Sequestrati i documenti sui computer di due giornalisti: avevano scritto sui conti correnti dei servizi segreti presso la BPVi

Filed under: Giustizia |
di I.D.

Due fatti hanno riportato l’attenzione sul diritto d’informazione e sulla necessità di tutela delle fonti del giornalista. Il 17 di questo mese la Guardia di Finanza, su disposizione del procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone ha acquisito i documenti del computer del giornalista del Sole 24 Ore Nicola Borzi che, in mattinata, sul suo giornale aveva pubblicato un articolo sui movimenti dei conti correnti dei Servizi segreti presso la Banca Popolare di Vicenza.

Nella serata dello stesso giorno poi – a Roma – ha subito la stessa sorte Francesco Bonazzi, de La Verità. Bonazzi aveva scritto sullo stesso argomento. Se l’è cavata – come riporta il Fatto Quotidiano – consegnando ai finanzieri una chiavetta con i documenti richiesti e sottoponendosi a un lungo interrogatorio da testimone non indagato.

Più drastico il caso di Borzi. Per la procura chi ha fornito sull’argomento i documenti al giornalista – non indagato ma solo testimone – avrebbe violato il segreto di Stato. Un’accusa che può costare fino a dieci anni di carcere. Anche Borzi avrebbe consegnato i documenti richiesti in una chiavetta, ma gli uomini della Finanza, per maggior sicurezza, avrebbero  smontato il disco rigido del suo computer sequestrandogli tutto il suo archivio, le sue email, insomma tutti gli strumenti di lavoro.

Si tratta di vicende che ripropongono la riflessione sulla necessità di garantire il segreto professionale dei giornalisti che viene in questo modo gravemente messo in discussione. Ormai – scrive Giorgio Meletti sul Fatto – “basta il semplice sospetto di una minima violazione di segreto d’ ufficio e scatta la perquisizione per scoprire le fonti di chi ha pubblicato la notizia. È una pratica più volte censurata dalla Cassazione e ancor più energicamente condannata da norme e sentenze europee. Eppure accade sempre più spesso”.

Proteste sono arrivate dalla Federazione Nazionale della Stampa e da Assostampa per le quali “è stato violato il segreto professionale, cardine del lavoro giornalistico, in contrasto con la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo”, ribadendo la posizione espressa dal Cdr che parla di “fatto grave”.

Federazione nazionale della Stampa e l’Associazione Lombarda dei giornalisti condividono in pieno il comunicato del Comitato di Redazione del Sole 24 Ore e precisano: “Non è ammissibile che venga violato in questo modo … il vincolo del segreto professionale che tutela la riservatezza delle fonti, cardine del lavoro giornalistico. La tutela delle fonti e dei diritti dei giornalisti coincidono, è bene non dimenticarlo, con il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati”. Fnsi e Alg commentano così, dopo la denuncia del Cdr, quanto accaduto a Milano e Roma, nelle sedi del quotidiano di Confindustria.

I fatti in discussione assumono rilevanza sotto molti profili. “Il fenomeno si traduce, al di là della buona fede dei singoli magistrati, in una pressione per tutti i giornalisti […] – fa presente per esempio Meletti”. Pone interrogativi sulla libertà di stampa nel suo complesso. Semina domande sui diritti da tutelare per chi svolge la professione giornalistica. Anche perché Nicola Borzi, per esempio, teme che il suo lavoro per far emergere la verità su certi argomenti lo abbia esposto a conseguenze pesanti e preoccupanti. “Il mio telefono è sotto controllo – scrive su Facebook – . I miei post su Fb sono filtrati e appaiono a distanza di minuti. La mia carta di credito privata venerdì sera è stata disattivata e riattivata solo sabato mattina (avranno temuto che scappassi: ma per andare dove?). Ho l’impressione che “qualcuno” abbia visitato casa mia. Il mio archivio digitale di 15 anni di lavoro mi è stato sequestrato. Tutto quanto, non solo quello che serviva alle indagini. Eppure io non ho commesso reati: non sono indagato ma testimone. È corretto, è giusto tutto ciò?”.

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/borzi-bonazzi-sequestro-dati-computer-proteste-fnsi-assostampa/

Share This Post

DiggGoogleTechnoratiYahooBloggerMyspaceRSS

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *