ECCO CHI E' PAOLO SCARONI
Scritto alle 27/05/08 alle 05:18:23 AST da redazione
Economia e FinanzeL'UOMO CHE HA IN MANO LE RISORSE ENERGETICHE DEGLI ITALIANI

(Teleborsa) - Roma, 26 mag - Eni informa di essere entrata in trattativa esclusiva con la società francese Suez per l'acquisto del 57,25% della società belga Distrigas.
"Dopo un articolato processo competitivo al quale hanno partecipato i principali operatori europei nel settore del gas" si legge in una nota, "Eni è risultata essere la società ad aver offerto a Suez le condizioni migliori"....
Il resto leggetelo qui
http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&tpl=kwfinanza%5Cdettaglio_news.tpl&del=20080526&fonte=TLB&codnews=648

Il gruppo francese Suez ha deciso di dare l'esclusiva all'Eni per la vendita di Distrigas, "avendo il gruppo italiano offerto il prezzo più alto". La vendita, tuttavia, potrà avvenire solo se sarà ratificata la fusione (questo è il punto importante) tra Suez e Gaz de France, e se Publigaz - che è il secondo azionista di Distrigaz e rappresenta i comuni belgi - non eserciterà il suo diritto di prelazione.

Orbene che cosa mai avrà offerto Scaroni da entusiasmare così tanto la Suez?
Ha offerto la rete di distribuzione Italgas di Roma e di alcuni comuni, più denaro contante per un valore complessivo della transazione attorno ai 4 miliardi di euro.

E' un'operazione complicata, perche' la gara si fa per scambio di asset.
E ovviamente il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi delle due societa, Acea e Suez Environment, cancellando le sanzioni e tutti i provvedimenti impugnati.
Acea e Suez erano state denunciate dall'antitrust per avere realizzato un'intesa nel mercato nazionale della gestione dei servizi idrici.
L'Acea era stata multata per 8,3 milioni e Suez con 3 milioni di euro.
http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200805201152081250&chkAgenzie=PMFNW&sez=news
http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=200805081648001280&chkAgenzie=PMFNW&sez=news

MA I ROMANI LO SANNO CHE la rete di distribuzione Italgas di Roma e dintorni sarà ceduta?

Credevo che il nuovo governo si sarebbe finalmente deciso a fare un po' di chiarezza nelle faccende e faccendieri dell'ENI dopo i recenti (e non solo recenti) scandali che hanno interessato Paolo Scaroni, ad esempio questo (siamo buoni- vi comunichiamo il più innocente) di cui però si parla già da un bel po' di tempo.
L’immagine dell’Eni fa corto circuito: indagato Scaroni
http://blog.panorama.it/economia/2007/05/28/limmagine-delleni-fa-corto-circuito-indagato-scaroni/
"Bollette del gas gonfiate, penalizzati tutti i clienti finali dagli enti pubblici ai consumatori".
Prende sempre più consistenza, soprattutto dopo le perquisizioni dell'altro ieri, il reato di truffa anche ai danni dello Stato contestato dalla Procura di Milano a Eni, Snam Rete Gas, Italgas, Aem e Arcalgas,e ai rispettivi vertici aziendali, nell'ambito dell'inchiesta sui misuratori illegali di metano installati nella rete italiana.
Tra il materiale sequestrato dalla Finanza figurano gli originali degli audit sulle perdite di rete e gli errori di misura, redatti da Nera Consulting per Eni, Snam Rete Gas e Italgas, e la documentazione contabile e commerciale sui rapporti intercorsi dal 2005 a oggi tra le società proprietarie del gasdotto italoalgerino e il gruppo Eni.
Nell'audit si fa tra l'altro riferimento ai 774 milioni di metri cubi di gas non contabilizzato nel 2005 per perdite di rete e differenze di misura, che dal gruppo Eni sarebbero stati addossati al cliente finale attraverso una «situazione di illiceità», scrivono i magistrati, «non solo conosciuta ed accettata, ma anche lasciata dolosamente in essere».[...]
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Ma chi è il personaggio Paolo Scaroni?

