L’Europa nega l’immunità a De Magistris

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Questo articolo è -a mio parere- una chicca in mezzo a una marea di storture e di porcherie che ogni giorno vengono perpetrate sotto i nostri occhi contro persone, colpevoli solo di esistere e di essere ciò che sono, e non per ciò che avrebbero fatto, soprattutto quando le accuse si dimostrano infondate e persecutorie.   Rendo perciò merito, una volta tanto, al Consiglio d’Europa, di aver applicato finalmente una parte di quella giustizia a cui tutti hanno diritto di accedere.

Adriana Bolchini – Lisistrata

   L’Europa nega l’immunità a De Magistris che rischia la rifusione di milioni di euro ai suoi calunniati

Il Parlamento europeo ha votato ieri sulla richiesta di immunità presentata dall’ex parlamentare europeo Luigi de Magistris, attuale sindaco di Napoli in quota all’Italia dei Valori, in quattro diversi processi per diffamazione. In tre casi, la richiesta di immunità è stata respinta, seguendo l’indicazione della Commissione affari legali del Parlamento europeo.

Il Parlamento ha rifiutato l’immunità per tre processi, uno a Cosenza, uno a Milano e uno a Lamezia Terme. Due cause per diffamazione gli sono state intentate da Enza Bruno Bossio, imprenditrice calabrese, moglie del consigliere regionale Nicola Adamo e attuale membro della Direzione nazionale del PD, e da Giancarlo Pittelli avvocato e parlamentare ex PdL, oggi parte del movimento Grande Sud di Micciché, per quanto De Magistris ha scritto nel libro “Assalto al Pm. Storia di un cattivo magistrato” in cui ricostruisce la storia di diverse inchieste, tutte a vuoto, che lo hanno reso celebre negli ultimi anni, tra cui “Why Not”, “Shock”, “Toghe Lucane” e “Poseidone”.

Una terza causa, sempre per diffamazione, è stata intentata da Antonio Saladino per un’intervista pubblicata sul Fatto Quotidiano nel 2011, in cui Saladino era definito “il principale indagato in Why Not”.

La quarta causa riguarda l’amministratore della società Impremed, ma in questo caso, il Parlamento europeo ha concesso a De Magistris l’immunità, dato che l’inchiesta riguardava anche l’utilizzo di fondi europei, che rientrano tra le materie di interesse di un europarlamentare. La questione era stata analizzata da una commissione del Parlamento europeo, quella per gli Affari Giuridici, relatore il socialdemocratico tedesco Bernhard Rapkay che ha presentato quattro relazioni (tre favorevoli e una contraria alla concessione dell’immunità, appunto) approvate prima in commissione e poi, a larga maggioranza, dal parlamento europeo.

L’immunità, come ha sottolineato l’europarlamento, viene concessa a un eurodeputato quando le dichiarazioni che hanno dato origine alla causa, anche se rilasciate fuori dal Parlamento, abbiano comunque un “nesso diretto ed evidente” con l’esercizio delle funzioni parlamentari, cosa che in tre casi su quattro ovviamente non ha avuto riscontro.

Chi è De Magistris lo spiega molto bene Filippo Facci di Libero, querelato dall’attuale sindaco di Napoli, del quale traccia alcuni atteggiamenti.

Nell’ottobre 2009 l’ex magistrato aveva detto che “Mastella era a capo di un mercato criminale di posti di lavoro” e l’uomo di Ceppaloni l’aveva subito denunciato, ma ecco le controdeduzioni che De Magistris inviò lo scorso luglio al Parlamento europeo: “Ritengo che le affermazioni da me rilasciate costituiscano espressione dell’attività politica di un parlamentare”. Attività politica? Era un’intervista a Epolis, un freepress. “Comunque non temo l’azione civile intentata da Mastella”. E allora perchè invocava l’immunità? Anche quando fu rinviato a giudizio per omissione di atti d’ufficio, a Salerno, nel novembre 2010, non si auto-sospese come prevede il codice etico dell’Idv e quello morale di un magistrato: “No, sarebbe la vittoria del burocraticismo”, aveva detto, anche perché “si tratta della mia attività di pm, non di politico”. Cioè: non si fa querelare come magistrato perché è un politico, non si dimette mai perché è un magistrato. Troppo comodo, non vi pare?

