Genoa-Siena, un’altra vergogna nazionale

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Genoa – Siena 21 aprile 2012 – Marassi

   Quello che è successo domenica nello stadio Marassi di Genova apre un altro capitolo nero nel calcio italiano, infatti pretendere attraverso minacce contro tutti i presenti che i calciatori della propria squadra, perdenti nella partita svolta con la squadra avversaria sul proprio campo di casa, che si togliessero la maglia del Genoa che stavano rappresentando, è stata un’azione miserabile e vigliacca:

  • miserabile in quanto mirante a umiliare inutilmente chi già nella sconfitta è umiliato dal risultato,
  • vigliacca in quanto con la violenza metteva sotto scacco uno stadio e una città intera, che ne usciva irrimediabilmente penalizzata, anche per le conseguenze che ci sarebbero state in seguito a tavolino per le ulteriori punizioni verso quella squadra per la quale sono avvenuti i disordini.

Quella masnada di ultrà prepotenti ed aggressivi ha voluto ancora una volta scambiare quello che è un terreno di gioco, ove si fronteggiano squadre che mettono in campo la loro capacità e competenza, per una trincea ove si fa la guerra contro il nemico fino allo spargimento dell’ultimo sangue, rende il calcio italiano una vergogna nazionale, snaturandone la funzione di gioco e competizione, dando loro un miserabile soddisfazione che non porta null’altro che all’umiliazione di chi ha subito le loro prepotenze e di loro che si sono dimostrati ignoranti e incivili incapaci di reggere un sano confronto.

  • Vergogna per gli ultrà che tengono in ostaggio con protervia e prepotenza assoluta tutti coloro che seguono lo sport per quello che è realmente: un momento di confronto e di divertimento,
  • vergogna per aver ancora una volta umiliato uno sport nazionale e i suoi protagonisti,
  • vergogna per aver violentato una città, già violentata in altre circostanze,
  • vergogna per essersi dimostrati incapaci assumere il ruolo di uomo ma di essersi, comportati come bestie affamate e assetate di sangue,
  • vergogna per i responsabili del calcio italiano, che non hanno ancora saputo prendere le dovute distanze e precauzioni contro questo “tifo malato di violenza e protervia”
  • vergogna per le forze dell’ordine, non soltanto perché la loro presenza era inadeguata come numero, ma in quanto non si può continuare a mettere in pericolo la vita di poliziotti malpagati e demotivati da tale compito, poiché il loro è quello di proteggere i cittadini dalla delinquenza e non di fronteggiare dei fanatici che non sanno tenere a bada i loro istinti primitivi durante una partita,
  • vergogna per tutti gli italiani sportivi o meno, che ne escono impoveriti da una domenica così piena di squallore e miserabile umanità, nella sua totale incapacità di offrire valori su cui vale la pena di puntare.

Adriana Bolchini – Lisistrata

qui trovate altre spiegazioni

Nota personale: se fosse accaduto a me, come giocatore un diktat di questa natura, mai avrei accettato di togliermi la maglia e mai l’avrei consegnata ai delinquenti che lo pretendevano con tale arroganza, ma non solo anche come dirigente non avrei permesso che si portasse a termine tale obbrobrio e quando questi loschi individui verranno processati, cosa di cui mi auguro caldamente, se facessi parte del collegio giudicante, li condannerei ad essere esclusi da tutti gli stati del mondo per almeno 5 anni e per tutti i giorni nei quali si giocano partite, li manderei coattamente a fornire servizio sociale presso nosocomi, ospedali in cui si muore per il cancro, ospedali per bambini, ricoveri per disabili e se ancora sono troppi li manderei a fare pulizia delle strade, ma li terrei lontani dagli stati, forse allora qualcuno imparerà la lezione.

AGGIORNAMENTO:  Italia1 ha mandato in onda un’intervista a un capo degli ultras genoani, il qaule con fare sprezzante ha negato che vi fosse stata violenza, accusando di violenze con coltellate in  altre partite in altre città, aggiungendo che la partita è ripresa per loro volontà e che non è vero che le famiglie con bambini sono scappate dallo Stadio, anzi fuori dallo stadio è stato lui ad ordinare alla gente di allontanarsi. 

Queste dichiarazioni sono allucinanti perché negano l’evidenza, relegando la violenza alle sole coltellate, ma esplicitando con estrema arroganza, che sono gli ultras che decidono, se  consentire o meno che una partita venga giocata, interrotta o ripresa, che sono gli ultras che decidono di mandare via la gente dallo stadio e fuori dallo stadio.
E’ una situazione intollerabile che va interrotta e punita seriamente, punendo anche i dirigenti delle varie squadre che da troppi anni, per interessi economici chiudono entrambi gli occhi.  A.B.

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