Putin e il giornalismo “Lei crede…”

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Lo scorso giugno il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, si è confrontato in due occasioni con la giornalista statunitense Megyn Kelly; durante il St. Petersburg International Economic Forum 2017 e il 4 del mese come prestigioso ospite della prima puntata del Sunday Night With Megyn Kelly, prime-time show in onda sulla NBC.

Per la quasi totalità dell’abboccamento la Kelly ha cercato di bezzicare l’interlocutore con le sospette interferenze del governo russo nelle elezioni americane che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca. Ma qui non è mia intenzione speculare sul Russiagate.

Vorrei piuttosto registrare le memorabili lezioni di giornalismo date dal presidente russo alla commentatrice politica americana. Mi sono spesso interrogato sulla natura della mia professione, con particolare attenzione verso i suoi agenti, di cui osservo morfologia e comportamenti con approcci da entomologia applicata. Senza cadere nel trappolone del tacchino induttivista, senza quindi voler generalizzare le osservazioni all’intera categoria, posso tuttavia ritenermi in grado di delineare le opinioni politiche di un collega già da come si concia, si acconcia o dalla sua confidenza con il bagnoschiuma.

Tutta la prosopopea sull’esercizio dell’oggettività – che è di per sé una teoria – e sulla sacralità dei fatti… si scorna con l’evidenza che già solo la scelta delle parole per raccontare un fatto è arbitrio, pura discrezionalità. L’assenza di esplicite opinioni personali – che a rigor di convenzione qualificano l’opinionista – significa nulla. Chi si sforza di non esprimere opinioni segue semplicemente la corrente dell’opinione autorizzata. E questa circostanza, pur essendo un fatto, dei fatti non è un buon corriere. Per chi invece con l’aperta interpretazione soggettiva pretende di tiranneggiare la verità…beh… : «Io credo che…», argomenta la ex voce di Fox News nello snodo finale del primo dibattito. «Lei crede…», risponde gelidamente sferzante Putin. «Senta, queste sono questioni molto serie di politica internazionale e voi “credete”. Qui non è come fare una semplice intervista o scrivere un articolo per un giornale».

Ecco la pietra filosofale che lapida le velleitarie aspirazioni del conformismo di dominio. Ogni albagia soggettivista viene definitivamente spazzata via con l’eloquenza di una flatulenza: «Lei crede… ».

Augusto Bassi

http://blog.ilgiornale.it/bassi/2017/07/27/putin-e-il-giornalismo/

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