Arabia Saudita: Isis vuole delegittimare la famiglia al Saud di fronte ai musulmani

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La serie di attentati suicidi che lunedì scorso hanno colpito rispettivamente Gedda, al Qatif e la città Santa di Medina, in Arabia Saudita, costati la vita ad almeno quattro persone, s’inserisce in un ampio contesto che ha visto nel periodo di Ramadan un aumento esponenziale delle azioni terroristiche nei paesi musulmani.

medina-attentato

A partire dal 28 giugno Turchia, Kuwait, Bangladesh, Arabia Saudita, Malesia e Indonesia, tutti paesi musulmani, sono stati teatro di attentati che hanno coinvolto sia cittadini occidentali che di religione musulmana. Secondo gli analisti la scia di azioni terroristiche imputate allo Stato islamico, ricalca la strategia già attuata da al Qaeda nei primi anni 2000, in concomitanza con le sconfitte sul campo nella propria roccaforte nel nord dell’Afghanistan. Nonostante gli attentati in territorio saudita non siano ancora stati rivendicati, per le autorità è evidente il coinvolgimento di elementi affiliati allo Stato islamico. Le sconfitte subite a Fallujah e l’offensiva in Siria da parte delle forze curdo arabe per prendere al Raqqa, sala di regia del gruppo estremista, avrebbero spinto i vertici dello Stato islamico a lanciare una campagna di attacchi proprio contro i paesi musulmani al fine di delegittimarne i governi. In questo quadro i tre attacchi in Arabia Saudita si muovono su tre filoni principali: colpire uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente, fomentare il settarismo religioso tra sunniti e sciiti, e soprattutto far emergere la dinastia degli al Saud come indegna di proteggere i luoghi santi dell’Islam.

Secondo quanto riferito da fonti della sicurezza saudita all’emittente “al Arabiya”, l’obiettivo del gruppo terroristico era “colpire i luoghi santi nel mese di Ramadan e dimostrare di poter agire in più luoghi nello stesso momento”, mettendo in imbarazzo le autorità saudite e facendolo mentre la moschea di Medina era affollata per la fine del mese sacro per i musulmani, cosa che ha tenuto impegnata la polizia nel gestire la folla consentendo ai terroristi di condurre in porto con successo i loro piani senza che fossero scoperti. Il bilancio ufficiale della serie di attacchi è di otto morti e cinque feriti, compresi gli attentatori. Secondo quanto riferito dal portavoce della sicurezza del ministero dell’Interno di Riad, generale Mansur al Turki, quattro agenti delle forze dell’ordine hanno perso la vita a Medina, mentre sono stati rinvenuti tre cadaveri in seguito all’esplosione di al Qatif, nell’est dell’Arabia Saudita. Lunedì sera, al tramonto, la polizia si è insospettita per un uomo che si stava recando verso la moschea del profeta di Medina; l’uomo si è fatto esplodere in un terreno vuoto usato come parcheggio. In quell’attentato altri 5 agenti della polizia sono rimasti feriti. Per quanto riguarda l’azione avvenuta ad al Qatif, due attentatori suicidi si sono fatti esplodere quasi simultaneamente intorno alle 19:00 (ora locale) nei pressi della moschea Faraj al Omran nel governatorato orientale di al Qatif, zona dove risiede la maggior parte della popolazione musulmano sciita e nel quale sorgono i principali impianti di estrazione petrolifera del paese. L’attentato di Medina è avvenuto quasi in contemporanea con quello di al Qatif e giunge a pochi giorni dalle celebrazioni per la fine del Ramadan. Inoltre entrambe le azioni sono state condotte poco dopo un tentativo di attacco, sempre da parte di un kamikaze, contro il consolato statunitense di Gedda.

Secondo gli analisti, nel caso di al Qatif l’obiettivo sarebbe stato quello di colpire la comunità sciita in modo da accendere gli scontri settari e riprendere le tensioni contro l’Iran, che si sono acuite nel 2016 con l’interruzione dei rapporti diplomatici, culminando a fine maggio con la decisione di Teheran non partecipare al pellegrinaggio sacro dell’Hajj. Nonostante le tensioni, le autorità iraniane hanno condannato ufficialmente gli attacchi di ieri, un gesto che secondo gli analisti è un segnale degli sforzi compiuti dalle due diplomazia di evitare ulteriori tensioni. Per quanto riguarda Medina invece i terroristi hanno scelto un luogo altamente simbolico. Colpendo a soli 500 metri dalla seconda più importante moschea dell’Islam i terroristi hanno voluto rimarcare la propria volontà di delegittimare la famiglia al Saud e scioccare quasi un milione di fedeli presenti nell’edificio religioso al momento dell’attacco. Per quanto riguarda Gedda, il fallito attentato contro il consolato statunitense è stato un tentativo di colpire il principale alleato della famiglia regnante in un momento di rilancio delle relazioni tra i due paesi, come dimostrato dalla visita di oltre una settimana del vice erede al trono e ministro della Difesa Mohammed Bin Salman. Fonti locali di “Agenzia Nova” hanno fatto notare l’efficienza delle forze di sicurezza saudite che hanno evitato una carneficina, bloccando gli attentatori prima che riuscissero a colpire aree affollate. Da tempo infatti Riad ha compiuto passi in avanti nella lotta contro lo Stato islamico sia sul piano della politica interna che estera. Sul piano interno in questi mesi sono state condotte varie operazioni dell’antiterrorismo soprattutto alla Mecca e Gedda.

La più importante è avvenuta a inizio maggio, quando le forze di sicurezza hanno condotto un blitz a Mecca, dopo una segnalazione circa la presenza di numerosi terroristici a pochi chilometri dalle strutture di sicurezza situate nei principali luoghi santi dell’Islam di Mecca e Medina. Nel quadro dell’operazione sono stati uccisi quattro terroristi, catturandone altri otto. Nel covo gli agenti hanno rinvenuto armi, munizioni e decine di cinture esplosive pronte per essere utilizzate, di cui cinque nascoste all’interno di un auto. Le misure di sicurezza riguardano soprattutto il periodo del pellegrinaggio alla Mecca nel periodo di Ramadan per il quale le autorità hanno aumentato la presenza di forze dell’ordine e creato uno speciale braccialetto elettronico per i fedeli contenente dati anagrafici con l’obiettivo di informare allo stesso i pellegrini e aumentare i sistemi di controllo in modo da prevenire azioni terroristiche. Sul piano dell’azione esterna, Riad partecipa attivamente nella lotta contro lo Stato islamico in Iraq e Siria, fornendo sia appoggio logistico con le proprie basi militari che attraverso l’impiego di velivoli da guerra. Per tentare di smentire le accuse di finanziamento dei gruppi terroristici, tra cui lo Stato islamico, Riad ha deciso di attivarsi anche sul piano della lotta al traffico di denaro e dal marzo 2015 co-presiede insieme ad Italia e Stati Uniti il Counter-Isil Finance Group (Cifg), che ha il fine di elaborare e adottare misure volte a drenare le fonti di reddito dello Stato islamico al fine di comprometterne la capacità di sostenersi economicamente. (Res) © Agenzia Nova –

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