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PICCHIARE LA MOGLIE SI PUO’, SI DEVE: LO DICE IL CORANO
Pubblicato il 28/01/07 alle 03:14:51 AST da Admin
Picchiare la moglie non è fede, ma violenza e delinquenza, che genera tragedie senza soluzione e negli ultimi anni è diventata un’emergenza nazionale. E’ necessario che Governo e Autorità ne prendano atto ed intervengano perché essere extracomunitaria, islamica, sposata con un correligioso extracomunitario e vivere nel “Bel Paese” corrisponde all’inferno in terra. di Adriana Bolchini Gaigher
Oggi vi racconto una breve storia, una sintesi di una delle tante, troppe, assurde e disumane vicende di donne musulmane che vivono il loro inferno quotidiano nel nostro paese, abbandonate a sé stesse, perché le autorità e le leggi non le proteggono e non hanno vicino a sé la famiglia nella quale sono nate, che può almeno riempire qualche vuoto. Da Souad Sbai mi viene segnalato un caso tragico di una donna marocchina che vive da molti anni, in un paesino in provincia di Verona, e che ha subito una serie infinita di ingiustizie e di violenze da suo marito, ma che nonostante le molteplici denunce presentate alle autorità continua a subire sevizie inaudite e vive in continuo terrore e avendo avviato ormai da tempo l’ODDII – Osservatorio del diritto italiano e internazionale, creato apposta per portare alla luce e intervenire nei casi di ingiustizie e lesioni dei diritti, mi impegno in prima persona per cercare una soluzione.
In considerazione dei tempi stretti nei quali si sta svolgendo questa tragedia familiare, chiamo immediatamente al telefono la sorella della vittima, per sapere cosa posso fare per aiutarle e lei mi riferisce che Amal (la sorella) è stata per l’ennesima volta massacrata di botte dal marito che le ha rotto persino dei denti e ha dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. E’ la quarta volta che succede in maniera così violenta e che Amal finisce in ospedale, anche se le botte in tutti gli anni del matrimonio non sono un evento sporadico, ma sono una quotidianità, purtroppo ogni tanto superano la soglia sconfinando in lesioni molto gravi, per cui è necessario ricorrere alle cure ospedaliere. Le tre volte precedenti, con minacce, botte e ricatti sui figli, il marito Moustapha Ben Har era riuscito, a far ritirare le denunce presentate dalla donna.
La cosa mi lascia perplessa e mi domando come mai le autorità che hanno ricevuto le denunce non si sono prese la briga di indagare, perché esistono meccanismi insiti nelle legge, che in presenza di violenza familiare, possono e debbono essere attuati, ma nel caso di Amal, nessuno sembra si sia voluto assumere la responsabilità di intervenire.
Questa volta la sorella è veramente spaventata perché nonostante la gravità della situazione i carabinieri non hanno ritenuto necessario arrestarlo. Il Sindaco interpellato risponde di non avere fondi per offrirle ospitalità in case protette e che deve pagare lei di tasca sua l’ospitalità, per potersi proteggere assieme ai figli dalla furia violenta del marito. Gli assistenti sociali fanno ancora di peggio, le lasciano intendere che se cercherà di andar via da casa, si vedranno costretti a strapparle i figli. Solo un’associazione di volontari la sta aiutando, ma con ciò che ha cioè una psicologa per il sostegno morale (immaginate lo stato di prostrazione in cui può vivere una persona in queste condizioni) e un avvocato che l’aiuterà a fare le pratiche per separarsi dal marito.
Nelle mie tante telefonate e consigli, nonché intervento di una persona per stimolare i carabinieri della zona ad arrestare il delinquente, finalmente si ottiene un fermo del marito, ma due ore dopo viene rilasciato con la motivazione che i carabinieri non possono farci niente. Faccio nuovamente intervenire una persona per informarsi sull’accaduto, trovo assurdo e disumano ciò che i carabinieri hanno fatto, ma vengo a sapere che non dipende da loro la convalida dell’arresto, bensì dal giudice, il quale non ha ritenuto di sottoscriverla. Eppure esistono leggi che in caso di violenza familiare e di pericolo per l’incolumità della vittima, soprattutto in presenza di minori, con la possibilità del rapimento degli stessi per portarli all’estero la misura dell’arresto cautelare è possibile, anzi è necessaria oltre che obbligatoria.
