Juncker: “Tra Usa e Ue è in atto una crisi diplomatica”

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Tra gli Usa e Unione Europea è già in atto “una crisi diplomatica”, dopo la decisione “inutile” del presidente Donald Trump di ritirare gli Usa dall’accordo con l’Iran sull’energia nucleare, o Jcpoa. Lo ha constatato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, intervenendo nel Parlamento regionale fiammingo, a Bruxelles.

Rispondendo agli interventi di alcuni deputati, Juncker ha detto: “Mi avete incitato a provocare una crisi diplomatica tra gli Usa e l’Europa: una provocazione inutile, perché la crisi c’è già”. Dopo aver detto che non spetta alla Commissione commentare, dato che lo ha già fatto l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri Federica Mogherini, che “si è espressa venti minuti dopo il discorso infelice di Trump”, Juncker ha aggiunto che, “visto che mi avete chiesto di dire una parola, mi riferirò a quello che ha detto madame Mogherini, che è responsabile del dossier”.

“Mi rammarico profondamente per la decisione del presidente Trump, che è inutile, non serve alla causa della pace e non avrebbe dovuto essere presa nel modo in cui è stata presa”, ha concluso Juncker.

“Noi esorteremo i nostri partner, li persuaderemo, li inciteremo, siamo fiduciosi nel fatto che arriveremo al punto in cui ridurranno i loro investimenti in Iran”. Dopo i toni minacciosi di Trump, i dettagli tecnici del dipartimento del Tesoro che ha spiegato che verrà data una ‘window’ di 90-180 giorni per uscire dagli accordi esistenti senza incorrere nelle redivive sanzioni, la diplomazia Usa cerca di minimizzare la possibilità di un nuovo scontro con gli alleati per, un altro, strappo del presidente.

“Capisco che non siamo d’accordo al 100 per cento, ma siamo stretti alleati e siamo d’accordo sulle minacce costituite dall’Iran, troveremo un modo di andare avanti”, ha affermato Andrew Peek, vice assistente segretario dell’ufficio Medio Oriente del dipartimento d Stato, durante una conference call da Washington, rispondendo alle domande dei giornalisti europei che gli ricordavano l’unanime coro di critiche in Europa alla mossa di Trump e gli chiedevano del rischio che questa possa avviare la guerra commerciale, finora scampata sul fronte dei dazi.

“Sarà veramente un processo”, aggiunge, affermando che i contatti con gli europei sono in corso e continueranno per “incoraggiarli, insieme agli altri Paesi” ad unirsi alle misure di Washington che “pensiamo siano necessarie di fronte alle minacce costituite dall’Iran”.

Riguardo poi alle sanzioni secondarie, a cui potranno andare incontro imprese e società europee che continueranno dopo la fine del periodo di transizione a fare affari con Teheran, Peek afferma che “non è una situazione inusuale per noi, abbiamo avuto sanzioni secondarie sin dalla fine degli anni ’90”.

Il sottosegretario insiste più volte, rispondendo alle diverse domande, sul trittico di azioni – “incoraggiare, persuadere, incitare” – con cui gestire quelli che definisce “disaccordi di tattica diplomatica” su come affrontare comuni preoccupazioni sull’efficacia dell’accordo nucleare per rispondere alle minacce, non solo nucleari, dell’Iran.

“In passato gli europei sono stati disponibili a ridurre gli investimenti nei settori critici dell’economia iraniana, mi aspetto francamente che sarà il caso anche ora”, conclude con ostentato ottimismo, evitando di rispondere alle domande su quale sarà la risposta di Washington ad un eventuale atteggiamento diverso.

A parte le sanzioni secondarie – quelle imposte a ‘non-U.S. persons’ molto prima che Trump diventasse presidente e che erano state sospese con il Joint Comprehensive Plan of Action – il sottosegretario ha difeso e giustificato lo strappo di Trump una volta stabilito che i problemi dell’accordo erano “insormontabili”. E nella convinzione che se verrà imposta “sufficiente pressione politica ed economica con i nostri alleati” sull’Iran si potrà ottenere “un accordo più complessivo” che garantisca in Medio Oriente “più stabile”.

E a chi gli chiede se la mossa di Trump punti ad un “regime change”, Peek risponde di no: “Stiamo cercando di ottenere un cambiamento di comportamento del regime”. Altrettanto perentoria la risposta a chi sostiene che in realtà siano gli Stati Uniti a violare l’accordo, non Teheran come sostiene Trump: “Noi ci ritiriamo, non violiamo l’accordo, siamo in costante comunicazione con gli alleati europei che sono preoccupati come noi per le minacce, non solo sul nucleare, dell’Iran e lavoreremo con loro per avere un accordo più complessivo”.

ADNKRONOS

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