E' un manager proveniente dall’Enel, con un curriculum ineccepibile: è stato un tangentaro.
Da amministratore delegato della Thecnit, una azienda privata, per ottenere appalti e affari vari, versò “in contanti o su conti esteri” due miliardi e mezzo di lire (è solo la cifra accertata, ndr) al PSI.
La cosa che può essere considerata comica, ma che è invece tragica, è che Scaroni pagava il PSI per ottenere appalti dall’Enel, che a quei tempi era evidentemente controllata dai socialisti.
Paolo Scaroni, arrestato nel 1992 e poi ancora nel 1993, patteggiò la pena, raccontando i dettagli della corruzione Enel-PSI, e beccandosi una condanna definitiva, passata in giudicato, di 1 anno e 4 mesi. Elementi, quindi, evidentemente necessari per un buon curriculum imprenditoriale. Un vero cavallo di razza.

Segue un periodo di eclissi, durante il quale però Scaroni realizza il suo capolavoro: la compravendita della Siv. Scoppiata Tangentopoli, lo Stato avvia la gigantesca operazione delle privatizzazioni.
Ancor prima, però, deve mettere in liquidazione, sotto la regia di Giuliano Amato e Alberto Predieri, l’Efim, carrozzone di Stato che fa acqua da tutte le parti, ma che contiene anche qualche boccone prelibato: come la Siv, un’azienda che produce vetri per auto.

Scaroni, che ha iniziato giovanissimo la sua carriera come manager proprio di un’impresa del vetro, la Saint Gobain, fiuta l’affare e, per conto della Techint in alleanza con la britannica Pilkington, compra la Siv per soli 210 miliardi di lire: circa la metà del valore assegnatole da una perizia di Mediobanca, protesta invano qualche ex manager del gruppo.
Dopo qualche tempo, la Pilkington rileva l’intera Siv e Scaroni si trasferisce a Londra, come chief executive officer dell’azienda britannica.

Per Scaroni le pubbliche relazioni, si sa, sono importanti, tanto che ha incaricato un’agenzia specializzata di Londra, la Fensbury, di ricostruirgli l’immagine. Con ottimi risultati, a giudicare dall’articolo del Financial Times.

Ma le sue amicizie sono sempre state trasversali e vive, molto vive: Luigi Bisignani, democristiano, tessera P2, ex giornalista, condannato a 2 anni e 8 mesi per le tangenti Enimont, è il lobbista che ha lavorato per lui, contribuendo a costruire il suo ritorno in Italia: prima, nel 2001, come presidente degli industriali di Venezia; poi, l’anno successivo, come amministratore delegato dell’Enel.

Sissignore, avete capito bene, il corruttore dell’Enel negli anni 80-90, condannato da mani "pulite", diventa poi amministratore delegato dell'Enel.

Ci scandalizziamo? No. Sappiamo che, per una certa parte politica, le "brutte storie" non sono svantaggi, ma curriculum. E che curriculum!!
A che cosa è servita "mani pulite"? Boh. Ma almeno quelli stessi del pool di Milano lo sanno?
Di Pietro, su questo non hai niente da dire?

Dimenticavo. Paolo Scaroni è stato anche condannato per disastro ambientale. Quasi tre milioni di euro per risarcire i danni causati dalla centrale Enel ad olio combustibile di Porto Tolle (Rovigo). Tra i beneficiari, associazioni ambientaliste, privati cittadini, enti parco e ministero dell'Ambiente. Il tribunale dell'Adria ha condannato due ex amministratori dell'Enel e due dirigenti per le emissioni e le ricadute oleose della centrale.

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La francia non vuole solo l'Alitalia, ma l'Italia tutta intera!!

Ricordando che Ottavio e Giuseppe Pisante (Ottavio Pisante, arrestato per le tangenti sulle discariche e a sua volta legato alla Techint), grandi amici di Scaroni, riuscirono a mettere le mani - creando una sorta di monopolio - sul più grosso business del presente e, ovviamente, del futuro: le acque, veniamo a tempi più recenti, riprendendo un pezzo di Nicoletta F.

