Comune di Portico paga gli alimenti a ex moglie del sindaco Pd

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Portico, 24 agosto 2017 – Un chiaro esempio di come la realtà vada qualche volta al di là di ogni più bizzarra fantasia arriva da Portico e San Benedetto, nel cuore dell’Appennino romagnolo: un minuscolo Comune che si trova a dover pagare gli alimenti all’ex moglie del proprio sindaco, dichiarato insolvente.

Luigi Toledo, sindaco del Comune di Portico e San Benedetto

L’ex marito è, per l’appunto, il primo cittadino, Luigi Toledo, fedele al Pd. Il Comune, per girare i soldi all’ex moglie del sindaco, ha dovuto fare una variazione di bilancio, perché tale magagna non era entrata nella finanziaria di previsione del 2017. C’è voluto, ovviamente, il via libera del consiglio comunale. All’atto del voto, Toledo è uscito dall’aula. L’emendamento è passato: all’ex moglie del sindaco piddino andranno 2.476,57 euro delle tasse dei cittadini di Portico e San Benedetto, equivalenti alla metà delle spese legali della causa, persa dal sindaco in primo grado. L’altra metà dovrà tirarla fuori Toledo. Ma com’è stato possibile arrivare a questa trama, a metà tra feuilleton e dramma degli equivoci?

All’inizio del suo mandato, dopo le elezioni comunali del 25 maggio 2014, Toledo rinuncia all’indennità di sindaco, devolvendola ufficialmente ad «attività a favore dei giovani e della biblioteca comunale». Poi però, il 6 ottobre 2016, Toledo viene chiamato in tribunale dall’ex moglie, assistita dall’avvocato Massimo Mambelli, «affinché fosse dichiarata inefficace la rinuncia all’indennità da parte del sindaco a favore del Comune, pari a euro 1.162,03 lordi…».

Toledo deve incassare l’indennità «perché una parte di quei soldi li deve versare» alla seconda moglie, dalla quale ha appena divorziato. La somma è di 755,01 euro, come assegno alimentare a favore del figlio minorenne, «non corrisposto da anni, se non a seguito di ripetute procedure esecutive», sottolinea l’avvocato Mambelli. Il 24 febbraio 2017 il Tribunale di Forlì, con ordinanza esecutiva, dispone «la revocatoria della rinuncia operata dal sindaco in danno del figlio minore, consentendo alla madre di reclamare l’importo dovuto nei confronti del Comune»; i giudici condannano poi Comune e sindaco a pagare in parti uguali anche le spese legali: 4.953,14 euro. Per il futuro il Comune dovrebbe versare l’indennità al sindaco per onorare il suo debito (755,01 euro) con l’ex moglie.

Sia il Comune sia Toledo hanno presentato ricorso. Giovanni Lauricella, l’avvocato del municipio, sottolinea che «il giudice ordinario ha dei limiti di giudizio, fra cui quello di non poter indicare agli amministratori comunali che cosa fare. La divisione dei poteri è un principio base della democrazia. Se il sindaco vuole rinunciare all’indennità lo può fare», rimarca Lauricella. L’avvocato Mambelli, dal canto suo, ribadisce «la correttezza della sentenza, che non fa altro che stabilire un principio di equità, e cioè che il compenso erogato per l’attività svolta da un sindaco è suscettibile di essere pignorato come accade per qualsiasi altro cittadino. Tanto più che in questo caso si tratta di garantire gli alimenti del figlio minore, a cui il padre non provvede da anni». In attesa del giudizio di appello, la delibera del consiglio comunale è stata inviata alla procura della Corte dei Conti e all’organo di revisione contabile.

Quinto Cappelli –  ilrestodelcarlino.it/forlì/cronaca

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