IL PONTE SULLO STRETTO NON SI FARA' |
| Scritto alle 23/05/06 alle 23:39:48 AST da Admin |
Le “pagliacciate” della politica, tra stupidità e grottesco “No” di Prodi al ponte sullo Stretto che Berlusconi aveva già appaltato Lo Stato sarà costretto a pagare per penale centinaia di milioni di euro alla società Impregilo che ha vinto la gara e dovrà rinunziare sia agli stanziamenti a fondo perduto dell’Unione europea che ai capitali di gruppi stranieri che avevano deciso di finanziare la costruzione dell'opera per averne poi la gestione per un certo numero di anni. Sono questi i "grandi affari" che il prof. Prodi è abituato a fare: dagli anni della sua contestatissima presidenza all'Iri. E gli interessi della Sicilia? di Gaetano Saglimbeni Hanno vinto i pochi sindaci “rossi” della Sicilia e Calabria ed il governatore della Regione Calabria, Agazio Loiero (ex Margherita): il ponte sullo Stretto di Messina, che il governo Berlusconi aveva già appaltato, il premier delle sinistre Prodi non lo farà. Lo Stato sarà costretto a pagare per penale centinaia di milioni di euro alla società Impregilo che aveva vinto la gara e dovrà rinunziare sia agli stanziamenti a fondo perduto della Unione europea che ai capitali di gruppi stranieri che avevano deciso di finanziare la costruzione dell'opera per averne poi la gestione per un certo numero di anni. Sono questi i "grandi affari" che il prof. Prodi è abituato a fare: dagli anni della sua contestatissima presidenza all'Iri. E gli interessi della Sicilia, della Calabria, del Meridione, per quella che il "Corriere della Sera" di Milano aveva esaltato come "opera essenziale per l'Europa, non soltanto per il Sud d'Italia"? Dicono il premier ed i super-esperti delle sinistre "illuminate" che, con gli euro che si spenderebbero per questa opera faraonica, si potranno realizzare infrastrutture più urgenti: strade, autostrade, il doppio binario ferroviario, fogne, acquedotti. Ed è una grossa balla, come spiegheremo: perché non un euro, di quelli previsti per la realizzazione del ponte sullo Stretto, potrà essere speso in Sicilia o in Calabria. E’ da mezzo secolo che sento parlare (e scrivo) di quello che è sempre stato il grande sogno dei siciliani. Politici e pubblici amministratori di tutti i partiti hanno sempre parlato del ponte come di un’opera di fondamentale importanza per il Sud. Penso alle lunghe ore di sosta in estate, sull’una e sull’altra sponda, alle lunghissime file di camion e autotreni, carichi spesso di merce deperibile, sotto il sole cocente, ed a quelle invernali per le feste di Natale e Pasqua o in coincidenza con i lunghi “ponti” dei vacanzieri. E adesso che si era arrivati all’appalto dei lavori, grazie all’impegno ed alla cocciutaggine di Berlusconi e del suo ex ministro Lunardi, tutto si blocca, d’un colpo, con esplosioni e salti di gioia indescrivibili di sindaci e pubblici amministratori delle sinistre siciliane e calabresi, delle stesse persone cioè che per mezzo secolo hanno strillato contro il governo centrale per la sua assoluta sordità e cecità nei confronti del Sud. Non c'è limite, purtroppo, alle "pagliacciate" della politica, tra stupidità e grottesco. Contro il ponte sullo Stretto ho visto sfilare in corteo, accanto ai sindaci con fascia tricolore, ai comunisti con “falce e martello” di Bertinotti e Diliberto, ai diessini del comunista “pentito” Fassino ed ai verdi del “Sole che ride” di Pecoraro Scanio, centinaia di lavoratori (soprattutto disoccupati) con gli striscioni dei sindacati. Si può non provare una gran pena per quei poveretti, i senza lavoro, costretti a recitare il ruolo degli “utili idioti” che lottano contro i propri interessi, strumentalizzati da cialtroni e ciarlatani della politica che a tutto pensano tranne a creare posti di lavoro per chi non ne ha? Con la realizzazione del ponte sullo Stretto, si sa, sarebbero migliaia, per sette anni (dal 2006 al 2012), i lavoratori impegnati: in due regioni, Sicilia e Calabria, che (bisogna ricordarlo a politici e sindacalisti) detengono il tristissimo primato della disoccupazione in Italia. E francamente non riesco a capire come un’opera di tale portata e impegno lavorativo possa essere osteggiata dai sindacati, oltre che dai partiti delle sinistre. Un grosso contributo per l’occupazione verrebbe dal ponte anche dopo il suo completamento, con le prospettive economiche che si aprirebbero per la Sicilia. “Il ponte sullo Stretto”, ha spiegato più volte l’ex ministro per le infrastrutture Lunardi, “sarà il simbolo della continuità territoriale con l’Europa, ed una epoca nuova si aprirà per l’intero Mezzogiorno, inserito nella grande via di comunicazione europea, denominata ‘Corridoio 1’, che da Berlino arriverà a Palermo senza soluzione di