LE NAZIONI UNITE HANNO TRADITO I PRINCIPI PER CUI SONO STATE CREATE E PREPARANO L’ANNIENTAMENTO DI ISRAELE

Le Nazioni Unite dichiarano guerra alla civiltà giudaico-cristiana
di Giulio Meotti 8 gennaio 2017

Pezzo in lingua originale inglese: The UN Declares War on Judeo-Christian Civilization Traduzioni di Angelita La Spada tratto da GATESTONE INSTITUTE

  • Com’è possibile che la giurisprudenza occidentale, creata dopo la Seconda guerra mondiale per impedire nuovi crimini contro l’umanità, venga ora utilizzata contro le democrazie e per perpetuare ulteriori crimini?
  • Si tratta di una terribile manipolazione per cercare di cancellare tutta la storia ebraica e cristiana, far credere che tutto il mondo sia sempre stato solo islamico. Ecco com’è un jihad. Non è soltanto tute arancioni, decapitazioni e schiavitù. Se si può cancellare e riscrivere la storia, si può reindirizzare il futuro.
  • Se gli uomini palestinesi picchiano le loro mogli, è colpa di Israele, ha affermato con tono serio l’esperta delle Nazioni Unite Dubravka Simonovic.
  • Il mese scorso il presidente dell’Assemblea generale dell’ONU ha sfoggiato la famosa kefiah, simbolo della “resistenza palestinese” (si legga terrorismo). Questo è semplicemente il prosieguo dell’annientamento culturale di Israele, che dovrebbe giustificare il successivo annientamento fisico.
  • La guerra delle Nazioni Unite agli ebrei di Israele è, in fondo, una guerra contro l’Occidente. L’ONU e i suoi sostenitori stanno rapidamente spianando la strada al Califfato europeo.
 il presidente dell'Assemblea generale dell'ONU, Peter Thomson, ha sfoggiato la famosa kefiah, simbolo della "resistenza palestinese" (si legga terrorismo). Questo è semplicemente il prosieguo dell'annientamento culturale di Israele, che dovrebbe giustificare il successivo annientamento fisico. (Fonte dell'immagine: UN/Manuel Elias)

il presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, Peter Thomson, ha sfoggiato la famosa kefiah, simbolo della “resistenza palestinese” (si legga terrorismo). Questo è semplicemente il prosieguo dell’annientamento culturale di Israele, che dovrebbe giustificare il successivo annientamento fisico. (Fonte dell’immagine: UN/Manuel Elias)

Il 2016 è stato un anno splendido per gli antisemiti delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha appena colpito l’unica democrazia del Medio Oriente: lo Stato di Israele. L’uscente amministrazione Obama avrebbe orchestrato ciò che anche Haaretz ha chiamato una campagna “mordi e fuggi” in seno alle Nazioni Unite per denigrare lo Stato ebraico e lasciarlo a un destino in cui si profilano solo conflitti e odio. Questo è un genocidio culturale che non è meno pericoloso degli attacchi terroristici. Un genocidio basato sulle menzogne antisemite e che crea l’atmosfera non per raggiungere “la pace”, come sostenuto in malafede, ma per perpetuare la guerra.

La Risoluzione 2334 del Consiglio di sicurezza dell’Onu è il coronamento di un anno incredibilmente fruttuoso per gli antisemiti. Lo scorso novembre, le commissioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in sole ventiquattr’ore hanno adottato 10 risoluzioni contro Israele, l’unica società aperta del Medio Oriente. Quante risoluzioni sono state approvate contro la Siria? Una. Quante contro lo stato canaglia della Corea del Nord? Una. Quante contro la Russia quando ha annesso la Crimea? Una.

Hillel Neuer di UN Watch ha rilevato:

“Mentre il presidente siriano Bashar el Assad sta preparando il massacro finale del suo popolo ad Aleppo, le Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione, redatta e co-sponsorizzata dalla Siria, che condanna falsamente Israele per ‘le misure repressive’ contro i cittadini siriani sulle alture del Golan. È scandaloso”.

Non una sola risoluzione è stata approvata per coloro che abusano davvero dei diritti umani come Arabia Saudita, Turchia, Venezuela, Cina o Cuba, per non parlare di molte tirannie di fatto in tutta l’Africa. Una sola risoluzione è stata approvata sulle “proprietà dei rifugiati palestinesi”, ma non una risoluzione sui beni dei cristiani iracheni a Mosul.

