I MOLTI VOLTI DELL’ANTISEMITISMO DISTRUGGONO ANCHE CHI VUOLE DISTRUGGERE ISRAELE

La memoria degli uomini sembra essere un optional, soprattutto quando riguarda storie scritte di cui doversi vergognare, per non ripercorrere le stesse strade che hanno portato a genocidi spaventosi come quello dei Turchi contro il popolo armeno, che era già stato preceduto da altri 2 genocidi e quello più recente degli ebrei ad opera dell’odio indiscriminato di Hitler e dei dirigenti islamici che hanno tentato di completarlo nei territori del nord Africa ed ora anche quello più recente e non ancora concluso dei cristiani e di altre minoranze non islamiche nel mondo islamico. Perchè l’uomo non riesce a trarre insegnamento dai suoi errori, perchè non impara a correggersi e a rispettare le minoranze, anche se sono afflitte da una maggioranza aggressiva e supremazista che  dimostra ogni giorno di mettere in atto una violenza distruttiva,   eppure l’uomo sembra non aver imparato nulla e si lascia ancora accalappiare da false situazioni emotive che sono solo frutto di maldicenze piene d’odio senza un corrispettivo nella realtà. Così l’Europa ha fatto un balzo indietro riportando ciò di cui si fa un vanto a vuoto indietro di quasi 80 anni al punto di arrivare a marchiare i prodotti israeliani, ci manca soltanto di marchiare gli israeliani e gli ebrei nel mondo, poi arriveremo forse anche a offrire loro una iniezione letale, senza vergognarci di quello che invece dovrebbe persino toglierci il sonno notturno.

Adriana Bolchini – Lisistrata

boicottaggio contro Israele e i suoi prodotti

boicottaggio contro Israele e i suoi prodotti

Perché il movimento BDS distrugge il futuro Stato palestinese

di Fred Maroun  18 maggio 2016 – Pezzo in lingua originale inglese: Why the BDS Movement is Destroying a Future Palestinian State Traduzioni di Angelita La Spada – Articolo tratto da

Gatestone Institute International Police Council

  • Israele avrebbe potuto rispettare le regole arabe ed espellere tutti gli arabi dei territori che ha occupato, ma non lo ha fatto. Proprio perché Israele ha rispettato i diritti umani degli arabi, e nonostante fosse contro il suo stesso interesse, lo Stato ebraico ha fornito ai palestinesi una piattaforma da cui cercare di distruggere Israele.
  • Si può solo sperare che i palestinesi, come l’Egitto e la Giordania, decideranno presto di vivere in pace con un vicino che ha dimostrato di trattarli molto meglio di come li trattano i loro stessi “fratelli arabi” – tutto sommato, non così male. Si può solo sperare che i leader palestinesi inizieranno a promuovere una cultura di pace anziché una cultura dell’odio.

Dal quando Israele ha dichiarato la propria indipendenza, una delle principale tattiche usate dagli arabi è stata quella di sfruttare il tallone di Achille degli ebrei: la loro cultura altamente sviluppata, che rispetta e valorizza la vita e il sostegno offerto ai diritti umani.

Essendo io di origine araba, conosco bene lo stereotipo arabo sull’Occidente e Israele, secondo il quale essi sono deboli perché si preoccupano della vita della loro popolazione e desiderano rispettare i diritti umani dei loro nemici. Nelle parole di Golda Meir: “Noi possiamo perdonare agli arabi il fatto che uccidono i nostri figli, ma non perdoneremo mai il fatto che costringono a uccidere i loro figli”.

Fino a oggi, il comportamento di Israele si è conformato a questo stereotipo arabo, come nel caso della tecnica detta “bussare sul tetto” utilizzata a Gaza, in base alla quale i soldati israeliani avvertono i residenti di evacuare gli edifici usati per scopi militari prima di colpirli, ma parlando con i sionisti pare che questo atteggiamento stia cambiando. Se è vero che gli ebrei daranno sempre valore alla vita, la loro determinazione a contenere le perdite dei nemici e rispettare i loro diritti umani a oltranza potrebbe venire meno e saranno i palestinesi a rischiare di farne le spese.