--Paolo Scaroni sarebbe stato "cooptato", nel maggio 2007, dal consiglio di amministrazione di Veolia, la maggiore multinazionale dell'acqua, energia, trasporto e rifiuti, francese, che sta conducendo una strategia aggressiva di appropriazione delle nostre risorse tramite il sistema, questa volta non solo nostro, delle scatole cinesi e della diversificazione dei nomi d'imprese.

Così con il sistema della cooptazione, sistema antidemocratico per eccellenza, si nomina alla carica di amministratore della Veolia, presente in Italia nei settori dell'acqua (Veolia Water) e dell’energia (Dalkia/Siram), il massimo esponente dell'ex monopolista di Stato italiano per l'energia, l'ENI.
I francesi, nostri diretti concorrenti, e acquirenti di nuovi monopoli privati nel settore dell'energia e dell'acqua, ci cooptano il nostro massimo esponente, preposto invece proprio a difenderci da tali attacchi, l'unica grossa società energetica in cui lo Stato italiano dovrebbe ancora contare qualcosa.
Il paradosso è che lo fanno con i mezzi di artiglieria pesante, l'EDF.

Riprendiamo il filo: La presenza francese, e soprattutto del governo omonimo, nelle nostre preziose risorse idriche e di idrocarburi è rilevante anche e soprattutto con EDF (oltre a Veolia, Lyonnaise des Eaux e Suez): basti pensare che il presidente direttore generale di Veolia, Henri Proglio, è anche amministratore di EDF, presidente del consiglio di amministrazione di Veolia Water, amministratore di Dalkia International, amministratore della Siram per citare solo alcune delle ventine di cariche che ricopre.

In quanto a Paolo Scaroni si noti che, oltre a essere stato cooptato al consiglio di amministrazione di Veolia, è CEO dell'ENI, membro del consiglio di amministrazione del Sole 24 Ore, membro del consiglio di sorveglianza dell'ABN Amro Bank NV (Olanda), membro del consiglio di amministrazione della Columbia Business School (USA). Come ogni potente che si rispetti, deve avere le mani in pasta nei quattro settori strategici: energia, banche, media e indottrinamento di giovani leve.
E' (o è stato, non siamo del tutto aggiornati sui suoi volteggi) vice presidente di Andrea Merzario spa, Nuova Innocenti spa, Sadi spa e delle Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck spa, al vertice di Balzaretti Modiglioni spa, amministratore delegato di Find spa e della Fabbrica Pisana spa, consigliere di Fiscambi Leasing spa, Sind spa, Immobiliare Mirasole spa, Techosp spa, consigliere delegato di Find Finanziaria Industriale spa. Roba da capogiro.


Veolia è una di quelle multinazionali che, tramite le sue reti di filiali e partecipate è aggressivamente presente nella gestione idrica, nella distribuzione elettrica, nel gas e forse anche nei rifiuti del nostro paese. Con una punta di orgoglio, è scritto sul sito di Veolia Water (trad.) "storicamente presente in Italia dalla fine del XIX secolo tramite la Compagnia Generale delle Acque, concessionaria nel 1879 della città di Venezia. Uno dei pochi protagonisti privati nel settore idrico in Italia, VW garantisce oggi il controllo e lo sviluppo delle sue attività sul mercato municipale e industriale tramite Veolia Water Italia creata all'inizio del 2001 e tramite le sue diverse filiali presenti nel paese. Nel 2001 Veolia Water è stata selezionata dall'ATO di Latina al termine di un bando di gara internazionale".

Si vede chiaramente come lo Stato francese, tramite EDF, sia presente in tutto il comparto italiano dell'energia, dell'elettricità e anche degli idrocarburi. Con Veolia completa la nostra occupazione nel settore dell'acqua.[...]

