Shoah: Ida, così mi hanno umiliata ad Auschwitz

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“Dopo quattro giorni passati in condizioni terribili in un vagone bestiame siamo giunti ad Auschwitz. Pensavamo che nulla potesse essere peggiore di questo viaggio. Ma ci sbagliavamo”. Questo è uno dei passaggi del discorso che Ida Grinspan, sopravvissuta ad Auschwitz, ha letto davanti all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa che oggi ha voluto dedicare una speciale cerimonia per commemorare la liberazione di questo campo di sterminio avvenuta 70 anni fa.

Quando Ida Grinspan, che quest’anno compie 86 anni, è stata portata ad Auschwitz aveva 14 anni e 2 mesi. Nel suo discorso la donna ha raccontato soprattutto ciò che ha subito nelle prime ore dopo il suo arrivo al campo di sterminio. “Ci hanno fatto scendere dal treno e siamo stati assaliti da grida, urla e latrati. Erano le SS e i loro cani che ci attendevano”. Degli uomini vestiti da detenuti gli hanno ordinato di lasciare tutti i loro averi in mezzo alla neve, e poi “con brutalità” le SS hanno separato gli uomini dalle donne.

Alle donne è stato ordinato di riunirsi in testa al treno dove “in via eccezionale” c’era un solo SS che procedeva alla selezione di chi doveva entrare nel campo. “Ci ha detto che chi era stanco poteva salire su un camion, e gli altri potevano marciare. Io mi sono detta che potevo camminare. Non avevo idea che la mia sorte si giocava in quel momento”. Dopo aver marciato nella neve per un’ora, Ida e le altre donne arrivano a una baracca. “Dentro ad aspettarci c’erano tre soldati delle SS.

Hanno incominciato a urlarci che dovevamo spogliarci. Siamo rimaste congelate, bloccate. Nessuna di noi ha osato svestirsi.

Ci sembrava impossibile farlo davanti a quei soldati. Ma non abbiamo potuto riflettere a lungo. Dal fondo della baracca sono apparse delle donne con un randello in mano. Sul braccio avevano la scritta kapò. Noi non avevamo idea di cosa significasse.

Hanno incominciato a colpire con violenza le donne che incontravano sul loro cammino. Quando abbiamo visto con quale forza si precipitavano su di noi, abbiamo capito che eravamo obbligate a svestirci. Abbiamo iniziato a farlo con timidezza, ma arrivate alla biancheria intima non abbiamo osato andare oltre. Le SS si sono messe a urlare ‘nacket, nacket’. Dovevamo denudarci. Quando ci siamo ritrovate nude davanti a quei soldati eravamo destabilizzate, umiliate, imbarazzate, e non sapevamo più come nascondere la nostra nudità. Alcune donne nascondevano con le braccia il seno, altre il pube, altre come me si sono ripiegate su se stesse, non osando più sollevarsi”. Le donne sono rimaste cosi per un’ora colpite dal gelo che entrava dalla porta della baracca lasciata aperta. Poi sono state rasate completamente, capelli, ascelle, pube. “Eravamo metamorfizzate, irriconoscibili. Non eravamo più delle donne” legge Ida Grinspan, aggiungendo che in poche ore “senza capire cosa ci stesse accadendo abbiamo perso la nostra identità e la nostra umanità è stata fatta a pezzi”. Il suo discorso è stato salutato da tutti i presenti nell’aula che in piedi l’hanno applaudita per oltre due minuti.

(ANSA)

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