Facciamo esplodere la Siria, poi piangiamo per gli sbarchi

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12 ott – Era completamente falsa la “notizia” strombazzata per due giorni, in primis da “Repubblica”, degli “scafisti siriani” che, a cinghiate, avrebbero costretto i migranti a uccidersi, gettandosi dal gommone proveniente dalla Libia nel mare davanti Scicli. Una notizia vera ha trovato, invece, pochissimo spazio sul mainstream: secondo l’Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono sempre di più i siriani che approdano sulle nostre coste: lo fanno per fuggire dalle bande di mercenari che stanno insanguinando quella nazione, e dalla conseguente reazione dell’esercito siriano, ma soprattutto, per fuggire dalla fame e dalla miseria esplose in Siria col feroce embargo decretato due anni fa dall’Unione Europea, Italia compresa. E i motivi di questo embargo, accusa Francesco Santoianni, sono politici e scritti nero su bianco: l’obiettivo è costringere la popolazione a ribellarsi ad Assad. «Una “primavera araba” dettata dall’Occidente, che ha già fatto 100.000 morti e due milioni di profughi».

Una tenaglia spietata che si prolunga ogni giorno, «dopo le lacrime di coccodrillo e l’ipocrita adesione al “digiuno di pace” della Bonino e di Mauro», il ministro della difesa. Sicché, anche la sua collega agli esteri oggi annuncia che l’Italia continuerà – insieme a Usa, Francia, Turchia e Arabia Saudita – a far parte del “Gruppo Amici della Siria”, «quello che, per intenderci, sostiene e arma i “ribelli”», mentre Mauro «si appresta ad inviare in Giordania batterie antimissili e soldati». Il tutto, «condito da elargizioni ad una pletora di omertose organizzazioni “umanitarie”, impegnate nell’assistenza (fuori dalla Siria) ai disperati siriani e ad una sempre più pressante richiesta di “corridoi umanitari” per “soccorrere la popolazione”». Secondo Santoianni, «sarà proprio questa richiesta (ovviamente inaccettabile per Assad) il casus belli dei futuri bombardamenti sulla Siria».

Ma c’è qualcuno, Italia, disposto a protestare per questo? Tralasciando la manifestazione del 12 ottobre difesa della Costituzione e quella del 19 ottobre (NoTav, diritto alla casa, lotta alla precarietà) c’è la giornata del 18 ottobre con lo sciopero contro il governo. «La piattaforma non fa cenno alla politica estera, né tantomeno alla Siria», come fu per il “No-Monti Day” dell’anno scorso, con solo l’ovvia condanna delle spese militari. Il “Comitato No-Debito”, ricorda il blogger, annoverava tra le sue fila anche formazioni come “Sinistra Critica” e il “Partito Comunista dei Lavoratori”, all’epoca favorevoli alla “rivoluzione siriana” contro Assad. La “confusione” sulla vera natura dei “ribelli”, ormai smascherati come jihadisti finanziati dalla Nato e dalle monarchie del Golfo, secondo Santoianni ha molto indebolito il “fronte della pace”: difficile che la verità sulla Siria possa trovare spazio il18 ottobre a Roma. «Peccato. Perché se così fosse, di fronte ai continui sbarchi di disperati che giungono sulle nostre coste», spesso in fuga da tragedie «pianificate dai nostri governanti», l’unico argomento che rimarrebbe da usare «sarebbe quello, logoro e rituale, della denuncia della legge Bossi-Fini».

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