[...]L'Italia è talmente importante per EDF, che è stata creata apposta una società chiamata EDF Energia Italia, al 100% di mamma EDF. Ma salta agli occhi un'anomalia: l'ex monopolio di Stato elettrico francese, diventato società anonyme nel 2005, non solo è controllato per quasi il novanta per cento dallo Stato francese, ma tra le clausole del suo statuto vi è l'impossibilità di fare scendere tale partecipazione al di sotto del 70%. Tale clausola è ancora saldamente valida ed è previsto che lo sia in futuro.

Le nostre società, invece, non godono della stessa tutela e le nostre province risultano sempre più cedute ad interessi di distanti regnanti: persino l'ENI ha solo il 10% di partecipazioni del ministero delle finanze e dello sviluppo economico. Sembra talmente tabù – creato ad arte da giornali e televisioni - l’idea di una partecipazione pubblica che stiamo privatizzando, a vantaggio di queste stesse multinazionali francesi …persino la nostra acqua.

Così mentre EDF ci compra intere fette di paese, risorse idriche, idrocarburi, progetti di costruzioni di gassificatori (cfr. Report del 27 maggio), e nel futuro si rischiano trivellazioni petrolifere in Val di Noto in Sicilia e persino in Val d'Orcia, e lo fa con la complicità, il beneplacito e il sostegno massicci dello Stato e del governo francesi, noi con la spensierata generosità dei nostri (s)pregiudicati ministri e deputati, distribuiamo le nostre migliori prebende. Vi sembra un campo da giochi equo? E se appena appena un ministro come Di Pietro, o qualche giornalista spavaldo, osa avanzare la ragion di stato o interessi strategici nazionali viene linciato dal concerto mediatico appartenente proprio a chi ha deciso di arricchirsi di queste laute “donazioni” alla finanza internazionale. Per non parlare di chi osi pronunciare l’espressione “golden share”, peggio che dire una bestemmia in diretta.

Insomma, l’abitudine della mazzetta a livello internazionale. Solo che in questo caso le mazzette sono l’aggiudicazione di interi appalti pubblici vitali e l’accesso a partecipazioni maggioritarie di tanti ex monopoli di Stato.

Allora ci si chiede: ma la Commissione di Bruxelles, lo sa? Ci hanno detto che dovevamo privatizzare per le direttive di Bruxelles, ma queste non sono valide per tutta l'Europa? Come è possibile che una società statale come EDF, si comporti come una holding SPA alla conquista del Belpaese e delle sue gemme, dove invece ci dicono che siamo costretti dall'Europa a privatizzare? Non valgono le stesse regole alla concorrenza ovunque in Europa?

Di due cose l'una: o la Francia è palesemente in infrazione, ma continua a ignorare le leggi di Bruxelles per salvare l'interesse nazionale (con la convinzione che è meglio pagare qualche multa pur di (ri)diventare padrona di mezza Italia), o l'Italia ha interpretato male le direttive comunitarie, vuoi scientemente vuoi per ignoranza. Avranno scaricato le colpe su Bruxelles mentre qualche spiraglio ce lo dava, laddove si parla di “interesse generale”…. Oppure, una via di mezzo: la Francia è in infrazione, lo sa, ma ha i canali giusti per temporeggiare a Bruxelles, del resto qualche multa l’ha già pagata e qualche causa è pendente, mentre l'Italia ha calcato l'interpretazione neoliberista, con la complicità di pezzi interi dello Stato, e del governo (di destra e di sinistra).

Sarebbe interessante sapere di chi sono le responsabilità. Di Scaroni, certamente, ma vien da chiedersi: di chi fa il gioco?