Suggerisco di rivolgersi urgentemente all’avvocato per chiedere un immediato allontanamento del marito dalla casa della famiglia, ma l’avvocato stranamente risponde che è prematuro, meglio attendere un mese, poi si sarebbe visto il da farsi. Le poverette si recano dai carabinieri per chiedere l’allontanamento cautelare del marito, ma loro rispondono che dipende dal tribunale ottenere questo intervento ed allora vanno in tribunale, ma si sentono dire che debbono rivolgersi all’avvocato. Io suggerisco di tornare in Tribunale a chiedere se esiste la possibilità del patrocinio di stato, visto le condizioni economiche disagiate e l’indirizzo di un altro avvocato, perché quello che hanno non sembra avere capito la gravità della situazione o peggio la sta prendendo come una routine a cui rassegnarsi.
Alla sera disperate le donne tornano a casa, anche se ho consigliato alla sorella di ospitare Amal ed i suoi figli, ma questa possibilità è molto temuta, per le ritorsioni che il marito potrebbe attuare, così preferisce rischiare e si barrica nella camera con i suoi due figli in attesa di superare la notte di terrore che l’attende per poter nuovamente agire e avere il tempo di far intervenire qualcuno. Nel frattempo Souad Sbai chiede a Magdi Allam di dare voce alla vittima e di far sapere all’opinione pubblica la tragedia che sta accadendo, così io spiego a Magdi alcuni punti salienti della questione e lui procede della sua intervista e nell’approfondimento di quanto è accaduto a questa povera donna, che per le autorità italiane è praticamente senza identità e senza diritti, insomma Amal non esiste e suo marito può ucciderla, prima che qualcuno si accorga di lei e della sua tragedia, salvo poi battersi tardivamente il petto e coprirsi il capo di cenere e gridare ancora una volta all’islamico cattivo, lasciando dietro di sé distruzione e soprattutto timore e diffidenza verso gli islamici, che per fortuna non sono tutti dei mascalzoni come il marocchino Moustapha Ben Har, ma le brave persone non fanno cronaca e la cronaca finisce per fare la storia. Ora vi lascio all’articolo di Magdi Allam: «È l'Islam che lo dice. Il Corano lo ordina» L'imam: «Giusto picchiare le donne» Verona, dopo la predica Amal massacrata dal marito. Lo ha denunciato: ora vive barricata in casa con i figli. ROMA — «Sentito che ci ha detto l'imam? Che dobbiamo picchiare la moglie! Perché le donne sono stupide, sono come le pecore che devono essere governate da un pastore. Voi uomini avete ragione di picchiarle, perché è l'Islam che lo dice. Il Corano lo ordina». Era il 26 agosto 2005, al termine della preghiera del tramonto, il predicatore d'odio islamico Wagdy Ghoneim parlò con i fedeli raccolti nella moschea di Verona in via Biondani, uno stabile dell'Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia). Leader dei Fratelli Musulmani, incarcerato in Egitto, espulso dagli Stati Uniti e dal Canada per apologia di terrorismo, Ghoneim riuscì ad ottenere un visto d'ingresso in Italia, su invito dell' Ucoii, tenendo quattro incontri a Bologna, Verona, Padova e Sesto San Giovanni.