continuità”. Parole serie, per programmi una volta tanto concreti, dopo le chiacchiere di mezzo secolo. Solo che il ponte “targato Berlusconi” non piace ai leader delle sinistre “illuminate”. Ci sono opere molto più urgenti ed essenziali, programmate da decenni, che potrebbero essere realizzate con i miliardi di euro stanziati per il ponte sullo Stretto, non fanno che ripetere questi signori. Ed ignorano o fingono di ignorare che i miliardi per il ponte non uscirebbero dalle casse dello Stato italiano (e quindi dalle tasche di noi cittadini), ma dai forzieri di gruppi finanziari internazionali che avrebbero poi la gestione dell’opera per alcuni decenni (e farebbero pagare, occorre precisarlo, pedaggi certamente inferiori a quelli che passeggeri, auto, Tir e treni delle Ferrovie dello Stato pagano per adesso alle società pubbliche e private che gestiscono i traghetti). Ed è impensabile che imprenditori americani o australiani, inglesi o giapponesi, possano avere lo stesso interesse a costruire in Sicilia e Calabria strade, il doppio binario ferroviario, acquedotti e fogne. No, degli euro destinati al ponte sullo Stretto non ne arriverebbe uno solo in Sicilia e Calabria per altre infrastrutture. Fin troppo chiaro che, se gli investitori stranieri non impegnano i loro capitali in questa opera avveniristica (e di grande richiamo anche per il turismo), li impegneranno in altra parte del mondo, in opere di analoga importanza e redditività. E per quanto riguarda i finanziamenti dell’Unione europea (circa il 20 per cento dell’intera spesa), se non fossero utilizzati per la costruzione del ponte di Messina, verrebbero dirottati verso altri Paesi (come più volte è avvenuto, purtroppo), impegnati in questo caso per infrastrutture importanti nel campo delle grandi comunicazioni europee. Non in Sicilia (per fogne e acquedotti), e forse nemmeno in Italia. Chiaro? E mi domando: non le sanno, queste cose, i signori Prodi, Fassino, Bertinotti, Rutelli. Diliberto, Pecoraro Scanio? Non lo sanno i sindaci siciliani e calabresi delle sinistre-Ulivo che un’opera così importante per l’economia e lo sviluppo del Sud non costerà un solo euro allo Stato italiano? Che gli unici euro che lo Stato sarà costretto a tirar fuori (dalle tasche di noi cittadini) sono quelli che dovrà pagare per penale alla società Impregilo? Diciamolo con molta franchezza: decisioni come quelle che ha preso o si accinge a prendere il premier delle sinistre Prodi sono un insulto al buon senso, alla logica ed alla intelligenza degli italiani, oltre a rappresentare un duro colpo alle legittime attese di siciliani e calabresi, degli italiani seri che costituiscono (per fortuna) la stragrande maggioranza del Paese. Siamo davvero al teatro dell’assurdo, del paradosso, del grottesco: con i disoccupati chiamati da sindacalisti, sindaci, ministri e leader delle “illuminate” sinistre a scendere in piazza non per invocare lavoro, ma per impedire che il lavoro arrivi al Sud; e ci arrivi, bisogna rimarcarlo, non prelevando il denaro dalle tasche dei cittadini, ma impegnando quello dell’Unione europea e di gruppi finanziari internazionali. E non è grottesco, tutto questo? Il sogno di mezzo secolo che non si realizza perché ad assumerne l’iniziativa, dopo tante chiacchiere (compreso un impegno del Rutelli candidato premier nel 2001 che disse ai messinesi: “Verrò io ad inaugurarlo, il vostro ponte”), è stato il centrodestra di Berlusconi. Siamo caduti davvero in basso, nell'Italia del neo compagno Prodi, dei comunisti, dell'estrema sinistra e dei no-global. Ed il guaio è che, tra i protagonisti di tante “pagliacciate”, nessuno prova il rossore della vergogna. Gaetano Saglimbeni www.gaetanosaglimbenitaormina.it |
Commenti ricevuti: |
Ponte |
| Scritto alle 24/05/06 alle 17:43:58 AST da Gabriele |
| Ha veramente dell'assurdo quello che ci troviamo di fronte. Lo sgretolamento di un sogno, che dura da secoli, quello di vedere materialmente la Sicilia unita al continente, di vedere migliaia di posti di lavoro in più, di approfittare dell'attrazione turistica in "stile Brooklyn" che il Ponte ci regalerebbe. Eppure, quello che sarà il peggior governo che si ricordi, vuole distruggere oltre che i nostri ideali, le nostre speranze, le nostre volontà, anche uno dei nostri tanti sogni: quello che i Siciliani abbiano qualcosa in più degli altri. FERMIAMOLI! |
dipendesse da noi |
| Scritto alle 24/05/06 alle 19:41:55 AST da Admin |
| questa redazione lo farebbe al volo. |
ponte |
| Scritto alle 25/05/06 alle 14:51:26 AST da nafcto |
| I sinistronzi non vogliono il ponte? Quando mai hanno voluto,o fatto,qualcosa di utile per i cittadini? Loro conoscono una sola parola: TASSE! |
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