Milano, il Pd lascia aperte 9 moschee abusive

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La logica vorrebbe che prima di farne di nuove si dovrebbero chiudere quelle abusive, spuntate come funghi in ogni angolo della città. Fatto sta che Beppe Sala, nonostante le promesse della campagna elettorale («chiuderò la sede di via Cavalcanti»), sul capitolo moschee continua a strizzare l’ occhio agli islamici “milanesi”. Infatti, dopo la bocciatura del Tar al ricorso presentato dalla “Bangladesh Cultural and Welfare Association” di via Cavalcanti contro lo stop del Comune al bando-moschee lanciato da Pisapia nel 2014, l’ attuale primo cittadino non ha nascosto il suo «sì» ai minareti. Reputando addirittura come «normale» il fatto che ci siando «tanti luoghi culto piccoli, anche nascosti, in una città in cui vivono 70 mila islamici». La paura, dunque, è che anche alcuni luoghi di culto abusivi possano essere regolarizzati. In ogni caso, saltato l’ incontro in programma ieri, Sala tornerà a discutere della questione con gli uffici tecnici di Palazzo Marino nei prossimi giorni.
Ma andiamo con ordine. A Milano, è il Municipio 2 quello che paga maggiormente dazio in fatto di scantinati e spazi usati impropriamente da “centri culturali”pronti a trasformarsi in moschee. Il caso più eclatante, manco a dirlo, è quello del seminterrato di Cavalcanti, dove per la preghiera del venerdì accorrono ogni settimana 400 musulmani. I verbali “negativi”dei sopralluoghi effettuati dai vigili parlano chiaro, ma tutto procede come se niente fosse. Altro caso è quello della “Casa musulmana della cultura” di via Padova, al momento sotto sfratto,il cui imam si è addirittura lamentato per la scarsità di spazi. Sulla parallela via Monza, invece, c’ è la sede dell'”Alleanza islamica d’ Italia”, inserita dagli Emirati Arabi Uniti in una black list di associazioni bandite. Completano il quadro l’ associazione culturale “Al nur” di via Carissimi e un appartamento di un condominio di via San Mamete, affittato da un’ associazione iraniana che l’ ha presto trasformato in luogo di culto. «Sala può sentire tutti i tecnici che vuole, ma a Milano bisogna comportarsi come nelle altre città lombarde che rispettano la legge regionale. Il sindaco ha i poteri per farlo», spiega il leghista Samuele Piscina, presidente del Municipio 2. Rimanendo nella parte alta della città, non fa eccezione la Zona 9. Nel seminterrato di un condominio di via Miglioretti, i residenti hanno dovuto fare i conti con 70 islamici a sera durante il Ramadan. Mentre in via Zambelli il luogo prescelto è un magazzino a ridosso della ferrovia. «Basta tollerare in nome del rispetto. Ne va anche della nostra sicurezza», attacca Andrea Pellegrini, assessore alla Sicurezza di Zona.

Spostandoci più a sud, però, la situazione non cambia. Anzi. Nel magazzino di un condominio di via Faà di Bruno sono almeno 200/300 i fedeli di Allah che ogni venerdì arrivano per pregare. Stesso discorso per via Maderna, dove a inizio luglio è nata anche la Costituente islamica, il movimento politico dei musulmani italiani. «Non c’ è alcuna esigenza, per la città e i milanesi, di avere nuove moschee. Prima vanno chiuse quelle abusive», commenta Paolo Bassi (Lega), presidente del Municipio 4. Dal Pirellone, protesta l’ assessore alla Sicurezza, Simona Bordonali: «Non possiamo più tollerare che gli islamici facciano sorgere pseudo centri culturali dappertutto, senza che siano previsti nel piano urbanistico».

di Massimo Sanvito

http://www.liberoquotidiano.it/news/milano/13232422/comune-milano-pd-moschee-abusive-aperte-minareto-quartiere-.html

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