Tra gli intervenuti ad ascoltarlo nel capoluogo scaligero c'era il marocchino Moustapha Ben Har, 46 anni, un uomo violento, che aveva costretto la moglie a suon di botte ad abortire due volte e l'aveva spedita tre volte al pronto soccorso con la faccia rotta; che era stato denunciato per l'accoltellamento di un connazionale che risiede nello stesso stabile; che infine si è ritrovato disoccupato per i continui litigi sul posto di lavoro. Una volta rientrato a casa, Moustapha, forte di una legittimazione islamica al comportamento brutale, rivolse minacce pesanti ad Amal El Bourfai, 33 anni, conosciuta e sposata a Casablanca: «L'imam ci ha detto che le donne sono senza anima. Sono create solo per fare bambini, sbrigare le faccende domestiche e soddisfare i piaceri del marito. Le mogli non possono alzare la voce. Chi comanda è solo il marito. Se la moglie sbaglia, è normale punirla. Questo è l'insegnamento del profeta ». Quella sera Amal ebbe veramente paura. Strinse a sé i due figlioletti, Aiman, oggi di 4 anni, ed Elias, che a maggio ne compierà 3. Ripensò ai primi giorni di matrimonio, quando Moustapha si rivolgeva a lei con dolcezza. E come all'improvviso, due mesi dopo il suo arrivo in Italia nel 2000, lui cominciò a picchiarla perché lei non era ancora rimasta incinta: «Sei come una terra secca, non dai il frutto!». Amal si sentiva in colpa e sopportava le botte. Fino a quando dalle analisi non emerse che il problema era del marito. Lui si sottopose a una terapia ormonale che ebbe successo. Ma in realtà lui non amava i figli. Per ben due volte la sua furia criminale costrinse la moglie ad abortire per le percosse al ventre. Anche dopo la nascita di Aiman, lui l'aggredì stendendola a terra e saltandole sul ventre. Era incinta di quattro mesi, sanguinava, andò in ospedale e riuscì a portare avanti la gravidanza fino alla nascita di Elias. Poi Amal è stata costretta ad abortire per la terza volta in ospedale, perché lui non voleva più figli: «Non ho i soldi per mantenerli». Di fatto è solo lei a lavorare, come operaia in un'azienda ortofrutticola con un compenso tra i 600 e i 700 euro. Ben poco per quattro persone. E, come se non bastasse, regolarmente lui le sequestrava i soldi per andare con prostitute. Si è ripetuto lo scorso 19 gennaio, il giorno dopo aver ritirato la busta paga. Quando lei si è ribellata, lui l'ha riempita di botte, le ha spaccato due denti e fatto l'occhio nero, costringendola a tornare al pronto soccorso. Perfino quando decideva di fare l'amore con lei, prima la picchiava per costringerla a seguirlo a letto. Per tre volte lei ha sporto denuncia e poi l'ha ritirata: «Se non lo fai, appena torni a casa non troverai più i bambini», la minacciava ripetutamente. Amal si sente impotente perché Moustapha le ha sottratto tutti i documenti: il passaporto, il permesso di soggiorno, la tessera sanitaria e il codice fiscale. Lei dipende da lui in tutto, perché formalmente risiede in Italia per ricongiungimento familiare. La svolta è avvenuta con la denuncia dopo il più recente ricovero al pronto soccorso, denuncia che Amal non intende più ritirare. Lui, per vendetta, ha deciso di scappare in Marocco portandosi via i figlioletti. Ha già spedito ai familiari a Casablanca, su un pullman che parte da Verona, i suoi bagagli. Da allora Amal si è barricata in casa con i figli. Ha chiesto aiuto al centro di assistenza sociale di San Giovanni Lupatoto, il comune di residenza in provincia di Verona, sentendosi rispondere che se avesse voluto usufruire di una struttura di accoglienza, avrebbe dovuto versare 95 euro al giorno. Ieri è tornata in tribunale chiedendo, tramite il suo avvocato, Rosanna Credendino, un provvedimento urgente di allontanamento di Moustapha dall'abitazione. Lunedì andrà in questura per chiedere il divieto di allontanamento dal territorio nazionale del marito e dei figli. Questa è la drammatica storia di una «madre coraggio», che lotta con tutte le sue forze per rimanere in Italia con i due figlioletti, e di un marito violento che ha già presentato richiesta per ottenere la cittadinanza italiana, essendo residente dal 1989. Che immagina di comportarsi in modo islamicamente corretto in virtù dell'aberrante predicazione d'odio dei Fratelli Musulmani a cui si rifanno gli aderenti all' Ucoii. Basta leggere il commento di Hamza Roberto Piccardo nel Corano a cura dell' Ucoii, il più diffuso nelle moschee d'Italia, del versetto IV, 34: «Si può ben capire perché il Corano fornisca al marito gli strumenti per fronteggiare l'insubordinazione della moglie