EURO – Il funerale è soltanto rimandato

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Mettiamo subito in chiaro che nessun “governante”, nessun “economista”, nessun tecnocrate o professore è in grado di prevedere cosa potrebbe accadere in caso di uscita dall’euro. Le variabili sono tante quante le loro stesse meningi, con l’onnipresente imponderabile in più.

Quelle dei Rehn e degli Schauble, dei Monti e dei Draghi, degli Hollande e dei Barroso sono soltanto mere ipotesi, per di più viziate da un palese catastrofismo opportunista. Il loro unico scopo è quello di evitare un effetto domino quasi scontato (ad un Paese in uscita se ne aggiungerebbe un altro e poi un altro ancora…) che metterebbe a serio repentaglio sia il sistema strozzinesco di usura sui debiti pubblici nazionali, e sia, soprattutto, le loro poltrone dorate – e pagate dai contribuenti europei – ai vertici di quel mostro sperpera-ricchezze e massacratore delle identità nazionali chiamato Unione europea.

Tra costoro va di scena, in forma ormai parossistica, il copione della “strenua difesa dell’euro”, del “patto di ferro” per mantenere in piedi il “pinnacolo” di carta straccia emesso a debito dalla banca privata europea Bce.

Se dovessimo guardare a cronache recenti, nel 1992 – in seguito alla svalutazione della lira e alla sua fuoriuscita dal “sistema”: un crack provocato dalle speculazioni del “filantropo Soros, amico di Prodi – in Italia calò addirittura l’inflazione: dal 5% al 4% .
D’altra parte non è affatto improbabile che, dopo un primo attimo di sbandamento, l’Italia con una moneta nuova “svalutata”, non possa recuperare la sua rete produttiva ex ante (verso il mediterraneo e verso i Paesi storici clienti dell’Occidente e dell’America latina) restituendo forza all’export. E senza escludere un rientro razionale dei capitali veri fuggiti via ai primi sintomi della crisi indotta dall’usura all’economia nazionale.
Noi, che non siamo “scienziati” dell’economia, ma che pretendiamo di possedere un certo minimo buon senso, ci adeguiamo al metodo semplice-semplice dei “conti del droghiere sotto casa” e facciamo nostra una domanda suggerita da Johnny Doe e da Paolo Tinti che gira in queste ore su varie reti sociali internet.
Dicono i due, sull’opportunità e convenienza, in soldoni, di uscire dall’euro: quanto ci é costato, quanto ci costa e quanto ci costerà in futuro permanere in questo baraccone traballante europeo?
Sicuramente, molto di più che uscirne. E’ elementare.

Ma offrono poi anche una spiegazione sul perché tecnocrati e governanti e banchieri lanciano i loro alti catastrofici allarmi sull’uscita dalla moneta unica: costoro non segherebbero mai il ramo su cui stanno comodamente seduti, non ne vogliono certo scendere.
Cosa sta accadendo, dunque, nella colonia Europa? La troika dell’usura Fmi-Ue-Bce intende soltanto guadagnare tempo, distribuendo terapie sanguisughe a popoli costretti a una lunga agonia. Verrà così consolidata una sorta di “mezzogiornificazione” degli Stati periferici europei, Italia naturalmente più che inclusa.
Con il risultato finale di vedere a un certo punto comunque implodere l’attuale zona euro.

di: Lorenzo Moore

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=16361

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