[...] Per l’Arabia Saudita non è il primo stato d’allerta. Sulle ali dell’entusiasmo i Fratelli musulmani entrarono in azione già nel febbraio del 2011 per emulare le iniziative in atto in Egitto e Tunisia. I moti rivoluzionari vennero sedati nel sangue e “silenziati” con il solito sistema della censura. Questa volta invece pare che la situazione stia scappando di mano. Re Abdallah è preoccupato sia per le vicende interne, ma anche per il braccio di ferro tra Israele e Iran. Un attacco preventivo di Tel Aviv contro le installazioni nucleari di Teheran potrebbe portare l’Arabia Saudita a trovarsi, soprattutto geograficamente, nel bel mezzo di un conflitto devastante. Che cosa chiedono i Fratelli musulmani?
Chiedono al monarca di mettere mano alla Costituzione. La richiesta di islamizzare un paese interamente permeato dal wahabismo è ovviamente impensabile, ma di trasformare la monarchia da assoluta in costituzionale è qualcosa in più di un sogno nel cassetto. La partecipazione al processo politico del paese è consentita soltanto al re a alla sua famiglia. Gli Al Saud si consultano tra loro e prendono in esame eventuali proposte solo dal consiglio degli ulema, sceicchi tribali e membri della grande famiglia commerciale. Solo il 5% della popolazione ha quindi voce in capitolo. Da qui nasce il desiderio rivoluzionario dei Fratelli musulmani che vorrebbero essere rappresentati in sede parlamentare.
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