Saviano condannato due volte, per plagio e diffamazione

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17 giugno 2015 – Condannato in via definitiva perché ha copiato. La Suprema Corte ha confermato quasi in toto quanto deciso dalla Corte d’Appello di Napoli che nel settembre scorso ha condannato l’autore di Gomorra per aver copiato e riportato nel suo bestseller parte di tre articoli pubblicati dai quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”.

Gli Ermellini hanno rigettato otto dei sette motivi su cui si basava l’appello dell’«oracolo anticamorra» e ne ha accolto solo uno, quello relativo al risarcimento di 60mila euro. Sarà dunque un altro giudice a riquantificare il danno. Per il resto la condanna è passata in giudicato e l’obiezione contenuta nel ricorso, e cioè che «Gomorra è un’opera originale e autonoma» che in quanto tale può «riprendere il contenuto di opere altrui senza necessità di consenso», è stata rispedita al mittente dalla Cassazione che ha invece parlato di «appropriazione plagiatoria» di tre articoli in alcuni casi riportati “quasi integralmente” nel libro-totem.

Il copia-incolla del «profeta intellettuale» è un dato di fatto acclarato da una sentenza definitiva.

Luca Rocca – il tempo

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4 giugno 2014

4 giu – “Le affermazioni riportate nel libro sono oggettivamente offensive e non è stata provata la verità della notizia, in modo suggestivo emergente dalle frasi del testo pubblicato”. Sono le motivazioni della seconda sezione civile della Corte d’Appello di Milano, che ha confermato la condanna per diffamazione dello scrittore Roberto Saviano a risarcire con 30mila euro una persona citata, Enzo Boccolato, nel suo best seller “Gomorra”.

La Corte ha confermato la condanna di ”Saviano e Arnoldo Mondadori Editore Spa in via tra loro solidale al risarcimento del danno subito da Enzo Boccolato e a corrispondergli la somma di 30mila euro”. I giudici hanno, però, rigettato la richiesta della difesa di Boccolato che lamentava ”la eseguità del danno non patrimoniale liquidato”, a fronte di una richiesta di un milione di euro.

Confermata quindi la sentenza dello scorso novembre, che aveva accertato ”il contenuto diffamatorio in danno” di Enzo Boccolato, difeso dai legali Alessandro Santoro, Sandra Salvigni e Daniela Mirabile, ”della frase contenuta a pagina 291” di ‘Gomorra’. Frase offensiva, secondo la Corte d’Appello, a causa ”dell’accostamento tra dati tratti dalle dichiarazioni di Piccirillo”, un collaboratore di giustizia, ”e considerazioni dell’autore, circa il coinvolgimento di Boccolato nelle attività illecite del clan La Torre”.

 

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