Durante la guerra d’Indipendenza, la parte araba assicurò che non un solo ebreo sarebbe rimasto a vivere nel lato arabo delle linee armistiziali del 1949, ma a un gran numero di arabi fu permesso dagli ebrei di restare nel lato israeliano. Oggi, questi arabi costituiscono il 20 per cento della popolazione israeliana.

Il rispetto mostrato da Israele per i diritti umani degli arabi che vivono nello Stato ebraico è stato utilizzato dagli arabi contro Israele. L’idea della presenza di ebrei nei territori arabi è demonizzata e qualsiasi tentativo di “normalizzare” i rapporti con gli ebrei viene scoraggiato in modo aggressivo.

Al contrario, gli arabi che vivono in Israele hanno sempre eletto parlamentari arabi, anche quelli antisionisti che appoggiano apertamente i terroristi palestinesi. Se Israele espellesse questi politici dalla Knesset – come una proposta di legge intende fare – sarebbe accusato dall’Occidente di essere antidemocratico, ma se non li espellesse verrebbe visto come debole dagli arabi.

Durante la guerra dei Sei giorni del giugno 1967 – una guerra difensiva condotta contro gli eserciti arabi, tra cui quelli della Giordania e dell’Egitto – Israele si estese in vaste aree di terra araba, come la penisola del Sinai, la Cisgiordania e Gaza. Ma subito dopo propose di restituire quei territori in cambio del riconoscimento e della pace. Meno di tre mesi dopo, il 1° settembre 1967, la risposta arrivò nella forma dei famosi “tre no” della Conferenza di Khartoum: no alla pace con Israele, no al riconoscimento di Israele, no ai negoziati con Israele.

Israele avrebbe potuto rispettare le regole arabe ed espellere tutti gli arabi dei territori che ha occupato, ma non lo ha fatto. Proprio perché Israele ha rispettato i diritti umani degli arabi, e nonostante fosse contro il suo stesso interesse, lo Stato ebraico ha fornito ai palestinesi una piattaforma da cui cercare di distruggere Israele.

Oggi, il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) continua ad applicare ipocritamente la regola dei due pesi e due misure in un tentativo evidente di eliminare Israele. I suoi leader hanno dichiarato senza mezzi termini che non sono interessati a una soluzione dei due Stati. Vogliono uno Stato arabo al posto di Israele. Essi contano sul presupposto che prima o poi Israele sarà costretto ad annettere la Cisgiordania e dare la cittadinanza israeliana a tutti i suoi abitanti. Dopo questo, la distruzione di Israele come Stato ebraico sarebbe solo una questione di tempo.

La sensazione dominante da parte sionista è che la soluzione dei due Stati accettata dalla maggior parte degli ebrei sin dagli anni Quaranta come etica oggi non funziona affatto. La stragrande maggioranza dei sionisti dà la colpa di questo all’inesorabile rifiuto arabo di accettare una soluzione del genere e al fatto che nel momento in cui sono state avviate trattative in proposito, i palestinesi non abbiano mai pensato di formulare una contro-offerta ragionevole. Anche il presidente dell’Autorità palestinese Mahmous Abbas, presumibilmente il leader più moderato dei palestinesi, non ha mai accettato una soluzione a due Stati che non includesse un “diritto al ritorno” palestinese, che porterebbe a uno Stato completamente arabo accanto a uno Stato a maggioranza araba: un altro modo per tentare di distruggere lo Stato ebraico.

Messo con le spalle al muro, Israele dovrà prima o poi scegliere se rinunciare allo Stato ebraico o abbassare i suoi standard di tutela dei diritti umani dei palestinesi. Sembra sempre più chiaro che gli israeliani non sceglieranno la prima opzione. Al loro posto, non lo farei neanche io. Un segnale in tal senso sono due proposte di legge volte rispettivamente a espellere le famiglie dei terroristi e i membri della Knesset che appoggiano apertamente i terroristi.

Alan Dershowitz, l’avvocato americano difensore dei diritti umani, ha ripetutamente avvertito che il movimento BDS sta vanificando la prospettiva di una soluzione dei due Stati, inducendo i leader palestinesi a credere che non hanno alcun bisogno di scendere a compromessi. Dershowitz non ha osato dire cosa accadrebbe se il BDS proseguisse sulla strada intrapresa. Ha però fatto una previsione generale e ovvia che si arriverebbe a “più guerre, più morti e più sofferenza”.

