Coldiretti, in Ue 8 allarmi su 10 vengono da cibi extracomunitari

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30 mag – Nel 2012 l’80% degli allarmi alimentari e’ stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea.

E’ quanto emerge dal primo dossier sui ”Rischi dei cibi low cost” presentato a Bruxelles dalla Coldiretti che chiede per l’Italia ”un piano strategico nazionale per aumentare del 10%, entro 5 anni, la copertura del fabbisogno alimentare nazionale”.

Dal rapporto emerge che nel 2012, in base al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, il maggior numero di allarmi e’ arrivato nell’ordine da Cina, India e Turchia. Un esempio e’ l’alert registrato sull’importazione di nocciole e pistacchi dalla Turchia, contaminati da muffe e aflatossine e spesso utilizzati per snack low cost.

Ma nel 2012 – continua la Coldiretti – sono anche aumentate del 38% le importazioni in Italia di miele naturale dalla Cina per un totale di 1,7 milioni di chili, a fronte di una produzione nazionale stimata in 8 milioni di chili.

Dopo che la scoperta di antibiotici nella produzione cinese aveva di fatto azzerato gli arrivi in Europa adesso un nuovo allarme – informa la Coldiretti – riguarda il rischio della contaminazione da organismi geneticamente modificati (Ogm) che non sono autorizzati nel Vecchio Continente.

Un problema che riguarda anche il riso importato dalla Cina e quello dagli Usa che ha aumentato l’export verso l’Italia del 12 % nel 2012, dopo che nel passato era scoppiato lo scandalo dell’importazione illegale in tutto il mondo di riso geneticamente modificato non autorizzato.

Se si vanno poi ad analizzare i singoli paesi, l’ultimo Rapporto annuale sui residui dei pesticidi negli alimenti elaborato dall’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) evidenzia risultati particolarmente negativi – precisa la Coldiretti – per il pepe indiano (irregolare il 59% dei casi), per il pomodoro cinese (irregolare il 41%), per le arance egiziane (irregolare il 26%), per l’aglio argentino (irregolare il 25%) e per le pere slovene (irregolari il 25%).

La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa, poi, proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta.

”Se l’Europa vuole difendere la salute dei propri cittadini,e tutelare l’ambiente e il territorio comunitario deve investire sulla propria agricoltura” ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. ”La politica agricola – ha sottolineato – e’ l’unica politica veramente integrata dell’Unione europea e occorre far si che con la riforma si premi chi lavora e vive di agricoltura, chi produce in modo sostenibile, chi produce cibo. Una esigenza per l’Italia dove – conclude Marini – occorre un piano strategico nazionale per aumentare del 10%, entro 5 anni, la copertura del fabbisogno alimentare nazionale, anche con politiche di salvaguardia del suolo agricolo e delle risorse naturali”.

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