PETROLIO ALLE STELLE speculazione ? SI del Governo Italiano
Pubblicato il 07/01/08 alle 13:28:20 AST da Admin
Ma il presidente del Consiglio pensa davvero di poter prendere ancora per i fondelli il popolo italiano?
"Se il costo del petrolio cresce, la colpa è della speculazione", dice Prodi. Non spiega però che, con l'aumento della benzina, crescono anche i guadagni per lo Stato con l’imposta di fabbricazione di Gaetano Saglimbeni
La speculazione, certo, ha il suo peso; ma, nel caso in specie, è il governo italiano il primo grande speculatore, quello che fa “affari d’oro” sulla pelle dei cittadini. E questo, oltre che immorale, è scandaloso. Possibile che i politici della falsa maggioranza di governo ed i giornali che li fiancheggiano non se ne rendano conto? Su 100 euro che paghiamo al distributore di benzina, ben 70 entrano nelle casse dello Stato. E la stessa imposizione fiscale si applica per i carburanti che servono alle famiglie per il riscaldamento ed alle aziende industriali, artigianali e commerciali per produrre beni di consumo. Non le sa, queste cose, il compagno Prodi?
Le accise sui carburanti (la parte cioè che va al fisco per imposta di fabbricazione) supera in Italia il 70 per cento: Prodi ed i suoi ministri ex comunisti e della estrema sinistra non ne parlano, ma è così. E dunque, se il capo del governo vuole davvero frenare l'aumento del costo della vita, come continua a dire a parole (non con i fatti), perché non provvede con decreto urgente a ridurre ragionevolmente quel cospicuo e immorale guadagno in più che il fisco si assicura gravando ancora di più sulle spalle dei cittadini? Un governo serio non può far finta di piangere per i guai del Paese e nello stesso tempo gioire per le maggiori entrate che l'aumento del prezzo del petrolio garantisce alle casse dello Stato.
Dice il compagno premier Prodi (e questo è vero, purtroppo) che l’eccessivo costo del petrolio, oltre che sulla benzina, incide notevolmente sulle bollette di luce e gas, sui prezzi dei beni di consumo (compresi quelli di prima necessità come pane, pasta e latte), perché aumenta anche il costo dei carburanti per il riscaldamento, per le aziende industriali, artigianali e commerciali, quello del diesel per camion e Tir che trasportano le merci: cresce insomma a dismisura il costo della vita, che porta poi, inevitabilmente, alla crescita della inflazione, con salari, stipendi e pensioni che si assottigliano sempre di più con la progressiva perdita del potere di acquisto. Cose che gli economisti ed i politici seri sanno benissimo. Ed allora, perché il politico-economista Prodi non adotta provvedimenti adeguati, per far fronte alle gravissime difficoltà che incontra il Paese?
Inquietante il silenzio dei grandi quotidiani di informazione, su un tema così scottante per la nostra economia e di vitale importanza la serenità delle nostre famiglie: perché non spiegano ai lettori come stanno realmente le cose? Perché non ricordano al compagno Prodi (sempre pronto a favorire la Fiat con rottamazioni in serie per le vecchie auto) che su 10 euro che il cittadino paga al distributore per la benzina, ben 7 vanno allo Stato per imposta di fabbricazione ed una analoga imposizione fiscale viene applicata sui carburanti per il riscaldamento delle nostre case, per l’industria e le altre attività produttive? Perché non gli ricordano che è dovere di uno Stato serio e responsabile, in presenza di una congiuntura così sfavorevole, rinunziare ad una parte di gettito fiscale, anche temporaneamente, per alleviare in qualche modo le sofferenze dei ceti medio-bassi che, con stipendi e salari e trattamenti pensionistici sempre immutati, non riesce più ad arrivare alla fine del mese?
Non dice nulla agli italiani il fatto che Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Confindustria e della Fiat, durissimo nei giudizi sul governo delle sinistre fin dopo il Natale, si sia zittito d’un colpo il 29 dicembre, quando il Consiglio dei ministri ha decretato ufficialmente la proroga della rottamazione per il 2008? Non dice nulla, ai lettori de ”La Stampa” di Torino, proprietà dagli Agnelli e quindi della Fiat, il fatto che il suddetto quotidiano, dopo essersi unito alle critiche che venivano mosse a Prodi e compagni da ogni parte, sia tornato ad essere lo “sviolinatore” numero 1 della politica prodiana? Tutto ha un prezzo, chiaramente: anche il silenzio su argomenti scottanti come quello dei guadagni immorali che il governo si assicura con l’aumento del prezzo del petrolio (per la gioia di Padoa Schioppa, Bersani e Visco), proprio nel momento in cui tutti fingono di piangere sulle disgrazie del popolo italiano.
