Il monito del “scior Carera” (Pasquino milanese)

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  Un’antica statua virile romana,molto consunta dal tempo e quasi invisibile agli occhi dei passanti, è da tempo immemorabile collocata sotto i portici settentrionali di Corso Vittorio Emanuele,a Milano. Appiattita com’è contro il muro, tra vetrine sfolgoranti di luce e cose belle, pochi la vedono.

Chi fosse quell’uomo,nessuno lo sa. Ma il popolo milanese ( quando ancora c’era quell’insieme coeso di gente, lingua e luogo, che marcava un’identità) adottò in tempi antichi quella statua, lasciandola lì, dov’era stata trovata, e assegnandole il ruolo che aveva “Pasquino” a Roma. Alla statua ,detta anche “l’Omm de preja” (l’uomo di pietra) venivano infatti appesi cartelli, lettere, manifesti anonimi che esprimevano gli umori e i malumori dei singoli o del popolo.  All’ignota identità reale dell’ ”uomo di pietra”, si sostituì un’identità creata dall’immaginazione popolare: quella di un simbolo eterno e incorruttibile, di giustizia, onestà, saggezza. La gente appioppò a quel personaggio l’appellativo di “scior Carera”, a ciò indotta dalla prima parola di un’iscrizione in latino ,incomprensibile ai più, scolpita sul piedestallo.

“CARERE DEBET OMNI VITIO QUI IN ALTERUM DICERE PARATUS EST”: questa l’iscrizione. In sostanza:” deve essere immune da colpe chi è pronto a parlare contro un altro. “La frase è di Cicerone, che non pare però essere l’uomo raffigurato. Il motivo per cui quel motto è stato inciso ai piedi di quel romano di Milano (o milanese di Roma), resta ignoto, come l’identità del personaggio. Presumibilmente fu qualcuno a cui il motto ciceroniano particolarmente s’addiceva. Un principio che è ancor oggi valido. E a chi se ne dimentica, mal gliene incoglie. E non di rado paga pegno.

In questo periodo di tenzoni pre-elettorali, il monito del “scior Carera” pare “colpire” ancora, a destra e a manca, senza risparmiare nessuno. Il “teatrino” televisivo, durante il quale il non-immacolato Berlusconi, sentita la consueta filippica di Travaglio contro il cavaliere, restituiva pan per focaccia al giornalista enumerandogli i procedimenti giudiziari per diffamazione, subiti e persi dallo stesso Travaglio, pare fatta apposta per togliere la patina del tempo all’antico motto. E non solo in questo caso. Vedi, ad esempio, quel che fanno certi ex-alleati di Monti, prima pronti e compatti a sostenere ogni proposta del governo, ed ora ancor più pronti a rinfacciarsi l’un l’altro ( e ad attribuire all’avversario di turno) quegli stessi provvedimenti che loro stessi hanno contribuito a far diventare leggi dello stato. Con gli esiti di credibilità che stanno sotto gli occhi di tutti. “Carere debet omni vitio…”. Però,com’è noto, nessuno è perfetto. Infatti il monito del “scior Carera”non vuole inibire il diritto o la libertà di critica , come peraltro conferma il suo antico ruolo di “Pasquino” milanese. Nella consapevolezza dell’imperfezione umana, suggerisce semmai saggiamente onestà, prudenza e misura, contro l’ipocrisia e il moralismo di comodo. Nonché opportuni “paletti”alla libertà di critica. Principi “senza tempo” che , oggi, rendono certamente degni di apprezzamento, ad esempio, quei movimenti politici che,pur mettendo a repentaglio l’esito dello loro avventura elettorale, hanno rifiutato apparentamenti con i partiti di cui non possono condividere compiutamente principi, storia, fatti e misfatti. Personalmente resto convinto che la politica sia un’arena fangosa .Chi vuole cimentarsi su quel terreno, almeno le scarpe le inzacchera, pur tenendo immacolata la coscienza. C’è pur tuttavia ancora qualcuno che non ne vuol sapere di sporcarsi, nemmeno le scarpe. E sceglie la via più difficile, quella di “correre da solo” alle elezioni, rinunciando all’aiuto che potrebbe avvenire da alleati più forti, ma mai del tutto limpidi. Rischiando così a fronte alta persino l’insuccesso, anteposto comunque ad un successo, nel caso apparisse anche solo eventualmente discutibile. Coraggio e onestà sono grandi risorse, e alla fine premiano. Come ci ricorda il motto ciceroniano, “prestato” da tempo immemorabile al mito popolare del “scior Carera”.

Vittorio Zedda

 

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