Un’altra risoluzione di questo banchetto razzista delle Nazioni Unite riguarda “l’applicazione della convenzione di Ginevra nei territori occupati”. Ci sono centinaia di contese territoriali nel mondo, dal Tibet a Cipro, ma solo Israele merita una risoluzione?

Secondo i bugiardi delle Nazioni Unite, il paese più malvagio al mondo è Israele. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, il principe giordano Zeid Ra’ad Zeid al Hussein, è il promotore di una “lista nera” delle imprese israeliane e delle aziende internazionali che hanno legami con la Cisgiordania, Gerusalemme est e le alture del Golan per facilitare la campagna di boicottaggi contro Israele, nella palese speranza di sterminare economicamente l’unica democrazia e nazione pluralistica della regione: lo Stato ebraico.

Anche l’inviata Onu per i bambini nei conflitti armati, Leila Zerrougui, algerina, ha suggerito di includere Israele nella lista nera dei paesi e gruppi che provocano regolarmente danni ai bambini, insieme ad al Qaeda, Boko Haram, lo Stato islamico e i talebani, e a paesi come il Congo, la Repubblica centroafricana, tristemente noti per i loro bambini soldato, ma naturalmente non i palestinesi, che continuano a promuovere l’uso dei bambini in qualità di combattenti e dei bambini “martiri“. Com’è possibile che la giurisprudenza occidentale, creata dopo la Seconda guerra mondiale per impedire nuovi crimini contro l’umanità, venga ora utilizzata contro le democrazie e per perpetuare ulteriori crimini?

La Commissione Onu per i diritti delle donne si è limitata a puntare il dito della condanna unicamente contro Israele per aver violato i diritti delle donne. Non contro la Siria, dove le forze di Assad usano lo stupro come tattica di guerra, o contro l’Isis, che schiavizza le donne appartenenti alle minoranze religiose. Non contro l’Arabia Saudita, dove, nonostante le temperature torride, le donne sono punite se non si coprono dalla testa ai piedi. Non contro l’Iran, dove “l’adulterio” (di cui può essere accusata una donna vittima di uno stupro) è punibile con la lapidazione. E se gli uomini palestinesi picchiano le loro mogli, è colpa di Israele, ha affermato con tono serio l’esperta delle Nazioni Unite Dubravka Simonovic.

Anche l’Organizzazione mondiale della Sanità delle Nazioni Unite ha accusato Israele di essere l’unico paese al mondo a violare “la salute mentale, fisica e ambientale”, nonostante esso sia l’unico Stato al mondo a prestare assistenza medica ai propri nemici (si chieda ai figli dei leader di Hamas).

Il professore canadese di diritto, Michael Lynk, è stato poi nominato investigatore “imparziale” dell’ONU di presunte violazioni dei diritti umani da parte di Israele, nonostante la sua attività di lobbying da tempo intrapresa contro Israele, compresa la sua appartenenza al consiglio di amministrazione di molte organizzazioni pro-palestinesi, come Friends of Sabeel e il National Council on Canada-Arab Relations.

 

Lo scorso ottobre, l’UNESCO, l’organismo culturale delle Nazioni Unite – dichiarando magicamente “islamici” antichi siti biblici ebraici, anche se l’Islam non è esistito storicamente fino al VII secolo, centinaia di anni dopo – ha preteso di cancellare le radici ebraico-cristiane di Gerusalemme con la complicità scellerata dell’Occidente.

Si tratta di una terribile manipolazione per cercare di cancellare tutta la storia ebraica e cristiana, far credere che tutto il mondo sia sempre stato solo islamico. Ecco com’è un jihad. Non è soltanto tute arancioni, decapitazioni e schiavitù. Se si può cancellare e riscrivere la storia, si può reindirizzare il futuro. Se non si sa da dove si viene, quali saranno i valori da difendere o per cui battersi?

I nomi hanno importanza. Se il termine è ebraico, allora si parla di “Giudea e Samaria”; se è “Palestina”, si può dire che “è stata rubata dagli ebrei” e Israele è un “concetto colonialista” basato sulla “ingiustizia”. E allora perché nessuno richiama l’attenzione sull’intero continente sudamericano, conquistato con le armi da Cortés, Pizarro e dagli europei, ai danni degli indios?

