Diritto di vivere o di.... morire

19 febbraio 2004

 

Qualche giorno fa, è morta "Maria" la donna che viveva a Milano ed era affetta da un forte diabete, per il quale un piede era andato in cancrena ed la sua gamba purtroppo, avrebbe dovuto essere amputata, per vivere forse ancora un po'...  

Maria ha rifiutato l'amputazione, Maria ha scelto di tornare al suo paese natale in Sicilia e di andare incontro al suo destino. Nessuno sa o vuole sapere le motivazioni per cui Maria ha fatto questa scelta.

Io non sono in grado di dire che cosa l'abbia veramente motivata a farlo, ma mi sono perfettamente identificata con la sua scelta e quindi sono in grado di dire perché io avrei fatto la stessa cosa.

Premetto anche che sono fermamente convinta che quando una persona  è in possesso di tutte le informazioni necessarie, o almeno crede di esserlo, secondo me ha il diritto di scegliere quali e quante forme terapeutiche adottare o rifiutare, anche quando si dovessero rivelare sbagliate, è chiaro che ci si deve disporre mentalmente e fisicamente ad accettarne le conseguenze.

Se mi fossi trovata nella sua identica situazione e mi fosse stata prospettata un'amputazione, senza per questo essere certa che questa amputazione sarebbe stata l'unica e la definitiva, io stessa non l'avrei accettata, perché?   E' semplice da spiegare.  

Chi conosce tale malattia e le sue conseguenze, sa che si tratta soltanto di tempo, ma quando un organismo, affetto da diabete, inizia il suo declino, si può intervenire solo sul tempo e sul metodo, non si potrà mai parlare di guarigione o anche di semplice normalizzazione.

I medici avrebbero certo cercato di convincermi, delle loro buone intenzioni, ma sono esseri perfetti? Le cronache sono piene di errori medici, quindi: grazie, ma preferisco sbagliare io.

Penso che quando mi sarei trovata con una sola gamba e una pensione di invalidità oggi quantificata in euro 235,00 mensili, senza la possibilità di un assegno di accompagnamento, perché non sarei stata considerata invalida al 100% - questa è la realtà - chi si sarebbe occupato di me?  Avrei dovuto sottoporre i miei famigliari a una lenta agonia, che avrebbero dovuto condividere con me, per accompagnarmi alla mia fine definitiva, passando da un tormento ad un altro e se poi, vuoi il caso la mia degenerazione si fosse allungata nel tempo, chi avrebbe potuto impedire ai medici un accanimento terapeutico? Se io non fossi stata più in grado di intendere e volere, chi avrebbe potuto prendere al posto mio una decisione che andasse verso la mia "fine dolce e veloce"? Come continuare a ignorare la crudeltà di questo metodo usato contro ogni logica e soprattutto la volontà del paziente.

No grazie: la vivisezione NO! - Perché questa è la realtà dell'accanimento terapeutico.

Nessuno è nel giusto quando crede di dover negare il diritto di rifiutarsi a questa pratica, nessuno, perché se lo fosse non dovrebbero nemmeno esistere le cure e le scelte operate dai medici, ma tutto dovrebbe essere lasciato, per i laici al "destino" e per i fanatici religiosi a "dio".

Infatti oggi l'eutanasia è considerata come un omicidio.  

Avrei potuto forse pretendere che mio marito o i miei figli si assumessero tale onere verso di me per avere problemi con la legge e restare bollati come assassini?  No! Io non lo avrei permesso!!! Quindi finché io sono in grado di intendere e volere, io prenderò decisioni che riguardano la mia vita, e la mia morte. Nessun altro ha questo diritto, anche se posso accettare e mi fa piacere che gli altri si interessino a me, (ma l'interessamento di tutti verso Maria è accaduto proprio perché ha rifiutato l'amputazione)

Tornando a me, se il mio problema fosse passato nel normalissimo silenzio, che avvolge in una nebbia i  tanti sfortunati e disgraziati che vivono nel dolore e nell'indifferenza totale della società, il loro grave problema di salute e la mia famiglia non fosse stata benestante, per me meglio certo stato gettarsi dalla finestra, che morire di lenta e inesorabile agonia, perché se nessuno potrà darmi una vita dignitosa, almeno cercherò di avere una morte dignitosa.

Non dimenticatevi mai che:

La nostra è una società mediatica, che si interessa dei casi umani, solo quando questi fanno clamore, se poi fanno odiens televisiva, tanto meglio ed allora tutti lì, come avvoltoi gettati sull'avanzo dell'umanità, per farne banchetto, mistificandosi dietro il paravento di benefattori dell'umanità. 

Fate voi ora un esame di coscienza e tenete a mente che:

< Questo caso ha fatto clamore solo perché Maria ha rifiutato l'intervento, altrimenti noi non avremmo mai nemmeno saputo della sua esistenza >