PADOVA Un controllo di documenti finisce in un tentativo di linciaggio, con 25 nigeriani che accerchiano una pattuglia di carabinieri e mandano un maresciallo al Pronto soccorso. Il giorno dopo la città è spaccata, da una parte i residenti di una zona diventata ad alto rischio («non siamo più padroni in casa nostra»), dall’altra gli africani che gestiscono attività commerciali denunciano abusi da parte delle forze di polizia. In mezzo gli spacciatori, che minacciano: «Via da qua, questa strada è nostra».
A Padova la tensione torna a farsi sentire; non più in via Anelli, chiusa e murata da tempo, ma nelle sacche della prima periferia dove criminalità e degrado hanno trovato nuova residenza. La zona prima Arcella-Borgomagno, alle spalle della stazione ferroviaria, è una di queste. Ed è qui, in via Annibale da Bassano, che la pattuglia dei carabinieri viene aggredita nella notte tra venerdì e sabato. È una via dove lo spaccio è la regola e dove non ci sono molte ragioni per passeggiare la sera, tra pozze di escrementi e risse. La pattuglia vede un giovane africano che cammina fiancheggiando un silos: dovrebbe essere un parcheggio multipiano ma in realtà è sempre deserto. Il maresciallo scende e chiede al ragazzo i documenti. Lui non ci mette un attimo a reagire: prende il carabiniere per un polso, glielo torce, lo butta a terra e tira dritto. Viene fermato venti metri dopo, il maresciallo riesce a mettergli una manetta: il giovane urla e dal silos escono almeno 25 altri africani, che circondano l’auto, spintonano, urlano: «Terroni, via da qua, questa è la nostra zona, vi ammazziamo tutti». Solo le sirene dei rinforzi in arrivo - altre quattro pattuglie dei carabinieri, due della polizia - riescono a metterli in fuga e a evitare il peggio. Non riesce a fuggire il ragazzo che ha dato il via alla rivolta: l'altra manetta il maresciallo l'ha chiusa sul proprio polso.
Il giovane viene arrestato: è Bob King Nwaknwo, 20 anni, nigeriano, clandestino. Processato per direttissima sabato mattina, viene condannato a 4 mesi e 10 giorni con pena sospesa e immediato ritorno in libertà. A mezzogiorno è già di ritorno al silos. Alle minacce del gruppo che ha accerchiato la pattuglia risponde il colonnello Vincenzo Procacci, comandante provinciale dei Carabinieri: «A Padova non esistono zone franche, il nostro compito è far rispettare la legge in ogni via della città: non ci faremo intimidire».
Per i residenti del quartiere, quanto accaduto è solo un riflettore che si accende su una quotidiana situazione di degrado: vivere oggi qui, come un paio d’anni fa in via Anelli, è una scommessa persa. Lo spaccio dilaga con tutto quello che si porta dietro; il malaffare è sotto il controllo dei nigeriani, ma il volto dello straniero non è uno solo, perché qui sono tanti anche gli africani che hanno aperto attività con regolare permesso. Come Evelyn, la parrucchiera, che paga 850 euro di affitto al mese per il suo salone e gli affari vanno a rotoli: dice che i vigili e la polizia entrano continuamente a controllare i clienti e la gente non ci va più volentieri. E dice anche che da quando il sindaco ha tentato di porre un freno allo spaccio ordinando a tutti gli esercizi di chiudere alle 19,30, per lei è il disastro: «Per fare un’acconciatura mi servono sei ore, vuol dire che da mezzogiorno in poi non posso più accettare clienti».
Si ribella all’idea che africano sia sinonimo di spacciatore anche Albert Agu Prince: «Sono stato denunciato per aver spinto a terra una vigilessa che assieme ai suoi colleghi stava controllando il mio negozio di alimentari. Sono entrati, buttavano all’aria tutta la merce, volevano sfondare la porta di uno sgabuzzino. Io pago 1.300 euro di affitto al mese, non posso pagare per colpe che sono di altri».
articolo inviato da Istituto Culturale della Comunità Islamica Italiana http://www.amislam.com islam.inst@alice.it