L’assioma, ai tempi, lasciò perplessa anche la sua ex collega Clementina Forleo: “Luigi, quanto vale per te non credi debba valere per tutti?” Nella sua carriera De Magistris ha accumulato uno straordinario agglomerato di patacche che hanno caratterizzato la sua intera attività istruttoria. Un magistrato che non avrebbe mai dovuto diventarlo; il suo deserto di sale è disseminato di cadaveri penali, e di milioni di cartacce, faldoni d’inchiesta e pagine di giornali che hanno distrutto vite, persone, famiglie, imprese, posti di lavoro e reputazioni.

Sintomatico il parere con cui il Consiglio giudiziario di Catanzaro si è espresso sulla sua nomina a magistrato di Corte d’appello: “….i procedimenti da lui istruiti, di grande impatto sociale perché istruiti contro i cosiddetti colletti bianchi, erano quasi tutti abortiti con provvedimenti di archiviazione, con sentenze di non luogo a procedere e con sentenze ampiamente assolutorie, in netto contrasto con la rappresentazione che davano i media dell’azione di De Magistris”. Egli seguiva metodi di analisi che denotavano una serie numerosissima di insuccessi, l’anomalia dei provvedimenti adottati, procedimenti infausti, omessa indicazione dei reati e delle fonti di prova, questo mentre De Magistris, ogni volta, perseverava nell’adozione di provvedimenti immotivati malgrado i continui insuccessi”.

Poi l’affondo del procuratore generale: «Di fronte a una tale patologia, forse unica nel panorama delle iniziative di un pm, a meno di configurare una magistratura disattenta se non collusa con centri di potere criminale (come ha configurato De Magistris con esternazioni mediatiche) non si sfugge a un’alternativa secca: o le persone indagate sono tutte esenti da responsabilità penali, o i giudici di Catanzaro sono tutti non professionalmente idonei se non corrotti… Il dato certo è che il dr. De Magistris è del tutto inadeguato, sul piano professionale e sul piano dell’equilibrio e sul piano dei diritti delle persone solo sospettate di reato, a svolgere quantomeno le funzioni di pm” La conclusione del Consiglio: “Giudizio finale negativo. Le voci di capacità e preparazione presentano profili di evidente deficit … gravi vizi o lacune; tecniche di indagine discutibili; procedimenti fondati su ipotesi accusatorie che non hanno trovato conferma, attività carente dal punto di vista dell’approfondimento e della preparazione”.

Labile e vigliacca la difesa di De Magstris dopo il parere della Commissione Europea, che ha commentato la vicenda con un post sul suo blog, in cui si è detto convinto che “le opinioni espresse da un parlamentare siano sempre insindacabili, a prescindere dal contesto e dallo strumento con cui il parlamentare decida di diffonderle”, e che non si è mai avvalso dell’immunità parlamentare, “pur potendo” (invece non può perchè gli è stata negata, ndr), nei procedimenti penali, anche in caso di querela per diffamazione. “Ho invece richiesto che mi fosse riconosciuto il diritto all’insindacabilità delle opinioni espresse come deputato, un diritto stabilito dalla Costituzione e previsto dallo stesso Parlamento europeo. L’ho fatto inoltre esclusivamente nei procedimenti civili, quelli intentati contro di me in modo strumentale (? lui lancia accuse gratuite, infondate e pretestuose, parole del Procuratore Generale di Catanzaro, e sono gli accusati ad essere strumentali? ndr) con una richiesta di risarcimenti milionari utilizzati contro la mia coraggiosa denuncia di fatti gravi (quali? Neanche uno secondo i suoi ex superiori, ndr), poi oggetto di indagine da parte della magistratura (intende i procedimenti che gli hanno tolto per la sua dimostrata e certificata incapacità a condurli, e regolarmente archiviati, ndr).

Questo, signori, è un campione di quella moralità che si vorrebbe fosse imposta a tutti. E Di Pietro tace, non si esprime, impegnato com’è a contare gli agnelli di Pasqua. Speriamo, comunque, che questo sia un primo caso di applicazione del principio che un magistrato che sbaglia per dolo o grave colpa sia chiamato a rispondere del suo operato come accade per qualsiasi altro cittadino.

tratto da qui

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