Se questa tattica continuasse, Israele potrebbe spostarsi a destra del suo attuale primo ministro, Benjamin Netanyahu, ed eleggere un governo per il quale il rispetto dei diritti umani palestinesi è una priorità minore. Un governo del genere sarebbe molto meno riluttante di Netanyahu all’idea di espandere gli insediamenti in Cisgiordania e a rispondere brutalmente agli attacchi terroristici, rendendo così la vita dei palestinesi molto più difficile e danneggiando seriamente i sogni di uno Stato palestinese.

  • Gli ebrei di Israele non saranno disposti a suicidarsi. Finora, ogni volta che si sono rifiutati di adottare approcci contrari alla tutela dei diritti umani, queste decisioni non sono state fatali per Israele. La soluzione di uno Stato unico con diritti uguali per tutti sarebbe invece fatale per Israele e la maggior parte degli ebrei di Israele non l’approverà.
  • Israele vede che nel resto del Medio Oriente è attuata impunemente una pulizia etnica – da quella degli ebrei a quella dei cristiani e tutti gli altri gruppi – e vede anche che l’Occidente non intraprende alcuna azione concreta per impedirlo.
  • Gli israeliani sanno che gli arabi maltrattano i palestinesi da quasi 70 anni, pertanto i paesi arabi non rischieranno di perdere altre guerre per il bene dei palestinesi, che in ogni caso disprezzano (sempre che gli arabi divisi siano comunque in grado di formare una possibile coalizione contro Israele).
  • Uno dei fattori che attualmente frenano l’ala destra di Israele è il rischio di perdere il sostegno dell’Occidente. Tuttavia, con la crescita del movimento BDS, Israele potrebbe pensare di aver perso in ogni caso l’appoggio occidentale e che non ci sia più niente da perdere.

Da quasi 70 anni gli arabi conducono un gioco molto pericoloso, contando sugli scrupoli degli ebrei per trasformare ogni sconfitta in una vittoria parziale. Nel corso della storia, coloro che perdono le guerre – in particolare le guerre che essi stessi hanno iniziato – sono costretti a vivere secondo le regole del vincitore. Ma gli arabi hanno sempre rifiutato di vivere secondo le regole degli israeliani così come hanno rifiutato costantemente una soluzione intermedia come quella dei due Stati, che sarebbe stata ragionevole per entrambe le parti. Si può solo sperare che i palestinesi, come l’Egitto e la Giordania, decideranno presto di vivere in pace con un vicino che ha dimostrato di trattarli molto meglio di come li trattano i loro stessi “fratelli arabi” – tutto sommato, non così male. Si può solo sperare che i leader palestinesi inizieranno a promuovere una cultura di pace anziché una cultura dell’odio.

Fred Maroun è un giornalista canadese di origine araba orientato a sinistra, scrive tra l’altro per New Canadian Media. Maroun ha vissuto in Libano dal 1961 al 1984.

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La sinistra britannica ha un piccolo problema di antisemitismo di Douglas Murray

21 maggio 2016 Pezzo in lingua originale inglese: UK: The Left’s Little Antisemitism Problem   Traduzioni di Angelita La Spada

Articolo tratto da Gatestone Institute International Police Council

Jeremy-Corbyn parlamentare laburista inglese - a sin nella foto, sostenitore di Hezbollah e di Hamas

Jeremy-Corbyn parlamentare laburista inglese – a sin nella foto, sostenitore di Hezbollah e di Hamas