Sappiamo che nella Italia del Nord sono in molti gli automobilisti che varcano la frontiera per fare il pieno di benzina in Svizzera. La convenienza è enorme, perché i carburanti lì costano molto meno. E se costano molto meno, con il prezzo del petrolio che aumenta per tutti i Paesi del mondo (non soltanto per l’Italia), vuol dire che il fisco in Svizzera si accontenta di molto meno per la imposta di fabbricazione, rispetto alla dissennata e rapacissima politica fiscale che impone il governo italiano.
Chiaro, compagno premier Prodi? Troppo facile (da irresponsabili, tra il demagogico ed il provocatorio), dire che è tutta colpa della speculazione, se il costo del petrolio aumenta e con esso sale alle stelle il costo della vita. La speculazione, certo, ha il suo peso; ma, nel caso in specie, è il governo italiano il primo grande speculatore, quello che fa “affari d’oro” sulla pelle dei cittadini. E questo, oltre che immorale, è scandaloso. Possibile che i politici della falsa maggioranza di governo ed i giornali che li fiancheggiano non se ne rendano conto? I giornali, nei Paesi democratici, hanno un compito e un dovere precisi: raccontare, spiegare, denunciare (se è il caso), non consentire ai mestieranti della politica di raccontare le balle che vogliono senza una sola parola di contraddittorio o semplicemente di critica. Gli italiani (mi permetto di ricordarlo ai miei illustri colleghi) sono stanchi di essere presi per i fondelli. Dai politici e dai giornalisti (quelli del “tutto va bene”, anche quando a pagare sono i poveracci).
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Si Ma:
Scritto alle 07/01/08 alle 17:20:32 AST da parvus100
Si. Ma il vero problema, non è la benzina, i soldi delle tasse se non fossero sprecati dovrebbero servire a risanare il nostro spaventoso bilancio, e (scusandomi per l'affermazione impopolare ma vera) un po' di costo aggiuntivo alla benzina magari suggerirebbe qualche risparmio alle venti milioni di automobili dei poveri che ad ogni ponte si mettono in movimento. Il problema vero, è il petrolio a cento dollari. Quelli sono soldi che escono dall'Italia e non si recuperano più. Parvus.
accise
Scritto alle 08/01/08 alle 11:16:00 AST da ladestra
Io ho poca fiducia sul fatto che una riduzione delle accise si manifesti in una riduzione del prezzo alla pompa. In passato è già successo che riduzioni statli sul prezzo della benzina fossero incamerate bellamente dalle compagnie petrolifere, che continuarono a mantenere il prezzo identico. Meglio se l'extra gettito dovuto all'aumento dei carburanti ci venga restituito sotto forma di riduzione irpef, in modo da bypassare le compagnie.
Accise
Scritto alle 08/01/08 alle 14:03:50 AST da parvus100
Buona l'idea della restituzione attraverso l'irpef. Sarebbe anche un modo per scoraggiare lo spreco che si avrebbe da una riduzione dei prezzi della benzina. Parvus.
ohhh ragazzi
Scritto alle 08/01/08 alle 14:15:50 AST da Admin
ma non ragionate, e i pensionati che sono al minimo e quelli che non hanno reddito o i portatori di handicap che debbono usare per forza l'auto, ma non hanno rapporto con l'irpef, a quelli l'aumento glie lo lasciamo?
Vanno restituiti ai cittaditi, TUTTI e basta.
Stessa cosa quando fanno le multe alle compagnie per l'antitrust i soldi non li deve incamerare lo Stato, ma li deve dare proporzionati a quanto i cittadini hanno pagato e perso per colpa dei ladri.
Non si può fare una legge che...
Scritto alle 10/01/08 alle 15:07:16 AST da parvus100
Non si può fare una legge che stabilisca che aumentino i giacimenti di petrolio. Aumentare i consumi, o anche tenerli invariati significa far aumentare il prezzo del petrolio, dare soldi ai petrolieri. Chi è portatore di handicap, se deve fare spostamenti necessari, sia rimborsato, per i pensionati ai minimi e altri casi del genere si detassino in parte le pensioni. Ma non si può per dare qualche centesimo ai poveri, regalare la benzina alle venti milioni di automobili dei "poveri" che ad ogni ponte si mettono in moto ad impestare l'aria. Parvus.