L’ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro Israele non riguarda solo gli “insediamenti”, ma la Città Vecchia di Gerusalemme. I suoi membri vogliono resettare la storia non al 1967, ma al 1948, l’anno in cui è nato Israele.

Quando Marcel Breuer e Bernard Zerhfuss disegnarono il palazzo in cemento e vetro dell’UNESCO a Place de Fontenoy, a Parigi, e Pablo Picasso gli regalò gli affreschi, molto probabilmente essi immaginavano la rinascita della cultura occidentale dopo la guerra, la Shoah e gli incubi nazisti. Mai altrove si erano sentite ripetere così tante volte, parole come “educazione”, “scienza”, “cultura”, “libertà”, “pace”, e “fratellanza”. C’erano la speranza e l’impegno che il futuro sarebbe stato migliore, non peggiore. Ma il sogno non è durato che pochi minuti, il tempo dell’annuncio.

Di fatto, l’Unione Sovietica aveva già colorato di rosso i programmi culturali dell’UNESCO, come quando l’organizzazione promosse un “nuovo ordinamento mondiale dell’informazione“, il cui obiettivo era quello di porre fine al dominio della stampa occidentale – presentata come una “minaccia” alla “identità culturale” delle nazioni del “Terzo mondo”. All’ombra della Torre Eiffel, il Terzo mondo autoritario e antioccidentale si è impadronito del centro culturale delle Nazioni Unite, che è diventato secondo il Washington Post, “eccessivamente burocratico, esoso, inefficace e intriso di un pregiudizio antioccidentale e anticapitalista”.

Da allora, Israele continua a essere trattato come un paria da questi criminali ideologici con attico sulla Senna. E questo anche dopo che, nel 1975, l’ONU “ha svelato le sue carte” diffondendo l’antisemita calunnia del sangue che “sionismo è razzismo“.

Il mese scorso il presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, Peter Thomson, ha sfoggiato la famosa kefiah, simbolo della “resistenza palestinese” (si legga terrorismo). Questo è semplicemente il prosieguo dell’annientamento culturale di Israele, che dovrebbe giustificare il successivo annientamento fisico.

Il destino della civiltà giudaico-cristiana – Cristianesimo e Giudaismo – su cui si basano tutti i nostri valori, è legato al destino dello Stato di Israele. Se Israele cessa di esistere, cesserà di esistere anche il Cristianesimo. Il mondo ha visto come i pochi cristiani e altri non musulmani ancora presenti nel resto del Medio Oriente – un tempo, la gloriosa Bisanzio cristiana – vengono massacrati ora che gli ebrei e i greci non ci sono più.

La guerra delle Nazioni Unite agli ebrei di Israele è, in fondo, una guerra contro l’Occidente. L’ONU e i suoi sostenitori stanno rapidamente spianando la strada al Califfato europeo.

Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.

 

Un appello a tutti i cristiani affinché difendano la culla della loro religione e la patria del popolo ebraico

di Petra Heldt 15 gennaio 2017

Pezzo in lingua originale inglese: A Call on All Christians to Defend Their Birthplace and the Homeland of the Jewish People Traduzioni di Angelita La Spada ?

Occorre far sì che alla Città Vecchia di Gerusalemme, il cuore dell’Ebraismo da più di 3000 anni e la sede del Cristianesimo da 2000 anni, non sarà permesso di essere islamica, facendo parte di quello che presto diventerà un paese islamico e molto probabilmente terrorista. In uno Stato del genere, tutti i sondaggi mostrano che le prossime elezioni politiche sanciranno la vittoria di Hamas. ?

Sulla base dello Statuto di Hamas che nega a Israele il diritto di esistere, il voto potrebbe portare a termine l’obiettivo di eliminare la storia ebraica – e cristiana – e rimpiazzarla con l’Islam. ?

Cosa spinge i politici occidentali a contribuire alla distruzione della cultura giudaico-cristiana in Medio Oriente e in Europa? Perché la conferenza di pace di Parigi si appresta a distruggere lo Stato ebraico, mentre un numero senza precedenti di cristiani viene ucciso nei paesi musulmani? ?

I cristiani non rimarranno in silenzio quando tutti questi luoghi saranno assegnati a coloro che li distruggeranno – come hanno devastato e distrutto Palmira, Antiochia, Nisibi, Ninive e, alla fine del 2014, il monastero di Sant’Elia, il più antico monastero cristiano dell’Iraq, raso al suolo dallo Stato islamico. ?