  • In una sola settimana la leadership del Partito laburista britannico è stata costretta a sospendere uno dei suoi nuovi deputati e uno dei più vecchi, entrambi per la stessa ragione.
  • Il leader dei laburisti Jeremy Corbyn e Ken Livingstone dicono di condannare l’antisemitismo. Essi tendono sempre a ribadire che condannano “l’islamofobia e ogni altra forma di razzismo”, un ripudio che sembra sempre un deliberato tentativo di nascondere un odio verso gli ebrei sotto le gonne di qualsiasi tipo di critica dell’Islam. È interessante notare che dichiarando questo, essi fomentano proprio quello che affermano di condannare.
  • Essi fanno credere che lo Stato ebraico faccia queste cose senza motivo. Non vengono menzionate le migliaia di razzi che Hamas e altri gruppi islamisti fanno piovere su Israele dalla Striscia di Gaza. Il commento di Livingstone trasforma una serie di rappresaglie condotte da Israele contro Hamas, nella Striscia di Gaza, in un attacco “brutale contro i palestinesi”. Pur accennando al bilancio delle vittime, Livingstone non ha alcun interesse a spiegare che lo Stato d’Israele costruisce bunker per dare riparo ai propri cittadini, mentre Hamas usa i palestinesi come scudi umani e i cadaveri come propaganda per le telecamere delle tv in modo di apparire come la povera “vittima”.
  • È la narrazione della “sinistra” su Israele che sta causando la rinascita dell’antisemitismo. Quest’ultimo non salta fuori dal nulla. Proviene da loro. Se la sinistra vuole affrontare la cosa, deve innanzitutto affrontare se stessa.

Ogni volta che qualcuno pensa che il Partito laburista britannico abbia toccato il fondo del suo antisemitismo, poi si raggiungono inediti livelli di bassezza. A settembre, ho scritto per il Gatestone un articolo su come l’elezione di Jeremy Corbyn a leader del Partito laburista abbia reso il razzismo “una tendenza dominante” nel Regno Unito. Anche se Corbyn afferma di non tollerare alcun tipo di odio, egli è un uomo che ha dedicato la sua vita politica a ingraziarsi i gruppi terroristici e antisemiti che non fanno mistero del loro intento genocida contro il popolo ebraico. Ha lavorato a stretto contatto con i negazionisti dell’Olocausto, ha elogiato gli estremisti antisemiti e definito amici Hamas e Hezbollah.

Da quando Corbyn ha assunto la leadership del Labour Party, è chiaro che l’orientamento da lui dato è seguito anche dai ranghi più bassi del partito. A marzo, ho spiegato come il partito sembra marcire dall’alto verso il basso, dopo la scoperta che il club laburista dell’Università di Oxford pullula di insulti antisemiti. Tuttavia, chi avrebbe mai immaginato che il Labour potesse sprofondare ancora più in basso, visto quanto accaduto alla fine di aprile.

Il 26 aprile, si è scoperto che Naz Shah, deputata di Bradford West, aveva condiviso sul suo profilo Facebook un’immagine che proponeva di trasferire tutti gli ebrei negli Stati Uniti, insieme al commento: “Problema risolto”.

Altrove, la parlamentare ha scritto: “Gli ebrei si stanno radunando”. Si dà il caso che la Shah sia musulmana e rappresenti un collegio elettorale che fino alle ultime elezioni era rappresentato da George Galloway. Tra gli altri politici di spicco della zona vi è anche l’ex deputato liberaldemocratico David Ward.

È giusto però dire che la Shah non è la sola ad aver espresso certe idee. I suoi post risalgono al 2014, un anno prima che diventasse parlamentare, quando era in corso l’ultima guerra di Israele, a Gaza. Nel porgere le sue scuse, una volta che è stata scoperta, la deputata ha detto che quello era un periodo in cui “la tensione era alle stelle”. Naturalmente, non tutti durante un periodo del genere invocano la distruzione di uno Stato membro delle Nazioni Unite, ma la Shah lo ha fatto e il giorno dopo la scoperta dei messaggi è stata sospesa dal Partito laburista e sulla vicenda è stata avviata un’inchiesta approfondita.

La settimana dei laburisti era appena cominciata e in poche ore Rupa Huq, un’altra deputata laburista, ha cercato di andare in aiuto della Shah. In un’intervista alla BBC, la Huq ha tentato di paragonare le richieste di distruggere lo Stato d’Israele a un’altra cosa “divertente” che si può trovare su Twitter. Dopo una rapida inversione di marcia, la parlamentare è riuscita a contenersi ed è rimasta nel partito.