prima di arrivare all'estremo rimedio del divorzio: rimprovero, esclusione dall'affettività e dal rapporto coniugale, punizione fisica. In proposito di quest'ultima si noti che la Sunna dell'Inviato l'ha sconsigliata con fermezza e, in caso estremo, l'ha permessa a condizione di risparmiare il volto e che i colpi vengano inferti con un fazzoletto o con il siwak (il bastoncino che si usa per la pulizia dei denti)». Questo dettaglio tecnico, sul modo islamicamente corretto di picchiare le mogli, deve essere sfuggito a Moustapha. E a migliaia di mariti violenti che in Italia invocano il Corano per brutalizzare le loro donne. Questo è l'appello di Amal: «Aiutatemi a restare a casa mia con i miei due bambini, aiutatemi ad allontanare il marito violento! Voglio vivere in Italia da donna libera e voglio che i miei figli vi crescano da persone libere!». Magdi Allam Il Corriere della Sera http://www.corriere.it/corrforum/corriere/Intro?forumid=291 27 gennaio 2007
Su Verona News notizie informazioni scaligere della città, potete vedere che vengono riportate alcune delle cose cui Magdi Allam fa menzione in questo articolo, così tanto perché sia giusto verificare e perché troppi amici dell’ucoii insistono nel dire che Magdi Allam le cose se le inventa. Il «telepredicatore» arabo espulso dagli Usa ha parlato a Verona e Padova. Con toni pacati «PREDICA IL JIHAD». ED È POLEMICA Bufera politica per le conferenze in Veneto di Wagdy Gonheim 5 Settembre 2005 (larena.it) http://www.pptt.it/VERONA/archivio_settembre_2005/5settembre.htm
Ora per non lasciare a metà il ragionamento su quanto sta accadendo nei confronti degli immigrati e viceversa, vorrei riportare la vostra attenzione su un episodio che aveva già suscitato la mia indignazione, poiché la Magistratura e nello specifico la Cassazione, tanto per non smentire la confusione e il disastro che ha colpito ormai come un virus devastante quasi tutti i palazzi della Giustizia Italiana, ha aperto la strada a un pericolo gravissimo. Una sentenza che rischia di fare precipitare la nostra cultura all’indietro nella storia, come se conquiste ed emancipazione fossero qualcosa che non ha senso, non ha importanza, tanto vale cancellarli con una sentenza e ripartire daccapo, con il rischio di trovarci nel paleolitico superiore armati di una clava a combattere per conquistare una preda, in fondo anche le donne sono una preda e come tali una proprietà di chi le ha conquistate. Giustizia. Picchiare la moglie per motivi religiosi per la Cassazione non e' reato RAINEWS24 Roma, 14 dicembre 2006 Picchiare la moglie per motivi legati alla religione non e' perseguibile per legge, lo ha deciso la Cassazione (sesta sezione penale, sentenza n.40789). Episodi sporadici di maltrattamenti tra coniugi, causati anche da "continui dissidi" per "l'educazione religiosa dei figli" possono non essere condannabili. La Cassazione lo ha deciso, confermando l'assoluzione di un uomo "perche' il fatto non costituisce reato", accusato di aver maltrattato la moglie con ripetute offese, minacce e aggressioni alla sua integrita' fisica nel corso di dissidi causati dal diverso credo religioso dei due: la donna, in particolare, era testimone di Geova e impartiva la propria fede ai figli in contrasto con il marito. Una sentenza che penalizza due volte il piu' debole LEGGI IL RESTO http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=66050
Se potessi parlare con i giudici rivolgerei loro molte domande: Se per un evento sporadico il marito accoltella la moglie e la uccide è giustificabile, se dice che nella sua religione è permesso? Se gli hanno riferito che la moglie è una donnaccia e lo assale una furia che è sporadica, può affettarla? E quando è considerabile sporadico? Una volta ogni 10 giorni, o ogni 5? Un giorno sì o un giorno no? Una volta all’anno o ogni due anni? Oppure quando si torna a casa con le palle girate e quella scassac***** di tua moglie non ti ha ancora messo in tavola il piatto con la pastasciutta? O se lei guarda la TV mentre tu la vuoi a letto pronta a soddisfare le tue voglie che sono “rare” è sporadico? Non scopare col marito quando lui lo desidera non offende forse la religione? Evitare di scopare per non farsi mettere incinta giustifica le botte da parte di tuo marito? Restare incinta spudoratamente perché lui voleva solo scopare, mica voleva un altro figlio, lo giustifica? Perciò, per cortesia volete spiegarmi cosa si intende per sporadico, signori giudici? Qui si parla di botte signori, si parla di picchiare un essere umano, la propria moglie.
