L’Ucraina diventa una porta strategica di accesso per la jihad

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In Occidente, i più guardano alla guerra in Ucraina semplicemente come una battaglia tra separatisti e il governo ucraino. Ma la verità sul terreno è molto più complessa, in particolare quando si tratta dei battaglioni di volontari che combattono dalla parte di Kiev, ma non necessariamente sotto il controllo statale.

L’Ucraina sta diventando un importante punto di sosta per i “fratelli”, membri dell’ ISIS e altre organizzazioni islamiche uomini che hanno abbandonato i loro paesi e città. Spesso usando pseudonimi e false identità, lavorano e combattono in Medio Oriente, in Africa e nel Caucaso, scivolando attraverso le frontiere senza visto. Alcuni stanno combattendo per creare un nuovo califfato – il paradiso in terra. Altri – come ceceni, curdi e daghestani – dicono che stanno combattendo per la libertà, l’indipendenza e l’autodeterminazione. Sono in ogni continente, e in quasi tutti i paesi, e ora sono in Ucraina, si legge su The Intercept.

In Ucraina, è possibile acquistare un passaporto e una nuova identità. Per 15.000 dollari, un combattente riceve un nuovo nome e un documento legale che attesta la cittadinanza ucraina. L’Ucraina non fa parte dell’Unione europea, ma è una porta di accesso facile per l’immigrazione verso l’Occidente. Gli ucraini hanno poche difficoltà ad ottenere i visti nella vicina Polonia, dove possono lavorare nei cantieri edili e nei ristoranti, riempiendo il vuoto lasciato dai milioni di polacchi che sono emigrati in cerca di lavoro nel Regno Unito e in Germania.

È anche possibile fare affari in Ucraina, non del tutto legali. È possibile guadagnare denaro facile per gli jihadisti che combattono nel Caucaso, in Siria e Afghanistan. È possibile acquisire “legalmente” armi non registrate per combattere i separatisti, e poi esportarle corrompendo i corrotti doganieri ucraini.

“Per molti musulmani, come Ruslan, su sui è incentrato l’articolo di The Intercept, la guerra nella regione del Donbass dell’Ucraina è solo la prossima tappa nella lotta contro l’impero russo. Non importa se l’obiettivo finale sarà un califfato in Medio Oriente, o semplicemente avere il Caucaso libero dell’influenza russa – i “fratelli” non sono uniti dalla nazione, ma da un senso di comunità e di solidarietà”.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=12080

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