Un altro a scendere in campo a favore della Shah è stato l’ex sindaco di Londra Ken Livingstone, attualmente membro del comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista. Livingstone milita nel Labour Party da quasi cinquant’anni e condivide con l’attuale leader del partito le stesse posizioni politiche. I due hanno combattuto insieme per numerose cause importanti e sono stati fianco a fianco in molte piattaforme abbandonate. Ma quando Livingstone è stato ospite di diversi programmi della BBC, probabilmente non si aspettava che nel giro di 24 ore sarebbe stato sospeso dal suo partito, come accaduto alla Shah. L’ex primo cittadino di Londra ha utilizzato le sue opportunità mediatiche per iniziare a parlare di Hitler – in particolare, per dire che il sionismo era la politica iniziale di Hitler. Forse, intuendo di essersi addentrato in un terreno accidentato, Livingstone ha poi sottolineato che questo era successo prima che Hitler “è impazzito” e ha finito per uccidere sei milioni di ebrei.

Pertanto, in una sola settimana la leadership del Partito laburista britannico è stata costretta a sospendere uno dei suoi nuovi deputati e uno dei più vecchi, entrambi per la stessa ragione. Attualmente, Jeremy Corbyn e i suoi collaboratori cercano disperatamente di dare l’impressione che stanno affrontando la questione in modo appropriato. Ma ci sono delle ragioni per cui non possono farlo, visto il problema che il Partito laburista – e la sinistra in Europa e America – ora ha per quanto concerne gli ebrei e lo Stato d’Israele.

Sia Jeremy Corbyn sia Ken Livingstone dicono di condannare l’antisemitismo. Essi tendono sempre a ribadire che condannano “l’islamofobia e ogni altra forma di razzismo”, un ripudio che sembra sempre un deliberato tentativo di nascondere un odio verso gli ebrei sotto le gonne di qualsiasi tipo di critica dell’Islam. È interessante notare che dichiarando questo, essi fomentano proprio quello che affermano di condannare.

 Ha suscitato grande clamore una risposta data da Ken Livingstone all’inizio di maggio, quando egli ha cercato di scusare i commenti espressi da Naz Shah nel 2014 asserendo che sono stati “fuori luogo e grossolani”. Ma è molto più eloquente ciò che ha detto prima, finora passato inosservato, e mette in evidenzia il problema principale della sinistra. In un’altra intervista, Livingstone aveva detto alla BBC Radio London:

“La verità in tutto questo è che Naz ha espresso allora quei commenti in un momento in cui era in atto un altro brutale attacco israeliano contro i palestinesi.

“E c’è un dato non piacevole che praticamente nessuno nei media britannici riporta mai, ossia che in quasi tutti questi conflitti il bilancio delle vittime oscilla tra i 60 e i 100 palestinesi uccisi per ogni israeliano. Ora, tutti gli altri paesi che fanno questo sarebbero accusati di crimini di guerra, ma è come se noi usassimo due pesi e due misure riguardo alle politiche del governo israeliano”.

È proprio questo il cuore del problema dell’antisemitismo dei laburisti. Essi fanno credere che lo Stato ebraico faccia queste cose senza motivo. Non vengono menzionate le migliaia di razzi che Hamas e altri gruppi islamisti fanno piovere su Israele dalla Striscia di Gaza. Il commento di Livingstone trasforma una serie di rappresaglie condotte da Israele contro Hamas, nella Striscia di Gaza, in un attacco “brutale contro i palestinesi”. Pur accennando al bilancio delle vittime, Livingstone non ha alcun interesse a spiegare che lo Stato d’Israele costruisce bunker per dare riparo ai propri cittadini, mentre Hamas usa i palestinesi come scudi umani e i cadaveri come propaganda per le telecamere delle tv in modo di apparire come la povera “vittima”.

Facendo credere che uno Stato – Israele – proteggendo se stesso da una pioggia di razzi, dalle aggressioni con il coltello e da speronamenti con auto, come meglio può, commetta crimini di guerra, non solo si perpetua una menzogna ma si getta il seme di un pensiero. Un ingenuo potrebbe chiedersi perché questi principi discriminanti esistono solo per Israele, e non per esempio per l’Iran, la Cina, la Corea del Nord o la Russia? Forse perché alcune persone odiano Israele?