E se fosse il contrario signori giudici? Può la moglie picchiare il marito sporadicamente? Che so’, perché ha fatto voto di castità e il marito non ne vuole sapere, lui pretende che la signora rispetti il contratto di matrimonio, ma lei ha fatto un fioretto alla madonna, allora lei, che per ragioni religiose vuole rispettare il suo fioretto, si incazza come una biscia e percuote il marito, insomma lo picchia… E’ accettabile questo signori giudici? In fondo è un evento sporadico, mica c’era intenzione di fare del male ,proprio come avete scritto voi sulla sentenza: "si e' pervenuti a una decisione assolutoria sulla base dell'apprezzamento di condotte violente e offensive dell'imputato nei confronti della moglie non riconducibili a un carattere di abitualita' ne' collegabili a un dolo unitario di vessazione". Allora è legittimo nel cambio di sesso, leggerla così: "si e' pervenuti a una decisione assolutoria sulla base dell'apprezzamento di condotte violente e offensive dell'imputata nei confronti del marito non riconducibili a un carattere di abitualita' ne' collegabili a un dolo unitario di vessazione".
Purtroppo questa sentenza è gravissima, perché apre la strada alle violenze che molti mariti musulmani perpetrano ogni giorno sulle loro mogli e dato che le denunce che arrivano alla magistratura nell’arco di un matrimonio sono sempre una o due, allora potranno assumere il carattere di “sporadicità” e poco importa se quelle donne vivranno l’inferno in terra, per alcuni giudici: la religione lo giustifica, mentre io mi sto avvicinando sempre di più verso un totale rifiuto verso la magistratura italiana, e mi domando come certi giudici possano arrogarsi ancora il diritto di giudicare se non hanno nemmeno la capacità di comprendere l’enormità etica e l’ingiustizia che viene perpetrata in nome e per conto di una legge che la magistratura non riesce più a comprendere nella sua alta forma ispirativa a principi di giustizia, della quale sembra che a molti non importi nulla, preferiscono cavillare sulla lana caprina.
A questi giudici, che giustificano i maltrattamenti, le malvessazioni e le botte con motivi religiosi io suggerisco delle preghiere, preghino che non accada mai alle loro figlie, perché se dovesse accadere sappiano che sono stati loro stessi a consegnarle ai loro carnefici.
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Non capisco.
Scritto alle 28/01/07 alle 12:54:07 AST da Carlo
Il nostro amatissimo Governo si preoccupa immensamente dei diritti delle donne, delle Pari Opportunità,disquisisce ,auspica, dialoga, tende le mani, ma ,di fronte a enormità simili, di fronte alla vera violenza, non sembra preoccuparsene più di tanto. Non mi sembrerebbe difficile punire per legge qualsiasi violenza sulla donna commessa da chiunque.
Carlo.
Forse
Scritto alle 28/01/07 alle 13:25:05 AST da Gio75
il governo non si preoccupa di questa violenza per non turbare la sensibilità dei musulmani maschi! A loro tutto è concesso!!!
il problema reale
Scritto alle 28/01/07 alle 20:39:56 AST da Admin
è che si atteggiano a buonisti, ma non sono buoni, fanno una politica dissennata di accoglienza e poi non gli importa più nulla se questi dormono per strada. Abbiamo a che fare con una classe dirigente spaventosamente inetta e priva di valori reali.
Il problema reale
Scritto alle 28/01/07 alle 22:18:38 AST da Bergamo
Purtroppo è vero, abbiamo una classe politica vigliacca, genuflessa davanti ai prepotenti. spero si genufletterà anche davanti a chi prenderà a legnate i pretoni che istigano al maltrattamento delle donne.
elezioni
Scritto alle 08/08/07 alle 15:01:58 AST da LISA
Il mondo politico italiano è una melma. Arraffano a più non posso, non si curano del buongoverno nel senso di governare bene. Destra e sinistra curano innanzi tutto i loro interessi e le loro beghe interne nel massimo disinteresse per il Paese. Cosa ce ne facciamo di gente così dannosa, a cosa fare votarli? Proporrei delle elezioni virtuali fondate esclusivamente sui programmi. Tali programmi potrebbero anche essere sostanziosi, dalla riformulazione della Costituzione a quella del diritto per finire con il lavoro e le pensioni. Una cosa dovrebbe comunque essere indicata in tutti: il divieto dei doppi incarichi nell'ambito dell'amministrazione statale e l'indicazione di una percentuale massima di stipendio non superabile rispetto alla pensione più bassa. Tanto per fare un esempio, il premier non dovrebbe avere uno stipendio che superasse più di cinque volte la pensione più bassa o lo stipendio più misero. Tutti, sperando anche nei professionisti per avere persone competenti, dovremmo fare le nostre proposte e votarle e, al momento delle elezioni, votare la persona disposta a portare avanti queste istanze. E' un sogno? Bè, a me piace anche sognare , è l'unica cosa che ci hanno lasciato. Lisa