Nel bilancio consolidato del 2006 dell'ENI vi è una clausola sui Diritti speciali riservati allo Stato, o cosiddetta golden share, dove si legge che "ai sensi dell'art. 6.1 dello statuto, solo lo Stato italiano può possedere azioni della Società che rappresentino una partecipazione superiore al 3% del capitale sociale". Tale partecipazione conferisce al "Ministro dell'economia e delle finanze assieme al Ministro dello sviluppo economico i poteri speciali fissati dal decreto del presidente del consiglio dei ministri del 10 giugno 2004, ossia l'opposizione all'assunzione di partecipazioni rilevanti che rappresentano il 3 per cento del capitale sociale costituito da azioni con diritto di voto nell'assemblea ordinaria.” Ma la legge del 23 dicembre 2005 toglie persino il limite sia pur esiguo del 3 per cento per il futuro… Aggiungasi a ciò che Irlanda e Gran Bretagna sommano assieme un bel 6,95% di azioni e USA e Canada riportano, sempre sul sito dell'ENI che opportunamente non specifica le singole quote per paese né altri dettagli proprietari, una partecipazione sommata del 7,91%.... Come dire, un vaso di coccio davanti a un vaso di ferro.

Per riassumere Paolo Scaroni, CEO dell'ENI, ex monopolio di Stato minato dalla soppressione prevista della già debole golden share (da chi? Tremonti?), è da quest’anno anche amministratore della Veolia, multinazionale francese che assieme a EDF, multinazionale di Stato francese, dovrebbe essere la sua concorrente diretta.
Domanda: non sono in conflitto di interessi le due cariche di Paolo Scaroni?

Altra domanda che sorge spontanea: come mai i nostri vecchi non possono sommare alla loro pensione da morti di fame neanche il reddito precario di una vendemmia, per i controlli del fisco sempre più severi, mentre questi possono cumulare cariche multimilionarie, e per di più dove sarebbero preposti a gestire l’interesse pubblico, che tanto ostentamene, come in questo caso, offendono?

Oltre a una certa propensione a cambiare i nomi delle stesse società, moltiplicare le società come i pani, scambiarsi e dividersi gli stessi amministratori, e cumularne le cariche all’inverosimile, i nostri cugini d’oltralpe dimostrano almeno maggiore trasparenza nel pubblicarne le retribuzioni.
Ho impiegato non più di un’ora a trovare quelle di Proglio, amministratore delegato di Veolia, che nel 2006 ha percepito un importo fisso di 945.000 euro da sommare a un reddito variabile di 1.275.000 euro, oltre a 66.382 euro di gettoni di presenza, per un totale di quasi due milioni di euro in un anno, senza contare i redditi provenienti dai suoi tanti altri incarichi in altre multinazionali.
Per Scaroni invece avrei dovuto perdere varie ore.
Ma tanto non è questo il punto. Non l’unico.

Il punto sono i metodi mafiosi con cui i nostri dirigenti stanno facendo affari multimiliardari nella svendita delle nostre risorse, raccontandoci la fandonia che avremo più efficienza e tariffe più basse nei servizi d’interesse generale.

Intanto per l’acqua di cui siamo il paese più ricco in Europa, ci stanno abituando all’idea che la dovremo pagare sempre più cara e che ci mancherà sempre di più.
Si chiama rareficare un bene per aumentarne il prezzo. Io so però che se ci rintronano con la litania corale del rischio siccità ogni estate, le nostre migliori acque oligominerali vengono vendute a 6 euro al litro nei migliori ristoranti d’Europa. Acque minerali che fino a qualche anno fa, sgorgavano dai nostri rubinetti.

Nulla di personale contro la Francia, che anzi è esemplare nel difendersi in un mondo diventato così angloamericano: attaccando. Il problema è che noi siamo la loro preda preferita e per quel che riguarda i servizi stiamo passando dalla padella alla brace, dal monopolio pubblico nostrano alla brace dei monopoli privati internazionali. Che è molto molto peggio.

Si consideri un ultimo dato: EDF investe il 45% in EDF Energy (Inghilterra) e solo il 13% in Edison (Italia) ma nel suo fatturato l’Italia contribuisce per il 33% mentre l’Inghilterra solo per il 24%. Insomma in Inghilterra gli investimenti produttivi, in Italia i profitti contributivi… Perché?

