Una velleitaria politica. Per i suoi interessati detrattori, simpatizzanti sotto banco per il terzomondismo rivoluzionario delle Farc, adesso le lotte sociali della Ingrid Betancourt sono diventate robetta da irridere. “Era una che prima di venire rapita faceva propaganda distribuendo i profilattici ai semafori”, ha scritto sabato di lei il “Pais” in un commento sarcastico sulla sua nuova posizione anti guerrigliera. Insomma una figlia di papà che ha provocato più guai che altro. E questo perché ha osato parlare dei soldati bambini che si arruolano nelle Farc, nonché ridicolizzare i vetero militanti“dall’ottuso marx-leninismo” e quelli nuovi “che in pratica sono dei trafficanti di cocaina”.
Quanto brucia alla sinistra italiana, europea e internazionale che questa signora stia trasformandosi nell’opposto dei loro desideri: la più grande sponsor vivente della politica anti terrorismo di Uribe e di Bush.
Ed ecco puntualmente arrivare la campagna di odio e di disprezzo verso una donna che ha il sol torto di non avere fatto come la sua amica di prigionia, Clara Rojas, che ha avuto un figlio con uno dei guerriglieri che la teneva prigioniera.
Eppure proprio chi l’ha tenuta segregata era ben cosciente che la Betancourt mai e poi mai avrebbe sviluppato una sindrome di Stoccolma. Diceva infatti ieri a “Repubblica” la ex carceriera bambina Lorena, rapita a dodici anni dalle Farc e poi diventata una guerrigliera e infine scappata via da quel mondo di normalità rovesciata, che “lei era diversa dagli altri, anche da Clara Rojas, perché in un certo modo ci disprezzava”.
Come meravigliarsi perciò che la Betancourt oggi sia riconoscente a Uribe e odi il ricordo di quella prigionia e provi rancore per chi l’ha costretta rinunciare a 6 anni di vita?