Siria: pronti alla guerra mondiale. Putin: senza Onu “è aggressione”

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4 set. (TMNews) – Si alzano sempre di più i toni sulla crisi siriana. Mentre il regime siriano arriva ad annunciare di essere pronto per “una terza guerra mondiale”, il presidente russo Vladimir Putin stoppa il suo omologo statunitense Barack Obama sull’attacco alla Siria parlando di “aggressione” in caso di una mancata approvazione dell’Onu.

Ma il premier britannico David Cameron ha ribadito di ritenere giustificato l’intervento militare contro il regime di Damasco per aver fatto uso di armi chimiche. E questo mentre il Papa Francesco ha rinnovato il suo appello alla pace: “Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!”. Intanto il premier Enrico Letta si aspetta “un’intesa al G20” che si terrà proprio in Russia. Dal canto suo Obama, dalla Svezia dove è in visita, dopo avere detto di non “meritare” il Premio Nobel per la Pace, ha chiesto alla comunità internazionale di “non restare in silenzio”.

Secondo il capo del Cremlino, l’attacco contro la Siria in discussione al Congresso Usa è “un’aggressione” in assenza di un mandato delle Nazioni Unite. I membri del Congresso Usa, ha detto Putin, “sanciscono un’aggressione, perchè qualunque cosa vada oltre l’ambito del Consiglio di sicurezza dell’Onu eccettuata l’autodifesa è un’aggressione” ha detto Putin in un incontro del Consiglio presidenziale per i diritti umani russo.

Ma bloccato dal suo stesso parlamento dall’intraprendere un’azione militare contro la Siria, il premier britannico Cameron ha sollecitato gli Stati Uniti all’intervento, per non rischiare nuovi attacchi con armi chimiche da parte del regime di Bashar al Assad. “Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha fissato una linea rossa molto chiara, quella che se ci fosse stato un attacco su larga scala con armi chimiche qualcosa sarebbe dovuto accadere”, ha detto il premier in Camera dei Comuni, rivolgendosi ai deputati, “Ora sappiamo che il regime ha usato armi chimiche, in almeno altre quattordici precedenti occasioni”.

Sulla stessa linea di Cameron, Obama: Parlando dal palazzo Rosenbad di Stoccolma, Svezia, in seguito a un incontro bilaterale con il primo ministro Fredrik Reinfeldt. Il presidente Usa ha dichiarato: “La comunità internazionale non può rimanere in silenzio”. Confermando di avere discusso della violenza in corso in Siria, Obama ha spiegato che “il primo ministro ed io siamo d’accordo nel credere che simili atti barbarici non possono passare impuniti”. “Avevo già detto di non meritarmi” il premio Nobel per la Pace, ha poi aggiunto Obama.

La risposta del regime arriva immediata: la Siria non cederà alle minacce occidentali “neanche nel caso di una terza guerra mondiale”: lo ha dichiarato oggi in esclusiva all’Afp il vice ministro degli Esteri siriano, Faysal Moqdad.

“Il governo siriano non cambierà posizione anche se ci sarà una terza guerra mondiale. Nessun siriano può sacrificare l’indipendenza del proprio Paese”, ha affermato Moqdad.

A parlare di pace è il Papa Francesco che ha rinnovato il suo appello al termine dell’udienza generale odierna in piazza San Pietro. “Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!”, ha detto il Pontefice, invitando i fedeli, gli esponenti di altre confessioni e religioni e “le donne e gli uomini di buona volontà” alla giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria fissata per sabato prossimo. “Sabato prossimo vivremo insieme una speciale giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero”, ha detto Papa Bergoglio. Anche il premier Enrico Letta ha parlato della questione Siria affermando: “Mi aspetto tre risultati importanti da San Pietroburgo. Spingeremo per un accordo Usa-Russia su Damasco” ha detto in un colloquio con il quotidiano “Il Messaggero”. Dei tre risultati attesi uno, appunto, è quello di un’intesa tra le due superpotenze che disinneschi la crisi siriana. Gli altri due dossier sui quali Letta auspica intese sono quello sulla lotta ai paradisi fiscali e quello sui negoziati per rilanciare il commercio internazionale. Ma il primo è sulla Siria.

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