Boldrini e la scusa dell’antifascismo per censurare gli avversari

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Bloccare i neofascisti? 4 risposte alla Boldrini

di Nicola Porro

La terza carica dello Stato e cioè Laura Boldrini, ha detto che i movimenti neofascisti vanno sciolti.

E su questo è difficile contestare la Boldrini.

Il fascismo inteso come movimento autoritario, che nega la democrazia, e soprattutto la libertà di dissentire, senza neanche immaginare le sue questioni razziali, beh insomma non è accettabile da un liberale.

E soprattutto non è accettato dalle nostre leggi e dalla Costituzione. Che però si è dimenticata di fare altrettanto con il movimento comunista, altrettanto illiberale e storicamente brutale. Ma questo è un altro discorso. E dunque tutto bene?

Mica tanto. Ecco perché.

1) L’antifascismo? propaganda

Laura Boldrini si accorge solo in campagna elettorale del neofascismo? A chi obietta che tutto nasce dal caso Traini a Macerata, si può facilmente controbattere che scocciati nazi fascisti hanno preso le armi prima di lui, ahime, e nella medesima legislatura boldriniana.

È più facile invece ritenere che sia, quello dell’antifascismo, un buon mezzo per polarizzare, parlare alle corde e alla pancia di un’Italia antifascista per raggranellare qualche voto. Legittimo, ma meno nobile di quanto si spacci.

2) Violenza? Si guardi pure a sinistra

L’obiezione più banale, ma non per questo meno efficace, è che i movimenti oggi più pericolosi non sono certo quelli neofascisti. L’autoritarismo è molto più vicino alla Boldrini di quanto lei immagini.

Dai movimenti no global, che distrussero Milano in occasione dell’Expo e applauditi da Fedez, ai No Tav, che incendiamo mezzi e minacciano forze dell’ordine, per finire ai No Tap, che hanno reso l’approdo di un tubo nel Salento una questione militare.

Ci sono in Italia alcune migliaia di giovani e meno giovani che si ritrovano in ogni piazza e contestazione, con il solo fine di menare le mani. Possibilmente insultando e picchiando forze dell’ordine. Ecco dove indirizzarsi, se si ha questa voglia di “sciogliere qualcosa”.

3) Due pesi, due misure

Parliamoci chiaro. Come si può pretendere di chiudere CasaPound e tollerare i venti anni anticapitalisti e gruppettari di Askatusuna (per citare solo un caso).

L’uno si tiene con l’altro. Con una differenza: che i primi sembrano molti meno violenti dei secondi. Non c’è scontro di piazza, si veda l’ultimo caso in cui in poliziotto è stato vigliaccamente picchiato mentre era a terra, in cui un esponente di un centro sociale non sia coinvolto.

Nessuno si sconvolge se un sindaco come De Magistris, o i sindaci di Roma, Milano, Bologna, coinvolgono questi centri sociali nell’attività amministrativa e politica della città. Cosa succederebbe se avvenisse con Casa Pound?

4) La censura dell’avversario

Un liberale guarda con molta paura ad ogni tentativo di limitare il free speech (sia esso di destra che di sinistra, sia fascista sia comunista). Il free speech non può tradursi in violenza (di piazza), ma è l’essenza di una democrazia liberale.

Le idee più sbagliate (ma per chi? E chi lo stabilisce?), più odiose, più irritanti devono avere un diritto di tribuna, non si possono “sciogliere” in una dichiarazione buona per qualche applauso da parte dei propri fan. 

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