doppiamente totalitario” che “ha preteso di imporsi a tutto il mondo e ha anche preteso, mediante la legge maomettana stabilita da Dio … di regolare fin nei minimi particolari tutta la vita della comunità islamica e di ogni singolo credente”. Originale su: http://atlasshrugs2000.typepad.com/atlas_shrugs/2009/11/you-say-islamism-and-i-say-islam-you-say-islamist-and-i-say-islamic-lets-call-the-whole-thing-jihad.html Andrew G. Bostom è un regolare collaboratore di Frontpage Magazine.com, autore di The Legacy of Jihad e The Legacy of Islamic Antisemitism. Traduzione di Paolo Mantellini La diffusione è libera a patto che il testo sia diffuso senza modifiche, con menzione di Autore, Traduttore, sito di pubblicazione e link al testo originale.
Islamismo o Islam?—Islamista o Islamico? | 1 comment | Post comment
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parole sante
Written on 23/01/10 at 23:34:16 GMT by lisistrata
sarebbe molto importante che tutti sapessero queste cose e noi con il nostro impegno, con l'aiuto di pedsone come te che ti prendi las fatica di tradurre i testi, cerchiamo di far arrivare le informazioni a più gente possibile.