Soros è convinto che Google e Facebook abbiano i giorni contati

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George Soros ha sferrato un attacco diretto e forse senza precedenti a Facebook e Google durante il World Economic Forum di Davos. L’investitore ungherese, patrimonio da 8 miliardi di dollari secondo Forbes, ha detto che le dimensioni raggiunte dei big della tecnologia e il loro comportamento “monopolistico” li hanno resi una concreta “minaccia” per la società, danneggiando la democrazia e schiavizzando la mente delle persone, in quanto sarebbero in grado di minacciare alla loro “libertà di pensiero”. Fino a spingersi ad una previsione: i loro giorni sono contati, che potrebbe sembrare paradossale, ma segue una logica precisa e che comincia a diventare un argomento piuttosto diffuso.

Durante il suo intervento giovedì sera a Davos, in Svizzera, il magnate ungherese ha detto che

“queste società e i social media influenzano il modo in cui le persone pensano e si comportano, ben al di là di quanto ne siano consapevoli”, aggiungendo inoltre che questi business hanno “conseguenze negative di larga portata sul funzionamento delle democrazia, in particolare sulla sicurezza e la libertà delle elezioni”.

“Il rischio è che contribuiscano all’ascesa dei nazionalismi”

Ma nel suo discorso Soros si è spinto oltre, paventando scenari distopici: “Potrebbe esserci un’alleanza le nuove ambizioni nazionalistiche [degli stati] e questi grandi monopoli tecnologici, ricchi di dati che potrebbero creare struemnti di sorveglianza che farebbero comodo ad alcuni”, ha affermato. “Potremmo essere vicini ad una una rete di controllo totalitario, di cui nemmeno Aldous Huxley e George Orwell avrebbero potuto immaginare”, ha aggiunto il magnate.

Che in conclusione del suo intervento ha anche tracciato delle correlazioni tra la crescita del business delle società tecnologiche e l’aumento della disuguaglianza tra la popolazione, sostenendo che i profitti di Facebook e Google sono “frutto di una strategia deliberata per evitare responsabilità dei contenuti che vengono pubblicizzati”.

“Facebook e Google schiave del loro monopolio, ma la musica sta per cambiare”

L’unica nota positiva, per Soros, è che la musica sta per cambiare: “I proprietari dei giganti della piattaforma si considerano i padroni dell’universo, ma in realtà sono schiavi della necessità di dover mantenere la loro posizione predominante“, ha affermato.

“È solo una questione di tempo prima che si rompa il dominio globale dei monopoli statunitensi sulle tecnologie dell’informazione. Davos è un buon posto secondo me per fare un annuncio: i loro giorni sono contati, la regolamentazione e la tassazione saranno la loro rovina, e il Commissario europeo per la concorrenza (Margrethe Vestager, ndr) sarà la loro nemesi”.

La tesi non è del tutto nuova, e al di là delle autentiche motivazioni di Soros, su cui molto si potrebbe discutere, resta un fatto: Vestager si è fatta promotrice di una battaglia verso i big della Silicon Valley, imponendo multe a Google (1,3 miliardi), spingendo Apple a pagare le tasse in Europa senza aggirare il fisco con il sistema del “doppio panino olandese”. L’Europa, che rappresenta un mercato importantissimo per le tech company, può giocare un ruolo determinante nel deciderne le sorti. Fisco, trattamento dei dati personali degli utenti, ecommerce, sono i temi principali della discussione.

E con l’Europa decisa a non accettare più passivamente le ondate tecnologiche che arrivano dagli Usa, con la Francia e la Germania che stanno costruendo ecosistemi innovativi in grado di produrre aziende capaci di competere anche con la Silicon Valley e raccogliere miliardi di investiment, con la Cina, che a Facebook, Google e co. tiene le porte chiuse, preferendo crearsi delle proprie internet company (e riuscendoci con assoluto successo), qualcosa in effetti potrebbe cambiare nei prossimi anni.

@arcangeloroc
https://www.agi.it/economia/facebook_google_soros_davos-3415295/news/2018-01-26/

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