AIUTIAMO ANCHE I PROFUGHI ISRAELIANI di Lisistrata Nelle crisi mondiali viene dato sempre per scontato l’aiuto verso i paesi che li ricevono anche quando non si trovano in emergenza, ma la cui economia è considerata almeno critica, rispetto alle altre. Cosa succede in una società organizzata e che sa lavorare e produrre con le sue forze tutto ciò che riesce a generare benessere alla propria società? Succede quello che succede dappertutto, se l’economia entra in crisi tutto va in crisi e laddove si generano situazioni con profughi l’economia è decisamente out-sider, perché quasi nessuno si sforza di comprendere che anche Israele è un paese che vive di lavoro e di iniziativa, ma quando questa è bloccata anche Israele e i suoi cittadini entrano in crisi? Ebbene, non dimentichiamolo almeno noi, passiamo parola a tutti e cerchiamo di dare una mano a chi in questo momento, come nel passato purtroppo, si trova ancora una volta solo davanti a nemici potenti che vogliono il suo totale annientamento. Israele è una delle rarissime scintille di civiltà e di democrazia in medioriente, circondata da paesi islamici per la gran parte teocratici e dittatoriali che non ammettono alcun dialogo e sanno solo avanzare pretese usando ogni forma possibile di ricatto, dal petrolio al terrorismo.
Dovete sapere che Israele ha subito ben 2990 attacchi terroristici, dopo 2005 tregue annunciate. Attacchi provocati dai terroristi, dai kamikaze, dalle auto bomba, dai razzi Qassam lanciati dai palestinesi, oltre i missili lanciati dagli hizbollah, con conseguenze spaventose, sia in termini di perdite di vite umane o di danni permanenti alle persone, rese spesso invalide, che di danni alle infrastrutture, alle case, alle aziende. Qualcuno nutre ancora dubbi sulla estrema pazienza degli israeliani e sulla loro economia attualmente disastrata? Se sì, si faccia un bel full immersion in Israele, ma vada ad abitare nella fascia nord e nella fascia sud di Israele, anche lontano 50 km dai confini, poi ne riparleremo.
Aiutiamo i 250.000 profughi israeliani La conferenza stampa svoltasi al termine della conferenza di Roma, tenuta da Massimo D'Alema, Kofi Annan, Condoleeza Rice e Fuad Siniora, è durata mezz'ora. Si è parlato, stranamente, solo delle bombe israeliane, dei profughi libanesi, della risposta sproporzionata di Israele, e con "sottile" diplomazia il mezzo premier libanese Siniora (mezzo perché controlla solo metà del suo paese) ha consigliato ad Israele di restituire i territori occupati libanesi e palestinesi, se vuole davvero vivere in pace e sicurezza dentro i suoi confini (e questo perché stanno subendo: pensate a cosa succederebbe al popolo israeliano se mai gli arabi dovessero vincere una guerra). Perché piuttosto, Sinora non ci spiega come mai non riesce a controllare i suoi amici Hezbollah? Ciò che più conta però è che da questa conferenza non sono venute alcune necessarie e siginificative parole.
Non una parola sul fatto che da Gaza sono stati lanciati mille missili sul sud di Israele e le città meridionali sono diventate città fantasma. Non una parola sul fatto che dal Libano sono stati lanciati duemila missili contro Israele e che il 15% della popolazione del paese, un milione e cinquantamila persone, vive nei rifugi. Non una parola sui duecentocinquantamila israeliani che hanno dovuto abbandonare le loro case e che sono divenuti rifugiati in zone del centro del paese. Non una parola sul fatto che l'economia al sud e al nord di Israele non esiste più e che il turismo non esiste più. Non una parola sul motivo per il quale un paese membro delle Nazioni Unite (Israele) viene attaccato da uno, o meglio, da tre stati vicini (Libano, Siria e Iran) e il resto del mondo non interviene a difenderlo.
Queste parole mancate dimostrano una volta di più che anche gli italiani sono vittime di bombardamenti: quelli di una informazione che fa semplicemente scomparire Israele e quanto avviene in Israele, che è del resto la strategia necessaria per poter propalare idiozie sulla sproporzione della risposta di Israele. Ecco perché sono spariti i tremila missili che stanno devastando Israele, sono sparite le città devastate, sono spariti i rifugiati, sono sparite le rovine dell'economia, sono sparite le sempre più numerose dichiarazioni della volontà di distruggere Israele che accompagnano ciascuno di queste migliaia di missili.
Chiedo ai veri "resistenti" rimasti, a quei pochi sopravvissuti curiosi indagatori dello spazio e della realtà circostante, di fare qualcosa per aiutare i 250.000 profughi israeliani e di chiedere alle Autorità di fare altrettanto, stabilendo così un principio di reale uguaglianza tra i popoli. Non commettiamo gli stessi errori politici e strategici del 1948, del 1967 e del 1973. Anche i profughi israeliani sono profughi a tutti gli effetti. Comincia da qui la "pace sostenibile", qualora ve ne sia una. Carmine Monaco
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AIUTIAMO ANCHE I PROFUGHI ISRAELIANI | 4 commenti | Registrati
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Lince
Scritto alle 30/07/06 alle 23:23:07 AST da lince
Ottime iniziative, veramente ottime.
Reporter venduti
Scritto alle 06/08/06 alle 13:16:36 AST da Lupo
Forse un po' della colpa è degli israeliani, che non amano correre a dar spettacolo davanti alle telecamere. Ma il 90% della responsabilità è di quei reporte venduti che accorrono solo a riprendere l'esagerata lacrima dell'arabo.
cercheremo
Scritto alle 07/08/06 alle 02:16:05 AST da Admin
con le nostre esili forze di rimettere un po' le cose a posto.
Civiltà israeliana
Scritto alle 26/10/07 alle 09:48:28 AST da rol
Come gli americani anche gli israeliani combattono per noi, per salvare questa nostra civiltà che avrà pure le sue pecche ma di fronte ad una "civiltà" islamica che dove è passata o insediata ha solo contribuito ad allargare il deserto in cui è nata. La Palestina prima degli israeliani si avviava ad essere un deserto, ora è un giardino. Io forse sono uno sprovveduto ma penso che se una civiltà qualsiasi mi dimostrasse nei fatti che è superiore a questa occidentale, non avrei dubbi su chi sceglierei. Ora gli israeliani hanno dimostrato agli arabi cosa sono capaci di fare di una terra condannata al deserto. Perché gli arabi la combattono? Non lo capisco o, forse, lo capisco ma non lo condivido.