Le strade di Parigi devono sentire le proteste contro il tentativo di riscrivere la storia alla conferenza di pace e ad ogni successiva votazione del Consiglio di Sicurezza. La coscienza collettiva dei cristiani deve fermare la conferenza di pace di Parigi che si è aperta oggi e impedire il voto presumibilmente programmato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CSNU) su uno Stato palestinese come 22° Stato musulmano, in seno a uno Stato ebraico.

Gerusalemme e il monte del Tempio

Gerusalemme e il monte del Tempio

Occorre garantire che non ci sia alcuna resa all’islamizzazione del Medio Oriente e dell’Europa. Occorre far sì che alla Città Vecchia di Gerusalemme, il cuore dell’Ebraismo da più di 3000 anni e la sede del Cristianesimo da 2000 anni, non sarà permesso di essere islamica, facendo parte di quello che presto diventerà un paese islamico e molto probabilmente terrorista.

In uno Stato del genere, tutti i sondaggi mostrano che le prossime elezioni politiche sanciranno la vittoria di Hamas. Questo implicherebbe l’eventuale distruzione di tutto il patrimonio giudaico-cristiano, come possiamo vedere in tutto il Medio Oriente. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha approvato il testo preliminare di una risoluzione che nega i legami ebraici con quelli che sono i luoghi più sacri al mondo per gli ebrei: il Monte del Tempio e il Muro Occidentale.

Il voto a Parigi potrebbe stabilire perentoriamente che il Monte del Tempio è un luogo musulmano.

Da quando l’UNESCO ha deciso di riscrivere la storia, dichiarando islamici antichi siti biblici ebraici, come la Grotta dei Patriarchi e la Tomba di Rachele, vicino a Betlemme, anche se l’Islam non è esistito storicamente fino al VII secolo (centinaia di secoli dopo), le guardie musulmane sul Monte del Tempio tentano già di imporre il programma revisionista dell’organismo delle Nazioni Unite. L’1 gennaio 2017, il Waqf (un ente islamico preposto a preservare qualunque cosa occupata dai musulmani per Allah) ha costretto l’eminente studioso israeliano di archeologia, il professor Gabriel Barkay, a non utilizzare il termine “Monte del Tempio”, invitandolo a ricorrere alla terminologia islamica per indicare il sito.

Dopo l’intervento della polizia israeliana, Barkay ha continuato a parlare usando l’abbreviazione “MT”. Si è rifiutato di comportarsi come un dhimmi (“tollerato” cittadino di seconda classe, lo status delle minoranze non musulmane).

Un altro episodio del genere accaduto nell’ottobre del 2016 ha preso una differente direzione. Visitando il Monte del Tempio, il cardinale Marx e il vescovo luterano Bedford-Strohm, eminenti rappresentanti della Chiesa cattolica ed evangelica in Germania, hanno accettato gli ordini e rimosso le loro croci pettorali. In seguito alle massicce proteste scoppiate in Germania contro la massa al bando della croce sul Monte del Tempio, il cardinale Marx si è scusato. Il vescovo Bedford-Strohm, al contrario, non lo ha fatto, ma ha puntato il dito contro la sicurezza israeliana, accusa che Israele ha respinto. La conferenza di Parigi potrebbe rendere il Monte del Tempio Judenrein e Christenrein [privo di ebrei e cristiani] e accelerare la dhimmitudine in Europa. Leggi il resto su GATESTONE INSTITUTE

 

Il clero cristiano si inchina all’Islam accogliendolo nelle chiese

L'mamSaliSalem-recita un versetto coranico in una chiesa di roma

L’mamSaliSalem-recita un versetto coranico in una chiesa di roma

di Giulio Meotti  18 gennaio 2017

Pezzo in lingua originale inglese: Christian Clergy Welcomes Islam in Church, Then Bows to It Traduzioni di Angelita La Spada

  • Lo scorso luglio, per la prima volta durante una messa in Italia, è stato recitato un versetto del Corano dall’altare.
  • Nel Sud Italia, un parroco ha fatto infuriare i suoi parrocchiani per aver allestito un presepe in cui la Vergine Maria indossa un burqa. Queste iniziative interreligiose si basano sulla progressiva eliminazione del patrimonio occidentale-cristiano in favore dell’Islam.
  • Il clero cattolico è probabilmente disorientato dallo stesso Papa Francesco, che è stato il primo a consentire la lettura delle preghiere islamiche e del Corano in Vaticano.
  • Il Papa ha abbracciato il relativismo religioso per quanto concerne l’Islam. Ha ripetuto che la violenza islamista è opera di un “piccolo gruppo di fondamentalisti” che, secondo lui, non hanno nulla a che fare con l’Islam.
  • Lord Harries, vescovo della Chiesa d’Inghilterra, ha proposto che la cerimonia di incoronazione del principe Carlo d’Inghilterra si apra con una lettura del Corano. Negli Stati Uniti, in più di 50 chiese, compresa la Washington National Cathedral, si legge il Corano. Ma nelle moschee si fa qualche lettura della liturgia cristiana?
  • Com’è possibile che così pochi leader cristiani abbiano alzato la voce contro questo attacco senza precedenti a un monumento cristiano? Hanno organizzato così tante letture del Corano nelle loro chiese da considerare normale l’idea di convertire una chiesa in moschea?
  • Non sarebbe meglio per la Chiesa Cattolica stabilire un vero dialogo con le comunità islamiche basato su principi come la reciprocità (se costruite moschee in Europa, noi edificheremo chiese in Medio Oriente), la protezione delle minoranze cristiane nella Mezzaluna e la condanna teologica del jihad contro gli “infedeli”?

In Italia e in Europa, si registra una crescente e preoccupante tendenza.

Per la prima volta in oltre 700 anni di storia, canti islamici hanno risuonato nella cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore. Sotto la famosa Cupola di Brunelleschi, le melodie islamiche sono state affiancate a quelle cristiane. Questa “iniziativa interreligiosa” è stata promossa una settimana dopo la barbara strage dei terroristi islamisti nella redazione parigina di Charlie Hebdo e comprendeva “Il Corano è la giustizia” e altri “canti” del genere.

Nel Sud Italia, un prete ha fatto infuriare i suoi parrocchiani per aver allestito un presepe in cui la Vergine Maria indossa un burqa. Don Franco Corbo, titolare della parrocchia di Ss. Anna e Gioacchino, a Potenza, ha detto di aver costruito lo speciale presepe “in nome del dialogo tra le religioni”. Queste iniziative interreligiose si basano sulla progressiva eliminazione del patrimonio occidentale-cristiano in favore dell’Islam.

Sempre in Italia, un altro prete ha deciso di non allestire il presepe di Natale nel cimitero locale perché “potrebbe offendere i musulmani”. Don Sante Braggiè ha detto no al presepio nel cimitero della città di Cremona, nel nord del paese, per non irritare persone di altre religioni o i cui parenti sono sepolti lì:

Un piccolo angolo del camposanto è riservato alle tombe degli islamici. Un presepio collocato in bella vista com’era quello potrebbe essere una mancanza di rispetto per i fedeli delle altre religioni, urtare la sensibilità dei musulmani, ma anche degli indiani e pure degli atei.

A Rebbio, nella chiesa parrocchiale di San Martino i parrocchiani si stanno preparando alla fine della Messa. A un tratto, una donna velata prende la parola e inizia a leggere versetti del Corano che annunciano la nascita di Cristo. L’iniziativa è stata voluta dal parroco, don Giusto della Valle come “gesto di dialogo”.

A Rozzano, vicino Milano, un preside, Marco Parma, ha deciso di cancellare il concerto di Natale, abolendo le feste tradizionali nell’istituto Garofali “per non recare offesa”.

Lo scorso luglio, per la prima volta durante una messa in Italia, è stato recitato un versetto del Corano dall’altare. È successo nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere durante la cerimonia in ricordo di don Jacques Hamel, che è stato ucciso dai terroristi dell’Isis, in Francia. Mentre i cattolici recitavano il Credo, un delegato della moschea di al-Azhar del Cairo ripeteva una “preghiera islamica per chiedere la pace”.

Il clero cattolico è probabilmente disorientato dallo stesso Papa Francesco, che è stato il primo a consentire la lettura delle preghiere islamiche e del Corano nel luogo di culto cattolico più importante del mondo. È successo quando Bergoglio ha incontrato in Vaticano il defunto presidente israeliano Shimon Peres e il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, un incontro organizzato per “pregare per la pace in Medio Oriente”.

Da quando è stato eletto pontefice, Francesco ha trascorso molto tempo nelle moschee. Ha visitato parecchi luoghi di culto islamici all’estero, in Turchia e nella Repubblica Centrafricana, ma è anche disposto a visitare la Grande Moschea di Roma.

Quando si tratta di Islam, il Papa abbraccia il relativismo religioso. Egli ha ripetuto che la violenza islamista è opera di un “piccolo gruppo di fondamentalisti” che, secondo lui, non hanno nulla a che fare con l’Islam. Quando gli è stato chiesto perché non ha parlato di violenza islamica, il Pontefice ha replicato: “Se io parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica”, anche se in questo momento sarebbe difficile trovare preti, suore o altri cattolici che piazzino bombe in qualche posto in nome di Gesù Cristo.

Questa tendenza non è confinata all’Italia. Nel Regno Unito, Lord Harries, vescovo della Chiesa d’Inghilterra, ha proposto che la cerimonia di incoronazione del principe Carlo d’Inghilterra si apra con una lettura del Corano. Negli Stati Uniti, in più di 50 chiese, compresa la Washington National Cathedral, si legge il Corano. Il capo della Chiesa protestante in Germania, il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, ha proposto l’insegnamento dell’Islam nelle scuole statali. Ma nelle moschee si fa qualche lettura della liturgia cristiana?

Questi show interreligiosi sembrano anche renderci ciechi a più inquietanti letture del Corano nelle chiese cristiane, come quella che di recente ha avuto luogo nella chiesa di Santa Sofia a Istanbul: per la prima volta in 85 anni, i musulmani turchi hanno letto un testo islamico nella più bella chiesa dell’Oriente cristiano. Il loro obiettivo, come attestato dalle proposte di leggi presentate al parlamento turco, è chiaro: islamizzare la chiesa, che era stata adibita a museo dal 1935.

Il silenzio cristiano è meno chiaro: com’è possibile che così pochi leader cristiani abbiano alzato la voce contro questo attacco senza precedenti a un monumento cristiano? Hanno organizzato così tante letture del Corano nelle loro chiese da considerare normale l’idea di convertire una chiesa in moschea?

Dopo l’attacco terroristico perpetrato in una chiesa della Normandia, nel luglio scorso, il clero cristiano ha aperto le porte delle proprie chiese ai musulmani. Questo gesto è stato accolto come un punto di svolta nel rapporto tra le due religioni. Su sei milioni di musulmani presenti in Francia solo poche centinaia hanno accolto l’invito. Ma la loro presenza è davvero rappresentativa dell’opinione pubblica islamica?

Questi gesti dettati da buone intenzioni potrebbero sembrare un profitto interreligioso, ma in realtà sono una perdita ecumenica. Non sarebbe meglio per la Chiesa Cattolica stabilire un vero dialogo con le comunità islamiche basato su principi come la reciprocità (se costruite moschee in Europa, noi edificheremo chiese in Medio Oriente), la protezione delle minoranze cristiane nella Mezzaluna e la condanna teologica del jihad contro gli “infedeli”?

Al clero cattolico che ha aperto le porte del Duomo di Firenze all’Islam i musulmani presto proporranno di rimuovere il dipinto di Domenico di Michelino raffigurante Dante e la Divina Commedia, che si trova all’interno della cattedrale. Per i musulmani estremisti, Dante è colpevole di “blasfemia” perché ha collocato Maometto nel suo Inferno poetico. Lo Stato islamico non fa segreto della sua intenzione di colpire la tomba di Dante in Italia. Tra gli altri siti che figurano sulla lista nera dell’Isis ci sono la Basilica di San Marco a Venezia e la Basilica di San Petronio a Bologna, contenente un affresco che trae ispirazione dalla Divina Commedia dantesca.

Una fantasia? Niente affatto. L’organizzazione italiana per la difesa dei diritti umani Gherush92, che svolge attività di consulenza in materia di diritti umani per organismi delle Nazioni Unite, ha già chiesto che Dante venga rimosso dai programmi scolastici perché “islamofobo“.

In questa nuova “correttezza” interreligiosa, solo l’Islam ci guadagna. I cristiani hanno tutto da perdere.

Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano

L’articolo è stato preso da GATESTONE INSTITUTE

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