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UNA PISTOLA FUMANTE MOLTO SCOMODA
Pubblicato il 25/01/06 alle 01:20:16 AST da Admin
UNA PISTOLA FUMANTE MOLTO, MOLTO, MOLTO, MA PROPRIO MOLTO SCOMODA Dall’inizio della reazione Americana e di gran parte del mondo con l’avvio delle ostilità aperte in Iraq, i pacifisti e le sinistre mondiali hanno gridato allo scandalo. Come è loro uso e costume hanno racchiuso in uno slogan di poche parole, un’etichetta costruita abilmente a tavolino che ci voleva la “pistola fumante” per attaccare l’Iraq e liberarlo dalla dittatura. Poco erano contati i massacri che il dittatore aveva imperterrito condotto contro la sua popolazione, minoranze o maggioranze fossero state, ma sempre perché non erano in linea con i suoi diktat. Il massacro delle popolazioni curde a nord dell’Iraq, il massacro delle popolazioni sciite che abitavano il sud dell’Iraq, le continue torture e massacri di tutti quei cittadini che non si allineavano ai suoi dettami, le fosse comuni, l’aver ospitato i terroristi sul suo territorio, l’aver affamato il suo popolo e reso miserabile, con la comoda scusa che c’erano le sanzioni, l’aver fisicamente eliminato ogni suo nemico personale, fosse anche un suo famigliare, come l’assassinio dei suoi due generi, che avevano osato contestarlo e fuggire in Giordania. L’aver aggredito il Qwait, per annetterlo al suo “impero” l’aver cercato di coinvolgere Israele durante la prima guerra del golfo, bombardandolo, anche se Israele non aveva mosso un solo dito contro l’Iraq e Saddam. L’aver mantenuto e premiato economicamente e con pubbliche cerimonie le famiglie dei kamikaze palestinesi, l’aver mosso guerra contro l’Iran e l’essersi consociato con la Siria e il suo governo criminale degli Hezbollah, che da anni occupavano il Libano e tante, tante, tante, troppe quisquilie analoghe. La madre di un kamikaze palestinese che mostra l'assegno ricevuto dall'Iraq Eppure lo sapevano anche i meno attenti, che le armi chimiche di cui si accusava Saddam esistevano, non a caso nel suo governo c’erano i chimici che le avevano ideati ed utilizzate contro le popolazioni curde. Lo sapevano tutti che il governo siriano lo ha aiutato a nasconderle, come riporta anche The NewYork Sun www.nysun.com/article/24480?access=306938 e che l’Iran ormai stretto nel fanatismo religioso peggiore che mai potesse colpire una civiltà lo aiutava nei suoi loschi traffici e che Saddam aveva sempre dato ricettacolo e ospitalità a terroristi di portata internazionale, e non per chiacchiere, ma per evidenze e prove, proprio come la pistola fumante che continuano a sostenere che non c’è.
Per la sinistra è stato come se i curdi si fossero gassati da soli, le fosse comuni frutto di un suicidio di massa e un autoseppellimento ad opera di zombies, le carceri e le torture estreme inflitte sino alla morte dei dissidenti, erano un semplice luna park quotidiano per masochisti in cerca di esperienze estreme, le paludi a sud dell’Iran si sono prosciugate da sole, i pozzi di petrolio si erano incendiati per effetto di autocombustione…. si sa, a quelle latitudini, tutto è possibile…… la lenta ed inesorabile agonia di tutta la sua popolazione sciita che non aveva nemmeno il diritto di curarsi negli ospedali e il tasso di mortalità infantile, insomma, qualsiasi cosa non era imputabile al dittatore e quindi non giustificava abbastanza l’intervento delle forze della coalizione. Forse attendevano la desertificazione di tutto l’Iraq azzerando completamente la sua popolazione per giustificare l’intervento? Nemmeno l’aver trovato ospite a Baghdad Gorge Abbash noto e criminale terrorista che negli anni 80 fu autore di morte e distruzione in Europa, bastava per dare ai sinistri l’idea della gravità dell’atteggiamento e della scelta di comportamento di Saddam.
No! Per loro Saddam era solo un legittimo presidente, a capo di una nazione sovrana. Più o meno l’atteggiamento tenuto in Europa per una ventina d’anni nei confronti di Hitler e che sempre questi sostenitori della sinistra avevano permesso di fare a Stalin ed ai dittatori che lo hanno seguito sulla strada del comunismo estremo.
Ebbene ora una pistola fumante è stata trovata. E allora, perché la stampa che conta non ne dà notizia? Perché i media televisivi non sono ancora andati sull’argomento e hanno elegantemente glissato il fatto? Eppure recentemente è stata trovata persino una struttura adibita alle torture utilizzata da agenti iraniani, che come tutti ormai sanno bene, sono fra coloro che si occupano di addestrare i terroristi e indottrinare i kamikaze, che vengono regolarmente utilizzati sul suolo iracheno, come i recenti fatti hanno dimostrato – vedi il servizio di Lisistrata su Shockvillage www.shockvillage.com/cgi-bin/tgfhydrdeswqenhgty/index.cgi?action=viewnews&id=123
color=Purple] Covo delle torture scoperto dai soldati americani in Iraq organizzato e gestito con gli iraniani.
E’ giunto il momento di parlare finalmente e apertamente di questa pistola fumante: ed ecco cosa riporta The weekly Standard sui campi d’addestramento per terroristi, trovati e documentati in Iraq, dal regime precedente l’intervento delle forze della coalizione Accampamenti Di Addestramento Di Terrore Del Saddam Che cosa i documenti trovati, appartenuti al precedente regime iracheno rivelano e cosa è stato reso pubblico. da Stephen F. Hayes - 16/01/2006. Volume 011, Edizione 17 http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/006/550kmbzd.asp?pg=1 Per chi ha buonsenso e non si sofferma alla facciata, questo serve anche a capire come mai la forza del terrorismo in Iraq era ed è ancora così ben radicata sul territorio, un po’ proprio come la nostra mafia. E voglio augurarmi che questo finalmente, serva a far smettere i benpensanti ed i buonisti di continuare a credere che esista una vera e propria resistenza, al di fuori dei sostenitori del vecchio regime, che di fatto era un regime terrorista. Oltretutto questo dimostra che la religione è una scusa comoda per utilizzare persone ideologizzate fino al fanatismo, per mandarle ad immolarsi, secondo i disegni di dominio che esistono nelle menti criminali di chi vuole instaurare il califfato mondiale. Eppure l’aver massacrato indifferentemente islamici, cristiani, ebrei e popolazioni di altre religioni, dimostra che la guerra santa - la jiad - è solo una facciata al potere e al dominio sul mondo.
Camillo e Ragion Politica riportano il fatto Da Camillo - IL FOGLIO, 13 gennaio 2006 www.ilfoglio.it/uploads/camillo/8milaterroristi.html SCOOP A BAGHDAD, DAL 1999 AL 2002 SADDAM HA ADDESTRATO 8 MILA TERRORISTI ISLAMICI Milano. Saddam Hussein ha addestrato migliaia di terroristi islamici provenienti da tutto il mondo arabo nei quattro anni precedenti l’invasione angloamericana dell’Iraq, dal 1999 al 2002. La clamorosa notizia, che smentisce la supposta estraneità del dittatore nazionalsocialista all’islamismo radicale, è contenuta in documenti e fotografie trovati a Baghdad, ed è stata confermata al giornalista del Weekly Standard, Stephen Hayes, da undici funzionari americani. I campi di addestramento segreti erano tre, a Samarra, a Ramadi e a Salman Pak, ed erano diretti dalle unità d’elite dell’esercito iracheno. Le forze della coalizione angloamericana hanno interrogato i dirigenti civili e militari del regime, i quali hanno ammesso l’esistenza del programma. Ogni anno nei tre campi iracheni sono stati preparati a combattere circa duemila terroristi, per un totale di ottomila reclute per l’internazionale del terrore. I combattenti provenivano da gruppi fondamentalisti nordafricani legati ad al Qaida, in particolare dall’Algeria, e dai sudanesi dell’esercito islamico. Fonti di intelligence citate da Hayes nell’articolo sostengono che alcuni di questi terroristi siano tornati in Iraq a combattere contro gli eserciti occidentali