Un commento del genere è anche il motivo per cui, anche se il partito fa credere di “sradicare il problema”, non può farlo. Ciò che Livingstone ha detto è passato inosservato perché questo è il genere di cose che molti parlamentari e innumerevoli membri del partito credono. Eppure, ogni volta che lo dicono, propagano una menzogna. Scusare i commenti di Naz Shah asserendo che essi sono stati espressi “in un momento in cui era in atto un altro brutale attacco israeliano contro i palestinesi” mette insieme un intero mucchio di bugie in un unico pacchetto.

Questo è il problema. È la narrazione della “sinistra” su Israele che sta causando la rinascita dell’antisemitismo. Quest’ultimo non salta fuori dal nulla. Proviene da loro. Se la sinistra vuole affrontare la questione, deve innanzitutto occuparsi di se stessa.

Douglas Murray è un analista e giornalista residente a Londra.

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70 anni dopo Hitler arriva la Mogherini: la UE marchia i prodotti ebraici

Articolo tratto da Rights Reporter

 

marchio antisemita sui prodotti israeliani decretato dalla UE

marchio antisemita sui prodotti israeliani decretato dalla UE

Con 525 voti a favore e 70 contrari il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che chiede la marchiatura dei prodotti ebraici provenienti dai territori contesi. Dopo 70 anni l’Europa dimentica l’orrore delle leggi razziali e torna a marchiare i “giudei” con grande gioia dei nazistelli del BDS e disappunto dei palestinesi che adesso temono di perdere migliaia di posti di lavoro.

La marchiatura dei prodotti ebraici provenienti dai territori contesi della Cisgiordania è una risoluzione fortemente voluta prima da Catherine Ashton e poi da Federica Mogherini, una risoluzione che ricalca perfettamente la linea nazista e antisemita del Movimento BDS, ben lontana dal fare gli interessi palestinesi come gli stessi palestinesi fanno notare.
Ora tutte quelle aziende israeliane che lavorano in Cisgiordania faranno il possibile per trasferirsi, così come ha fatto la SodaStream, lasciando senza lavoro migliaia di palestinesi (solo con il trasferimento della SodaStream oltre 900 famiglie palestinesi hanno perso lo stipendio che le sosteneva).
E la cosa incredibile è che questi nazistelli buffoni sostengono di farlo per il bene dei palestinesi. Ma di quali palestinesi? Di Abu Mazen, che non pensa certo ai palestinesi che perderanno il lavoro concentrato com’è
nella costruzione della sua mega-villa da 13 milioni di dollari? Della dirigenza della ANP con i suoi conti milionari nelle banche svizzere? Forse la decisione del Parlamento Europeo gioverà agli interessi di tre o quattro palestinesi, ma di sicuro metterà sul lastrico migliaia di famiglie che perderanno ogni tipo sostentamento.

La verità, come dice il Ministero degli Esteri israeliano, è che siamo di fronte a una decisione che puzza fortemente di antisemitismo e di boicottaggio diretto contro Israele. Il bene dei palestinesi non c’entra nulla in questa decisione. E ha ragione Netanyahu quando afferma che «l’etichettatura dei prodotti israeliani è una decisione fortemente discriminatoria che ricorda da vicino un passato già vissuto in Europa». Quale sarà il prossimo passo? Quello di marchiare i negozi Kosher? Di disegnare una Stella di David con la scritta “Jude” sui muri delle attività ebraiche? No perché a questo punto ci si può aspettare di tutto da questi buffoni che siedono al Parlamento Europeo.

E che sia una decisione fortemente anti-israeliana lo dimostra il fatto che la UE si guarda bene dall’adottare gli stessi provvedimenti per situazioni ben più gravi di quella palestinese, come per esempio quella del Sahara Occidentale e del Nord di Cipro dove addirittura l’Unione Europea invece di boicottare conclude trattati di collaborazione commerciale con gli occupanti, quelli si occupanti nel vero senso della parola.

Oggi tutti gli odiatori del mondo faranno salti di gioia, l’Europa in un sol giorno è riuscita a fare un balzo all’indietro di 70 anni, ma temo che a gioire in Palestina non siano tanti, giusto quelli che non fanno nulla e campano della ricca elemosina europea. I palestinesi onesti, quelli che lavorano e che veramente vogliono vivere in pace da oggi malediranno i burocrati europei che con il loro ritorno alla discriminazione razziale li stanno condannando alla povertà.

Scritto da Antonio M. Suarez

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