E questo nel peggiore depauperamento mai subito dal secondo dopoguerra di intere generazioni, dove precarietà, assenza di assistenza sociale, aumento di tutte le tariffe, inflazione dovuta al passaggio dell’euro e passaggio al sistema contributo per le pensioni, oltre a:
immigrazione selvaggia che provoca concorrenza sleale
abolizione delle tariffe minime in tanti settori professionali
eliminazione delle sovvenzioni agricole dirette ai piccoli agricoltori
aumento degli aiuti PAC ai grossi latifond
concorrenza spietata nei servizi e nei manufatti dal resto del mondo
sistema bancario malavitoso
spartizione dei migliori posti professionali tra i soliti noti…

Sembra lo scenario di un programma esplicito di schiavizzazione dei cittadini. Un programma mafioso. Ma non di cosa nostra, di mafia mondiale! E infatti lo è. [...]

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La francia non vuole solo l'Alitalia, ma l'Italia tutta intera!!

Comunque l'operato di Scaroni e company non si esaurisce qui.
Un bel giorno, se non ricordo male nel febbraio 2008, D'Alema e Scaroni vanno in Venezuela a fare affari con un presidente che odia l'America e ama smodatamente la Cina.
(Il tema principale, data la presenza dello stesso amministratore delegato dell’Eni, sarà forse il rapporto fra questa società ed il Governo venezuelano dopo la crisi avvenuta nel 2006 per la nazionalizzazione dell’enorme giacimento di Dacion.)
E difatti, proprio per favorire i cinesi, l’Eni ha rinunciato a ricorrere ad un arbitrato internazionale in cambio di un risarcimento di 700 milioni di dollari da parte dello stato venezuelano, come contropartita dell’estromissione dallo sfruttamento del ricchissimo pozzo nello stato Anzoategui, capace di produrre fino a 900 mila barili al giorno. [...] da News ITALIA PRESS

Ecco con chi fanno "affari" il gatto a la volpe, mentre il Brasile, che di petrolio ne ha a bizzeffe, fa affari con gli USA per i biocarburanti. Notate ...
Dunque d'Alema e Scaroni tornano a casa con un risarcimento di 700 milioni di dollari (soldi nostri, soldi dei cittadini) da parte dello stato venezuelano e subito ci rincarano le bollette, come se la truffa dei contatori
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=181353%20contatori%20del%20gas
non fosse stata sufficiente. Sono i figuri di sinistra, tutto normale.
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Hai finito? starete pensando. MAGARI!!
E la WIND dove la mettiamo? Non vi preoccupate, l'ha sistemata Scaroni. Sempre lui, sì.
Indagati i vertici Enel ed Orascom per la cessione di Wind
http://4trading.wordpress.com/2008/02/28/indagati-i-vertici-enel-ed-orascom-per-la-cessione-di-wind/
Nel 2005 l’Enel, guidata allora da Paolo Scaroni, con Fulvio Conti come direttore finanziario, cedette la compagnia all’imprenditore egiziano Sawiris per 12 miliardi di euro, meno dei 17 miliardi di euro spesi da Enel per creare Wind nel 1997.
PAGATA UNA TANGENTE DA 97 MILIONI DI EURO PER ELIMINARE GLI AMERICANI
http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=6358&Ricerca=telecom
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Poi così, en passant, siccome i soldi degli italiani gli fanno schifo e se ne vuole liberare, decide di regalare a Lucia Annunziata (altra grandissima ipocrita) 150mila euro annui.
Già, Lucia Annunziata appartiene a quella sinistra ipercritica che "ufficialmente" piange sulla sorte di quei milioni di italiani i quali, grazie alle prodezze fiscali del governo delle sinistre, hanno riscoperto, dopo decenni, l’impossibilità di arrivare alla fine del mese.
Sinistra piagnona e ipocrita, che critica le caste nella speranza di poter continuare a farne parte. S’impenna il prezzo del greggio, ma i compensi dei giornalisti «in» non restano indietro.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=258282&START=0&2col=


Dulcis in fundo: in sfregio a tutti gli italiani Ciampi nominò Paolo Scaroni cavaliere del lavoro.

ECCO CHI E'PAOLO SCARONI - L'UOMO CHE HA IN MANO LE RISORSE ENERGETICHE DEGLI ITALIANI

Chi ne ha voglia può leggere anche questa pagina. Che c'entra? C'entra...
I padroni dell'acqua e dei rifiuti. La vera inchiesta di Ilaria Alpi
http://www.nuovimondi.info/print.php?sid=565&MDPROSID=3ad9f43274edbc189671917abaf6eb40


Commenti ricevuti:
 
 italia venduta a pezzi
Scritto alle 27/05/08 alle 15:38:16 AST da gianni
gentile signora Bolchini sono ritornato scrivere nel suo sito. é' stata lunga l'assenza,e sono ritornato per l'invito a declassare come ideologioa satanica il comunismo.Ho scritto un piccolo commento sui comunisti trasformisti(ma rossi di dentro).
Io sono credente, ma su comunismo, islam, corruzione, ....ci intendiamo. Vediamo quello che so di Scaroni Paolo e poi mi faccia un commentino lei. IO la ringrazio di lasciarmi scrivere sul suo sito e cercherò di evitare cose che lei non condivide....
Scaroni Paolo menager dell'Eni guadagna 10.081.073 euro, come azienda di stato e sotto la giurisdizione di Brunetta.....
Un santo in paradiso aiuti Brunetta(ma non ne ha bisogno)intervenga prima che sia troppo tardi. Sono entrato su Lisistrata dalla newletter su ootlook, non ho letto l'articolo, ma spero di non aver fatto commenti doppioni.Sono molto impegnato e lo leggerò l'articolo (l'ho già stampato)con calma, ma un'altra "chicca"
Giancarlo Cimoli,Alitalia guadagna 2.954.169 euro....
Prodi svendette l'IRI, ma dove andremo a finire.
Prima cosa mettere a posto stipendi sia in basso, come in alto è una vergogna! ma è "la Casta" a decidere

 caro signor gianni
Scritto alle 27/05/08 alle 15:48:38 AST da Admin
non si può essere d'accordo su tutto, in Lisistrata pur avendo idee in comune, ognuno di noi è un individuo e la libertà di pensiero qui non è un optional.

Poche sono le cose proibite, ma valgono per tutti e non solo qui, fra queste le offese, le ingiurie, le demonizzazioni ad personaam, le diffamazioni, le calunnie e cose del genere, per il resto è ovvio che il magazine ha una linea editoriale, ma non è una linea maginot, infatti ci sono molti articoli che io non condivido e altri che non condividono gli utenti, ma con questo non c'è una guerra a chi pensa autonomamente, anzi credo che tutti qui lo ritengano un bene prezioso e una qualità da difendere.

 innazitutto...
Scritto alle 27/05/08 alle 16:02:16 AST da cantastorie
si dovrebbe essere informati...
NE il presidente ne l'AD di Alitalia si chiamano Cimoli, era quanto sopra sino a 18 mesi orsono, liquidato con più di 5 milioni di euro oltre al TFR ...

 errore cimoli
Scritto alle 27/05/08 alle 20:16:37 AST da gianni
Grazie ad admin e per la correzione di c "cantastorie". I dati forniti sugli stpendi risale al 2005, valori in euro. Il mio blocchetto appunti, mi ha fatto fare un errore, e se posso ora aggiorno la situazione. Nel febbraio 2007 Cimoli fu allontanato,poi gli succedette M.Prato,ora è a capo dell'alitalia A.Police.Cimoli fu a capo dell'alitalia dal 2004/2007, nonostante lo stipendio non riuscì a portare a termine nessuno degli obiettivi prefissati.I pari grado di Air France prende sei volte meno e il pes. Briths Airweis tre volte meno.
Il TFR lo hai citato tu e ti ringrazzio di avermi corretto.
Io non compro giornali cartacei, sono abbonato a due settimanali e a un mensile.Se sono in internet il pc memorizza per me ( ho ancora più di 200 GB di memoria con due ard disc, ma quando sono sul lavoro o a casa , affido le notizie al blocco notes.Chiedo scusa, a tutti i musicisti manca una nota.
saluti a tutti gli utenti e Admin.Gianni

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