Inchiesta “Tempa Rossa”, si dimette il ministro Guidi

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Rischia di scoppiare a livello nazionale il caso Potenza dopo le inchieste sulla gestione dei rifiuti liquidi prodotti dal C.O.V.A. (Centro Olio Val d’Agri) di Viggiano, in provincia di Potenza, nell’ambito della concessione “Val d’Agri”, che ha portato oggi a cinque arresti ai domiciliari a carico di funzionari e dipendenti dell’Eni e 37 indagati. Una inchiesta che si compone di due filoni: uno per reati ambientali e il secondo, denominato “Tempa Rossa” e distinto dal primo, che ha consentito di scoprire un “ben sperimentato e consolidato sistema di malaffare caratterizzato da tutta una serie di reati contro la pubblica amministrazione”, affermano gli inquirenti, nel quale sarebbero emerse alcune intercettazioni che riguardano l’imprenditore e compagno del ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, Gianluca Gemelli, che figura tra gli indagati.

Secondo la ricostruzione di alcuni quotidiani, agli atti dell’inchiesta ci sarebbero anche alcune intercettazioni in cui sarebbe direttamente coinvolta la ministra Guidi. Parlando al telefono con il compagno, la Guidi farebbe riferimento ad un emendamento alla Legge di Stabilità 2015, approvato all’ultimo momento nel dicembre del 2014, con il quale si dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa, a favore della società petrolifera francese Total, di cui l’azienda di Gemelli era subappaltatrice e da cui avrebbe ricavato oltre due milioni di euro.

Nelle intercettazioni nelle quali si assicura l’approvazione dell’emendamento, verrebbe citata “Mariaelena”, chiaro riferimento alla ministro Boschi che come responsabile dei Rapporti con il Parlamento stava seguendo l’iter legislativo della Legge di Stabilità.Immediate le richieste di dimissioni del ministro Guidi da parte del M5s e Forza Italia e degli altri partiti di opposizione. Sinistra Italiana ha anche prospettato, in assenza di dimissioni, una mozione di sfiducia nei suoi confronti. (askanews)

Dimissioni dal Governo della ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi a seguito degli sviluppi dell’inchiesta “Terra Rossa”. “Caro Matteo – ha scritto Guidi in una lettera al premier Matteo Renzi resa pubblica dal ministero dello Sviluppo- si legge nella missiva, diffusa dallo stesso dicastero – sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”.

“Indifendibile”

Per Matteo Renzi la ormai ex ministra, davanti agli ultimi fatti sarebbe “indifendibile”. tanto che, da dove si trova negli States in missione, avrebbe liquidato la questione chiedendo un passo indietro immediato. “E’ gravissimo che Federica non ci avesse detto chi fosse e che cosa facesse il fidanzato”, si sfogano fonti di maggioranza alla luce dell’intercettazione e dopo aver ricostruito l’iter dell’emendamento “incriminato”. E, a differenza del precedente di Maurizio Lupi, quando il premier attese le dimissioni in nome del garantismo, il passo indietro doveva essere tempestivo. Entrata al governo in nome delle tramontate larghe intese con Silvio Berlusconi, Guidi, raccontano ora fonti di maggioranza, aveva sempre tenuto un profilo basso.

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