arrivati nel paese nel 2003 per liberarlo dalla dittatura di Saddam. Già la Commissione americana sull’11 settembre aveva raccontato di alcuni incontri tra gli iracheni e Osama, di vari tentativa di cooperazione e, in particolare, di una precisa richiesta di Bin Laden di ottenere “spazi per campi di addestramento e assistenza per la fornitura di armi, ma apparentemente l’Iraq non ha mai risposto”. Oggi i documenti trovati a Baghdad proverebbero che Saddam invece ha risposto alla richiesta. In altri documenti si legge che a partire dal 1992 il regime iracheno considerava Bin Laden un “assett”, una “risorsa”, dei propri servizi segreti. Si legge che Saddam ha protetto e nascosto il cittadino iracheno che aveva ammesso di aver preparato l’ordigno dell’attentato alle Torri Gemelle del 1993. Si legge che Saddam aveva accettato la richiesta di Osama di trasmettere propaganda antisaudita alla televisione di Stato irachena. Si legge, infine, che secondo Hudayfa Azzam, cioè il figlio del mentore di bin Laden, Saddam aveva accolto “a braccia aperte” membri di al Qaida “entrati in Iraq in grande numero per mettere su l’organizzazione che si sarebbe opposta all’occupazione”. Tutte queste informazioni provengono da una piccola parte dei due milioni di documenti, compact disc, audiocassette, videocassette e dischi rigidi di computer sequestrati dalle forze alleate subito dopo la caduta del regime. Gli ispettori della Cia, guidati da David Kay, avevano subito accantonato i documenti che a prima vista non riguardavano i programmi di armi nucleari, chimiche e batteriologiche. L’urgenza dell’intelligence era quella di trovare la prova fumante delle armi di sterminio, sicché qualsiasi cosa non riguardasse gli armamenti non è stata nemmeno tradotta. Se le rivelazioni di Hayes saranno confermate ufficialmente, l’Amministrazione Bush potrà essere accusata di aver commesso l’ennesimo errore strategico, perché non si è accorta che aveva a disposizione la prova dei rapporti tra Saddam e il terrorismo. Questi documenti iracheni e afghani si trovano in una base americana in Qatar dove si sta procedendo a una lenta traduzione nell’ambito di un programma denominato Docex. A oggi ne sono stati tradotti soltanto 50 mila su due milioni, circa il 2,5 per cento del totale. In corso c’è una campagna giornalistica avviata da Hayes e appoggiata dal deputato Pete Hoekstra per ottenere le trascrizioni integrali dei documenti già declassificati, ma l’Amministrazione non ha ancora deciso che cosa fare. Il servizio di Hayes è stato pubblicato sabato, ma non è stato ripreso da nessuno. Neanche un giornale di quelli solitamente attentissimi a ogni notizia o soffiata di intelligence sull’Iraq ha scritto una riga sulle nuove prove. Ne ha parlato il vicepresidente Dick Cheney alla Fox News. I rapporti tra Saddam e il fondamentalismo non sono una novità, nonostante il fronte contrario all’intervento in Iraq abbia descritto l’Iraq come un regime laico. Non è necessario ricordare i numerosi punti di contatto tra l’islamismo radicale e il nazionalismo arabo, ideologie entrambe influenzate dal nazifascismo europeo. E’ sufficiente sottolineare quanto la realtà irachena fosse distante da quelle descrizioni. Negli anni 80 il regime aveva compiuto una svolta islamista, ospitando l’annuale Conferenza Popolare Islamica simile a quella del fondamentalista Hasan al Turabi. Saddam aveva lanciato la “campagna per la fede” imponendo la sharia, vietando il consumo pubblico di alcol, inserendo la scritta “Allah è grande” nella bandiera, introducendo lo studio del Corano ed esami religiosi per i membri del partito. Christian Rocca Esempio di terroristi in addestramento in un campo para-militare.
New York. "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo". Quante volte l'avete sentita questa frase? Cento? Mille? Tutti i giorni? Probabile. Gli autori sono autorevoli e variano da Massimo D'Alema a Sergio Romano, dagli editorialisti accigliati di Repubblica al bar dello sport dell'Unità. Tutti insieme appassionatamente a ripetere come un mantra una cosa falsa, cioè che "prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo". Importa che l'Iraq ospitasse noti terroristi internazionali, come Abu Nidal e Abu Abbas? Che al Zarqawi sia stato curato a Baghdad un anno prima dell'invasione? Che gli islamisti di Ansar al Islam ricevessero aiuti da Saddam Hussein? No, non importa, perché "prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo". Non c'è uno che ricordi di quando Saddam, era il 1993, tentò di uccidere il primo presidente Bush in occasione della visita in Kuwait per celebrare la liberazione dall'esercito iracheno. Bill Clinton, per rispondere a quel piano anti Bush scoperto giusto in tempo, lanciò 23 missili Tomahawk su Baghdad ma, certo, Lilli Gruber stava ancora in via Teulada e quindi niente: Saddam non era un pericolo, non aveva rapporti con al Qaida e poi, diciamolo, se uccidere un fascista non era un reato, figuriamoci assassinare un presidente che si chiama Bush. In questi giorni, peraltro, è uscito un libro, ovviamente edito dal Cav., di un tal Nicholson Baker che racconta la storia di uno che vuole uccidere Bush junior. Evviva. Ma torniamo al punto: "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo". E' così? Stephen Hayes, cronista del Weekly Standard che ha scritto "The Connection", la connessione tra Saddam Hussein e al Qaida, spiega che non è così. Lo confermano i documenti ufficiali delle due Commissioni d'inchiesta imposte dai Democratici per tentare di smascherare gli errori o le bugie di Bush. Dunque: "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", ma secondo un'analisi della Cia del gennaio 2003, citata a pagina 314 del rapporto sull'intelligence del Senato: "L'Iraq ha una lunga storia di sostegno al terrorismo". Non c'era oppure ha una lunga storia, il terrorismo in Iraq? Le conclusioni della commissione bipartisan Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", ma nella stessa analisi della Cia citata dal Senato (sempre a pagina 314) si legge: "L'Iraq continua a essere un rifugio sicuro, un punto di transito, un nodo operativo per gruppi, individui che guidano la violenza contro gli Stati Uniti, Israele e altri alleati". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", ma il rapporto bipartisan della Commissione sull'Intelligence del Senato (a pagina 315) dice: "La Cia ha fornito 78 rapporti, da fonti molteplici e redatto richieste documentate in cui il regime iracheno ha addestrato agenti per attacchi e li ha inviati per portare a termine attacchi". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", ma sempre lo stesso rapporto bipartisan (a pagina 316) dice: "L'Iraq ha continuato a partecipare in attacchi terroristici per tutti gli anni Novanta". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", ma sempre a pagina 316 dello stesso rapporto del Senato si legge: "Dal 1996 al 2003, [il Servizio segreto iracheno] ha concentrato le sue attività terroristiche su interessi occidentali, in modo particolare contro gli Stati Uniti e Israele". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", ma nel rapporto bipartisan del Senato americano (a pagina 316) si legge: "Lungo tutto il 2002 [il servizio segreto iracheno] stava diventando sempre più aggressivo nel pianificare attacchi contro gli interessi americani. La Cia ha fornito 8 rapporti per sostenere questa affermazione". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo" ma, a pagina 331, il rapporto bipartisan dice: "Dodici rapporti ricevuti e redatti da fonti che la Cia ha descritto avere varia attendibilità citano il coinvolgimento dell'Iraq nei tentativi di al Qaida di ottenere armi chimiche e biologiche". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo" ma la stranota Commissione sull'11 settembre, a pagina 66 del suo rapporto finale, ha scritto che "nel marzo del 1998, dopo la fatwa di bin Laden contro gli Stati Uniti, da quanto viene riferito due membri di al Qaida sono andati in Iraq per incontrare i servizi iracheni. A luglio una delegazione irachena è andata in Afghanistan a incontrare prima i talebani e poi bin Laden". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", ma quando, nell'agosto 1998, Clinton bombardò i campi di addestramento di Osama in Afghanistan e la fabbrica chimica in Sudan, il sottosegretario del Dipartimento di Stato, Thomas Pickering, e altri sei funzionari, dissero che i servizi monitoravano la fabbrica di medicine sospettata di sviluppare armi chimiche per Osama "da almeno due anni" e che, tra le altre cose, quella fabbrica provava "in modo abbastanza chiaro i contatti tra Sudan e Iraq". "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo" e, infatti, è vero: Saddam finanziava con 25 mila dollari i familiari dei kamikaze palestinesi. In Israele mica in Iraq, quindi non vale. "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo" e, infatti, nel 1998 il Dipartimento della Giustizia, quando ingenuamente Clinton pensava che il terrorismo potesse essere combattuto in un'aula di tribunale, mise sotto inchiesta bin Laden con queste parole: "Al Qaida ha raggiunto un accordo con l'Iraq per non lavorare contro quel governo, mentre su progetti particolari, che specificatamente includono lo sviluppo di armi, al Qaida lavorerà in modo cooperativo con il governo dell'Iraq". Hanno proprio ragione i D'Alema, i Romano, le Repubbliche e le Unità: "Prima della guerra, in Iraq non c'era terrorismo", c'era fuori dall'Iraq, però era coordinato da dentro, da un regime terrorista che prima della guerra c'era e ora non c'è più. Christian Rocca
Ed ecco uno dei pochi siti che ha il coraggio di pubblicare qualcosa sulla documentazione delle prove innegabil,i delle attività terroristiche precedenti alla liberazione dell’Iraq: Iraq: ecco la pistola fumante - di Matteo Gualdi - 13 gennaio 2006 www.ragionpolitica.it/testo.4415.html A coloro i quali hanno a cuore la libertà delle persone come bene supremo e diritto da difendere ad ogni costo, non servivano motivazioni ulteriori per un'intervento in Iraq, se non quelle fornite dal dittatore Saddam Hussein e dalla sua politica antiliberale e repressiva. Ma si sa, ogni guerra ha bisogno della sua «pistola fumante». Le motivazioni fornite da Washington per la missione Iraqi Freedom erano sostanzialmente due: il fatto che Baghdad si stesse procurando le armi di distruzione di massa e l'appoggio dato ai terroristi di Al Qaeda. A lungo l'amministrazione americana si è concentrata sulla ricerca delle prove concrete che Saddam si stesse dotando di armi di distruzione di massa, ma senza successi apparenti. Molte polemiche si sono levate a tale proposito. Per molto tempo i pacifisti hanno cercato di convincerci, affermando che non era possibile che il «laico» Saddam fornisse aiuto ai fondamentalisti islamici. Ora, finalmente, ci sono le prove che avevano torto. Naturalmente l'intelligence americana è cauta, e sta ancora analizzando i dati in suo possesso, una raccolta di circa due milioni di documenti, filmati, audio, appunti, ma anche molto materiale informatico (floppy, cd-rom e hard disk). Nel frattempo il The Weekly Standard ha pubblicato un articolo con la notizia, confermata da 11 funzionari dell'amministrazione americana. Dalle fonti analizzate, circa 50.000 documenti, risulta che esistevano tre campi di addestramento dei terroristi di Al Qaeda, a Samara, Ramadi e Salman Pak, sotto la direzione delle unità militari di elite dell'Esercito iracheno. La notizia trova un riscontro nelle confessioni degli stessi ufficiali iracheni, rilasciate durante numerosi interrogatori. In tutto, tra il 1999 ed il 2002 sono stati addestrati circa 8.000 terroristi di Al Qaeda, la maggior parte dei quali proveniente dal Nord-Africa, Algeria e Sudan, in particolare. Insomma il progetto «Docex», a 18 mesi dall'avvio, sta dando i risultati attesi. Questi forniscono all'amministrazione Bush quella legittimità a lungo contestata dai pacifisti multicolore. La cosa strana è che la notizia non viene riportata praticamente da nessun giornale. Ma non c'è da stupirsi. La sinistra è sempre pronta a riprendere le voci più incontrollate pur di contestare la politica estera interventista del nostro Governo e ad attaccare la Dottrina Bush, bollandola come «imperialista». In realtà l'«invasione» irachena che, va ribadito, non aveva certo bisogno di ulteriori motivazioni, si rivela essere, ogni giorno che passa, sempre più una mossa giusta per restituire dignità e libertà al popolo iracheno e liberare il mondo da un pericoloso dittatore. Tale intervento, quindi, rientra a pieno titolo nella lotta al terrorismo iniziata dopo l'aggressione dell'11 settembre. Ma purtroppo l'amore per la verità, che dovrebbe guidare l'azione di coloro i quali hanno il compito di informare le persone, viene spesso abbandonato per meri calcoli di convenienza politica. Matteo Gualdi - gualdi@ragionpolitica.it
Ma se c’è una cosa di cui siamo certi, è che ci sarà ancora e sempre qualcuno che sosterrà: DOV’E’ LA PISTOLA FUMANTE? mantenendo il solito e indelebile atteggiamento delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo