Macron sulla tolda del Titanic eurozona

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Quando un’azienda fallisce, ci sono solo due possibilità: la prima, che l’imprenditore sia un incapace (trascuro l’ipotesi farabutto), la seconda, che il business dell’azienda sia sbagliato e cioè che non produca reddito ma perdite.

La Ue e nello specifico la zona euro, basandoci unicamente sui dati ed escludendo quindi opinioni – per altro pessime – che abbiamo rispetto la sua stessa esistenza, è come un’azienda fallita: produce povertà, è stretta dentro una morsa fatta di tasse e crescita ridicola, è zavorrata da disoccupazione di massa e ha preso una direzione economica e finanziaria a dir poco nefasta, tanto è vero che la Bce ha portato sotto lo zero il tasso di interesse e costantemente aquista a colpi da 60 miliardi al mese titoli di stato dell’eurozona che altrimenti per essere venduti dovrebbero pagare interessi insopportabili.

Quindi, delle due, l’una: l’eurozona è in queste condizioni perchè governata da incapaci, nello specifico la Commissione Ue e la direzione della Bce, ovvero Draghi, oppure il “business” su cui basa la sua esistenza, ovvero la moneta unica europea, è sbagliato.

Escludo categoricamente che Draghi sia un incapace. Anzi, Draghi ha compiuto tutte le mosse, sempre più disperate, per tentare di fare sopravvivere l’eurozona, ovvero l’euro. Credete che sia normale, che il denaro non renda nulla anzi costi a chi lo possiede? E credete sia normale che una banca centrale spenda 120.000 miliardi di vecchie lire ogni mese per evitare la bancarotta di intere nazioni che usano la “merce finanziaria” che lei produce, cioè il denaro denominato euro?

Se lo pensate, siete pazzi. Pazzi o ignoranti come pali. Sono due anomalie mostruose. E anche la Commissione europea, tolto lo sgangherato Juncker, è formata da tecnocrati preparati, ma anche loro sono disperati quanto Draghi: non sanno più che fare, per mantenere in piedi l’azienda fallita denominata “eurozona”. Proprio così: da una parte, non possono permettere allentamenti di bilancio (che in Italia vengono chiamati “flessibilità”) perchè l’azionista di maggioranza dell’azienda eurozona – la Germania – assolutamente non vuole. Dall’altra non possono costringere la Bce a stampare moneta e inflazionare davvero l’euro perchè ancora una volta l’azionista di maggioranza, sempre quello, lo vieta.

Rimangono solo le tasse, e le tasse non producono crescita, ma depressione dell’economia. E infatti è il risultato che continuano ad ottenere. Pensate che fuori dall’eurozona e rimanendo nella Ue, tutte le nazioni che non usano l’euro hanno una previsione di crescita nel 2017 superiore alla Germania. Vale per l’Albania, quanto per la Romania, per non dire dell’Ungheria, della Polonia, della Repubblica Ceca, perfino della Slovacchia e non ultimi gli stati del Nord Europa esclusa la Finlandia che ha l’euro e va malissimo.

Ora, in questo quadro che come avrete notato non c’entra un accidenti con le elezioni in Francia piuttosto che in Germania, è arrivato il signor Macron all’Eliseo. Il quale, al di là del fatto che sia stato votato dalla minoranza dei francesi e anche sorvolando sul personaggio che sarebbe personalmente e professionalmente parecchio discutibile, ha in programma – pensate – di far spendere 50 miliardi di euro allo stato con investimenti pubblici, ha in programma di tagliare le tasse alle famiglie, alle imprese e ai lavoratori.

Questo programma è una bufala di dimensioni epiche, e infatti i “mercati” della zona euro non hanno brindato a Macron, al contrario hanno segnalato sofferenza, a partire dalla Borsa di Parigi in profondo rosso. Non solo: il governo tedesco si è affrettato a 12 ore dalla sua elezione a dichiarare che non permetterà la creazione degli eurobond, unica possibilità per Macron di spendere a piene mani soldi pubblici e tagliare le tasse senza far esplodere il debito pubblico francese, già molto oltre il limite nel rapporto col Pil. E la Germania ha anche precisato che non esiste alcun piano “franco-tedesco” di investimenti pubblici. In aggiunta, sempre a 12 ore dall’elezione di Macron, anche Juncker s’è sentito in dovere di dire che lo stato francese “spende troppo e male”. Un altro avviso chiaro per Macron.

Morale della favola: non c’è modo di far continuare un’impresa fallita se le ragioni del fallimento sono immodificabili. Non c’è altro da dire. Macron incluso.

Max Parisi

http://www.ilnazionalista.it/f-257_Macron_sulla_tolda_del_Titanic_eurozona

 

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