Non tutti gli abusivi sono uguali: africani da tollerare, ischitani da condannare

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Non tutti gli abusivi sono evidentemente uguali: quelli ischitani, quelli dei piani rialzati, sono da condannare senza processo, quelli africani che occupano un palazzo al centro di Roma sono da tollerare.
Eppure entrambe le categorie sono illegali. Ed entrambe le categorie hanno a che fare con la casa e il suo diritto di proprietà.

Ma come negli anni ’70 un’infelice legislazione ha stabilito che nei rapporti di lavoro c’è una parte debole (il lavoratore) che gode di una presunzione di innocenza in un’eventuale controversia, così l’«occupante abusivo» di uno stabile gode di una protezione superiore al legittimo proprietario dello stesso.
Se poi l’occupante è un centro sociale (ultimo il caso scandaloso di Bologna e del sindaco Merola) o un emigrante, la posizione debole si rafforza.

Dicevamo che al centro di tutto vi è il diritto di proprietà. Gli abusivi ischitani lo hanno interpretato in senso estensivo e contro una legge di ordine pubblico. Costruiscono dove non devono o ampliano senza permesso.
Ci si trova, i giuristi sofisticati ci perdoneranno, nel campo del diritto amministrativo-pubblico.
Gli occupanti africani dello stabile a Roma violano invece una norma fondante del diritto privato: e cioè la tutela della proprietà.
Per un liberale il diritto privato è alla base della nostra convivenza civile. Per farlo rispettare abbiamo inventato lo Stato, i tribunali, e abbiamo concesso loro il monopolio della violenza.
Se potessimo fare una classifica degli orrori illiberali, verrebbe decisamente prima il furto della proprietà (ciò che banalmente succede quando un immobile viene occupato) rispetto all’utilizzo contro le norme pubblicistiche della stessa (l’apertura di una finestra, l’innalzamento di un piano).
Non si capisce dunque come sia possibile tutta questa comprensione per i poveri cittadini sgomberati (il discorso non vale solo per gli eritrei di piazza Indipendenza) e l’implacabile pugno di ferro per gli abusivi ischitani e non solo. Non prendiamo le parti né dei primi né dei secondi.

Ma cerchiamo semplicemente di dire che per un liberale la differenza tra il sindaco Merola che concede locali pubblici ad un centro sociale dopo averli sgomberati da un altro edificio, e il sindaco che non procede alle demolizioni, non esiste.
Anzi Merola commette un delitto ancor maggiore.
PS. Vivi complimenti al prefetto di Roma che ha rivendicato lo sgombero senza nulla cedere al piagnisteo collettivo.

Nicola Porro, Il Giornale 26 agosto 2017

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